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Sondaggio: TFR in busta paga, cosa faranno i lavoratori?

TFR in busta paga sondaggio

Il sondaggio di Confesercenti rileva come solo il 18% degli intervistati chiederebbe l’anticipazione del TFR in busta paga.

Dal momento in cui, a metà ottobre, è passato il disegno di legge di stabilità, si è assistito a un rincorrersi di sondaggi che hanno fatto emergere come sulla proposta del TFR in busta paga il Paese sia spaccato: la nuova generazione contro i prossimi alla pensione, i lavoratori dipendenti contro le imprese.

Dal sondaggio di Confesercenti in collaborazione con Swg, svolto sui dipendenti privati e sugli imprenditori, è emerso un quadro piuttosto chiaro che vede scegliere l’anticipazione del TFR in busta paga dal 18% degli intervistati contro una netta maggioranza del 67% che prevede invece di accumularlo nel tempo fino alla fine del rapporto di lavoro. A questi poi si aggiungono gli indecisi, il 15%.

Argomento spinoso quello del TFR in busta paga, che divide e che fa emergere la debolezza dell’economia nostrana, perché a guardar bene, tale provvedimento, difficilmente apporterà benefici sostanziosi.

Vediamo ora quanti propendono per l’anticipazione e quanti invece, per lo status quo.

I favorevoli

Tra i favorevoli al TFR in busta paga, causa periodo di forte incertezza, la maggioranza è di età compresa tra i 35 e i 44 anni (il 21%), seguiti dai giovani fra i 18 ed i 24 (il 19%).

Il 44% è ancora indeciso su come utilizzare la liquidità in eccesso mentre il 17% pensa di investirla in forme di risparmio alternative. Ma ci sono anche quelli che la utilizzerebbero per arrivare a fine mese e saldare pagamenti e debiti pregressi: il 36% se si considera la fascia di età compresa tra i 18 e i 24 anni.

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I contrari

Tra coloro che intendono lasciare il TFR in azienda, come prevedibile, le persone più vicine al pensionamento, ossia quella di età compresa tra i 55 e i 64 anni (il 72%).

A questi si aggiungono le preoccupazioni dei datori di lavoro.

Il «64% degli imprenditori teme che, se tutti o la maggior parte dei dipendenti scegliessero di avere il TFR su base mensile, l’impresa avrebbe difficoltà con la liquidità disponibile, a fronte di un 36% che, invece, non avrebbe problemi. Gli ostacoli sembrano nascere dagli impedimenti che le imprese incontrano nell’ottenere prestiti e finanziamenti dal canale bancario, segnalati dal 66% degli imprenditori».

Gli effetti del TFR in busta paga

Secondo l’Ufficio Economico Confesercenti, se lo scenario nel 2015 dovesse coincidere con quanto rilavato dal sondaggio, tale provvedimento avrà un effetto espansivo contenuto, con un incremento, a fine 2015, di 380 milioni, pari allo 0,1% dei consumi commercializzati.

Inoltre, se contrariamente alle previsioni del governo il numero di persone che opteranno per il TFR in busta paga dovesse rimanere ridotto, i primi a risentirne sarebbero i conti pubblici. Il TFR in busta paga è sottoposto a tassazione ordinaria, mentre la liquidazione al termine del rapporto di lavoro gode di tassazione ridotta. Quindi, in un contesto del genere, il gettito Irpef generato dalla maggiore tassazione sarebbe solo di 1 miliardo, circa 1,5 miliardi in meno di quanto stimato nelle relazioni della legge di stabilità.

 La libertà di scegliere come investire i risparmi.

Ad ogni modo, a prescindere dai pro e i contro, sicuramente avere il TFR in busta paga rappresenterebbe per i lavoratori la libertà di scelta, la possibilità di decidere cosa fare dei propri soldi. Oggi l’unica alternativa per chi non vuole lasciare il TFR in azienda è quella di investirli in un fondo pensione, a discapito di altre forme di investimento alle quali magari si vorrebbe avere accesso. La scelta del TFR in busta paga potrebbe lasciare liberi di gestire i propri risparmi, scegliendo eventualmente la soluzione d’investimento più consona, e non quella “obbligata”.

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