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Educazione finanziaria: i tedeschi sono i più preparati

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Uno studio sulle conoscenze base in materia finanziaria fa emergere il sostanziale analfabetismo degli otto Paesi presi in esame.

Ancora più che in passato, data la forte instabilità degli ultimi anni, si è avvertito il bisogno di saper gestire i propri risparmi in maniera oculata, preservandone il valore nel tempo e cercando di trarne guadagno attraverso svariate tipologie di investimento. Ma spesso, nonostante gli sforzi, risulta difficile capire il mondo finanziario, tanto più ricavarsi uno spazio al suo interno come piccoli investitori.

La scarsa educazione finanziaria, sulla quale negli ultimi anni si sono accesi i riflettori, rappresenta per molti ancora oggi un ostacolo e una potenziale minaccia per i propri risparmi.

Al riguardo, tra i vari studi di ricerca sul livello di alfabetizzazione finanziaria, risulta di particolare interesse il Financial Literacy Around the World, lo studio svolto da Anna Maria Lusuardi (professore al The George Washington University School e direttrice del Global Financial Literacy Excellence Center) in collaborazione con il FINRA, Investor Education Foundation.

Per misurare i livelli di alfabetizzazione finanziaria si è ricorso a un set di 3 domande inizialmente diffuso negli Stati Uniti poi esteso a un campione più ampio di intervistati provenienti da altre sette nazioni (Russia, Germania, Svezia, Italia, Olanda, Giappone, Nuova Zelanda).
Il questionario, basato sua una serie di concetti di base, aveva lo scopo di indagare su fattori basilari, ma determinanti per il processo decisionale finanziario, come la comprensione dei tassi di interesse, del concetto di inflazione e il significato della diversificazione del rischio.

Nonostante la semplicità della domande poste è emerso un quadro internazionale per nulla confortante.

In primo luogo, l’analfabetismo finanziario pare manifestarsi indipendentemente dal Paese o dalla sua fase economica di sviluppo.

Negli Stati Uniti, solo il 30% delle intervistati è in grado di rispondere correttamente a tutte e tre le domande e risultati simili si registrano tanto in Paesi con mercati finanziari già sviluppati (Germania, Paesi Bassi, Svezia, Italia, Giappone e Nuova Zelanda) quanto in altri, come la Russia, soggetti a rapidi cambiamenti.

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In secondo luogo, è emersa una correlazione tra la conoscenza dell’inflazione e le esperienze individuali. Ad esempio, gli italiani si dimostravano più preparati al riguardo rispetto ai giapponesi che, per contro, avevano maggiore confidenza col tema della deflazione.

Infine, il concetto di diversificazione del rischio, si è dimostrato il più difficile per tutti, senza particolari differenziazioni tra i Paesi: il 34% degli intervistati negli USA, il 32 % in Germania e il 33% nei Paesi Bassi non conosce la diversificazione del rischio, e il dato si fa ancora più evidente per la Russia (dove gli individui sono stati poco esposti ai mercati azionari). Sul fronte opposto la Svezia, che dimostra di essere la più prepara al riguardo, data la vasta privatizzazione del suo sistema di sicurezza sociale.

Ma chi sono i migliori della classe, quelli che hanno risposto correttamente a tutte e tre le domande?

Sono i tedeschi, che superano i rispondenti delle altre nazioni con il 53% di intervistati preparati in tema di finanza di base. Seguono gli olandesi col 45%, gli statunitensi col 30% e i giapponesi col 27%.

Lo studio, che ha sondato anche le differenze tra il genere maschile e quello femminile, conclude rimarcando come il forte analfabetismo finanziario riscontrato sia indice di come la conoscenza finanziaria non possa mai esser data per scontata, neppure nei Paesi con i mercati finanziari più sviluppati.

Il grado di alfabetizzazione finanziaria influenza il comportamento e, ad esempio, in tutti i Paesi presi in esame si è dimostrato correlato alla capacità di pianificazione del proprio piano pensionistico.

È evidente quindi come l’educazione finanziaria assuma un ruolo fondamentale nella vita quotidiana, mettendo al riparo sé stessi e il proprio avvenire da spiacevoli inconvenienti economici e dall’erosione dei risparmi accumulati nel tempo.

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