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Inflazione: sta arrivando la normalizzazione?

Inflazione verso la normalizzazione? Ci sono segnali sia dal lato dell’offerta sia dalla domanda che fanno pensare come potrebbe essere vicina l’inversione di tendenza che potrebbe portare verso un rallentamento dell’inflazione. Le banche centrali stanno continuando (e continueranno) ad aumentare i tassi (secondo le aspettative del mercato), anche se le economie dei mercati sviluppati inizieranno a rallentare. Questo ovviamente fa aumentare la probabilità di una recessione nei prossimi 12-18 mesi, ma il messaggio, che è passato dal presidente della Fed, Powell, sembra essere che questo scenario “è un prezzo che vale la pena pagare per ridurre l’inflazione”. E dunque noi ci aspettiamo di vedere, nonostante tutti i rischi dal lato dell’offerta (guerra in Ucraina, ecc.), un rallentamento dell’inflazione nei prossimi mesi.

L’inflazione rallenta: i segnali

L’inflazione, nei prossimi, mesi potrebbe dunque iniziare a diminuire ma come mai? Quali sono i fattori che ci spingono a dire ciò?

  • Afflusso di denaro in diminuzione: come detto più volte, durante la pandemia le varie Banche Centrali avevano immesso nel sistema una quantità di denaro senza precedente. Adesso queste stanno iniziando piano piano a diminuire gli interventi, anche perché i vari governi nazionali stanno concedendo sempre meno aiuti ai cittadini e alle imprese, rispetto al periodo Covid.

  • Migliorano le catene di approvvigionamento: la questione delle catene di approvvigionamento è stato un mantra per tutto il periodo della pandemia e anche nell’era delle varie varianti. Uno dei motivi del blocco, nel 2022, è stata proprio la Cina e la sua politica zero Covid che, bloccando alcuni dei principali porti del Paese, ha indebolito anche il commercio internazionale. Adesso si iniziano però a vedere dei piccoli segnali di miglioramento. Nel grafico si possono osservare le tariffe per il trasporto di container. Queste sono ancora alte, ma stanno iniziando a scendere.

  • La domanda si indebolisce: altro fattore che sta contribuendo all’inflazione è l’eccesso di domanda a cui le imprese non riescono a far fronte con altrettanta offerta. Bene, attualmente stiamo assistendo ad un indebolimento dal lato della domanda. In uno dei paesi dove la dinamica di inflazione è più matura come il Regno Unito, per esempio, si può osservare un vero e proprio calo delle vendite al dettaglio se si confrontano i dati con l’anno scorso.

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  • L’Ism Manifatturiero Usa: l’Ism Report on Business, è un rapporto di ricerca a livello nazionale redatto mensilmente, sull’andamento del settore manifatturiero negli Stati Uniti. L’indice sull’occupazione dell’indagine Ism Manufacturing ha iniziato a mostrare una certa debolezza, come si può vedere dal grafico.

  • Materie prime: e infine sul lato delle materie prime (dove si sono registrati i primi aumenti consistenti di prezzo), abbiamo iniziato a vedere alcuni segnali di debolezza, anche se da livelli elevati. Il grafico sottostante mostra il petrolio, i metalli industriali e le materie prime agricole.

Previsione Bce sull’inflazione

Le proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro, formulate a giugno 2022 dagli esperti dell’Eurosistema, segnalano un’inflazione che dovrebbe attestarsi attorno all’8 % nel 2022, per poi ridursi al 3,5 % nel 2023 e al 2,1% nel 2024.
Stando alle previsioni della Bce, alla fine del periodo considerato l’inflazione complessiva dovrebbe collocarsi lievemente al di sopra dell’obiettivo del Consiglio direttivo (2%). Livelli superiori rispetto alle proiezioni di marzo sono previsti anche per l’inflazione al netto dei beni energetici e alimentari, che si porterebbe in media al 3,3% nel 2022, al 2,8% nel 2023 e al 2,3% nel 2024.

L’ultimo bollettino della Bce precisa, inoltre, come l’ingiustificata aggressione della Russia all’Ucraina continua a gravare sull’economia in Europa e oltre i suoi confini. Si ripercuote sul commercio, causando carenze di materiali e contribuisce alle quotazioni elevate dell’energia e delle materie prime. Questi fattori continueranno a pesare sulla fiducia e a frenare la crescita, specialmente nel breve periodo. Una volta venute meno le attuali circostanze negative, l’attività economica dovrebbe tornare a segnare un aumento, spiega la Bce. Questo scenario trova sostanzialmente riscontro nelle proiezioni degli esperti dell’Eurosistema, che anticipano una crescita annua del Pil in termini reali del 2,8% nel 2022 e del 2,1% nel 2023 e nel 2024. Rispetto alle proiezioni di marzo, le prospettive sono state riviste significativamente al ribasso per il 2022 e il 2023, mentre per il 2024 sono state corrette al rialzo.

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