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L’onda del rinnovamento sta arrivando

L’industria del Risparmio Gestito si trova in un momento critico a causa della crescente minaccia da parte dei robo advisor.

Un recente rapporto di Deloitte (Robo-Advisors: capitalizing on a growing opportunity) sottolinea come la nuova generazione di società di gestione patrimoniale abbia iniziato a rosicchiare sempre più quote di mercato ai grandi operatori negli Stati Uniti, offrendo ai propri clienti consulenza attraverso interfacce digitali a costi molto bassi.

Secondo il rapporto, il patrimonio gestito dai top 11 robo advisor a stelle e strisce ha raggiunto i 19 Miliardi di dollari a fine 2014, cifra che corrisponde a un aumento del 65% rispetto al 2013. Un valore certamente importante in termini assoluti ma, evidentemente, solo una briciola se confrontato con gli oltre 25mila miliardi dollari di asset investiti negli Stati Uniti. Deloitte però sottolinea come questa situazione sia destinata a cambiare dal momento che anche le grandi società di gestione patrimoniale, tra cui Charles Schwab e Vanguard, sono ormai della partita e stanno investendo molto sui loro prodotti digitali andando a definire un trend che deve suonare come un campanello d’allarme anche per i gestori del Vecchio Continente.

Le maggiori spinte al cambiamento

Il rapporto evidenzia i cinque fattori che stanno caratterizzando l’avanzata dei robo advisor sui gestori tradizionali.

1, Costi

Le fee significativamente più basse rispetto ai costi di gestione tradizionali hanno ampliato il mercato della consulenza finanziaria a una grossa fetta di risparmiatori fino a ora esclusi dalla partita.

2, La nuova generazione

I robo advisor hanno le caratteristiche ricercate dalle nuove generazioni (alla ricerca di maggiore controllo, sempre e ovunque, digitalmente esperti ecc.).

Inoltre, la nuova consulenza sta influenzando in maniera così radicale l’approccio ai servizi di consulenza finanziaria anche da parte dei baby boomers da mettere in crisi i modelli di business basati sulla distribuzione tradizionale e caratterizzati da alti costi.

3, Personalizzazione

Alcune società stanno investendo molto sull’analisi dei dati per costruire algoritmi sempre più complessi e capaci di ampliare la varietà della consulenza fornita (al di là del portafoglio diversificato). In altre parole, un robo advisor può, nel tempo, fornire un servizio sempre più su misura.

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4, Modelli ibridi

Molte aziende tradizionali, attive da anni nella gestione patrimoniale, sono già al lavoro per incorporare funzionalità di robo advisor nell’ambito delle offerte di consulenza esistenti così da creare modelli ibridi (quantitativi e qualitativi) che possano contribuire ad aumentare il valore per i clienti.

5, Barriere all’ingresso

La tecnologia ha abbassato le barriere all’ingresso per le nuove imprese che vogliano entrare nel mercato della gestione patrimoniale così da portare nuovi livelli di concorrenza e stimolare l’innovazione per l’industria.

È chiaro che queste minacce possano influenzare maggiormente le società che servano una clientela di massa piuttosto che quelle che si focalizzano su un cliente più selezionato, che ha un insieme di esigenze di pianificazione finanziaria più complesso.

Deloitte ritiene che i gestori tradizionali abbiano alcune possibilità per affrontare questa sfida:

  • Siglare una partnership con un robo-advisor consentirebbe alle imprese tradizionali di reagire rapidamente, garantendo una riduzione dei costi senza comportare grossi cambiamenti organizzativi.
  • Sviluppare soluzioni in-house sia per i clienti esistenti che per potenziali nuovi investitori così da promuovere una alternativa a basso costo ai servizi di consulenza tradizionali.
  • Acquisire un robo-advisor andando a identificare il candidato ideale sulla base dei clienti, delle opportunità di ulteriore crescita, delle capacità tecnologiche e le potenzialità di integrazione con la propria organizzazione.

In ultima analisi, Deloitte prevede che l’automazione dei servizi di consulenza diventerà senza dubbio lo standard per la massa dei clienti e che quello che abbiamo visto fino ad ora (principalmente negli USA e in parte di Europa) sia solo la punta dell’iceberg.

I big data e le capacità di analisi avanzate hanno il potenziale per ampliare drasticamente la portata della consulenza automatizzata, andando a investire nuovi settori con un raggio della consulenza sempre più ampio e per un segmento della popolazione sempre più largo.

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