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Educare un figlio in Italia può costare fino a 700 mila euro

Educare un figlio richiede un notevole impegno economico, soprattutto se gli si vogliono fornire tutte le nuove competenze necessarie che andranno a facilitare il suo ingresso in un mercato del lavoro in continua evoluzione e sempre più competitivo. Secondo la nostra ricerca educare un figlio in Italia, dal nido fino all’università comporta una spesa stimata tra i 53 e i 700 mila euro.

Il mercato del lavoro richiede nuove competenze

Più di un miliardo di lavoratori dovranno aggiornare le proprie competenze entro il 2030, secondo il World Economic Forum. La buona notizia, però, è che per alleggerire lo sforzo di questo storico “reskill” di massa, potremo contare sulle competenze interpersonali che, se coltivate e sviluppate, passeranno indenni la prova del tempo. Oltre alle skills tecniche, infatti, per restare competitivi sarà sempre più utile allenare le cosiddette soft skills: tratti della personalità, competenze relazionali e sociali trasversali molto apprezzate nel mercato del lavoro, e sui banchi scuola. Da qui la necessità per le famiglie che vogliono pianificare per tempo il budget da dedicare alla formazione dei figli di stimare i costi non solo per l’istruzione e l’educazione, ma anche per attività extra.

Il successo è una questione di soft skills

Sono le competenze più trasversali a predire il successo nella vita. A dirlo è lo studio “Hard evidence on soft skills” che ha messo alla prova i famosi test di misurazione del quoziente intellettivo per chiedersi se in effetti non siano altre le competenze in grado di portare al successo, giungendo alla conclusione che le soft skills ricoprono un ruolo fondamentale nella vita lavorativa.
Se però si pensa che le hard e soft skills possano essere in contrapposizione ci si sbaglia. In alcuni casi, come evidenziato da una ricerca del 2017 pubblicata dall’Università Federico II di Napoli, che ha coinvolto in un laboratorio con focus la robotica, bambini delle scuole elementari e delle medie. Risultato: è stato stimolato l’interesse degli studenti per lo Stem, ma anche per le varie soft skills che sono state messe alla prova all’interno di un team di lavoro, come la mediazione, la negoziazione, l’individuazione dei problemi e la loro risoluzione.

Investire in formazione ai tempi delle soft skills

Le soft skills sono dunque ritenute sempre più cruciali per progredire professionalmente e sono ormai complementari alle più tradizionali competenze che si apprendono a scuola. Secondo gli esperti attività extracurricolari come lo sport, per esempio, sarebbero addirittura più importanti delle hard skills. Non a caso, sono state al centro dell’ultimo summit dal Word economic forum, che nel Future of Jobs Report ha collocato la capacità di risolvere problemi e il pensiero critico in cima alle top 10 skills dei lavoratori di domani. È a partire da queste basi che Moneyfarm ha costruito 4 percorsi formativi-tipo per calcolare l’impegno economico richiesto dall’educazione dei figli alle famiglie italiane, inevitabilmente diverse per disponibilità economica, oltre che per obiettivi e scelte personali.

L’importanza dello sport per le soft skills

Praticare sport fin dalla tenera età è diventato oggi uno strumento essenziale per sviluppare adeguate soft skills a livello socio-relazionale e cognitivo. Anche in questo caso, le spese non sono certo indifferenti, incidendo decisamente sul budget familiare. Moneyfarm ha considerato le attività sportive maggiormente praticate tra i 4 profili considerati, analizzando la fascia 3-19 anni (bambino e adolescente).

 

Quattro percorsi di investimento in educazione in 4 storie

I protagonisti di queste quattro storie sono Andrea, Francesca, Riccardo ed Erica.

 

 

Andrea, è un ragazzo milanese con una laurea magistrale in economia. Ha studiato nella sua città, restando a vivere con i genitori, per risparmiare sull’affitto. Ha frequentato scuola e università pubbliche e si dedicato anche ad attività sportive nel tempo libero. Come capo scout ha imparato ad essere un buon leader e a collaborare con gli altri. Quale spesa ha dovuto affrontare la famiglia?

 

Anche quando una famiglia ha un budget limitato da investire in attività extracurricolari, abbiamo  calcolato che si deve mettere in conto di spendere in totale intorno ai 53mila euro per un percorso educativo “Standard” che va dall’asilo nido alla materna, fino alle scuole elementari, medie e superiori pubbliche, includendo libri e materiali scolastici. Viene incluso anche un ciclo completo di 5 anni di università pubblica (considerando una retta piena e non tenendo conto dell’effetto di eventuali borse di studio o agevolazioni Isee). Tra le attività extracurricolari ci si ferma alle lezioni di inglese online (dai 6 ai 16 anni) per le competenze linguistiche di base, l’acquisto di almeno un device per le competenze digitali e attività socio-relazionali, ludiche o sportive come scout, teatro e sport individuali dai 5 ai 12 anni, sport di squadra dai 10 ai 18 come il calcio (con spesa di 750 euro l’anno) e palestra dai 18 ai 22 anni.

Francesca ha tre anni e vive in un piccolo paesino della Sicilia. I suoi genitori stanno già risparmiando per il suo futuro e hanno stimato che avranno bisogno di 60 mila euro per pagare gli studi di Francesca all’Università. Ma quanto spenderanno per darle una formazione a 360 gradi?

 

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Questo percorso riflette non solo una disponibilità economica superiore rispetto al percorso “standard” ma anche un preciso obiettivo: quello di iniziare ad indirizzare i figli verso una carriera più improntata alle discipline scientifiche. Il costo complessivo del percorso “Stem” (acronimo inglese per science, technology, engineering e mathematics) si aggira in totale sui 98mila euro e include non solo tutto il ciclo scolastico pubblico, dal nido alle scuole medie (compresi i materiali scolastici), ma anche i doposcuola pubblici dall’infanzia fino a tutte le medie. Nel costo è poi compreso anche un ciclo universitario pubblico della durata di 5 anni da fuori sede e diverse attività extracurricolari come le lezioni di inglese online (dai 6 ai 16 anni, dove i genitori dovrebbero pagare fino a 900 euro all’anno), attività socio-relazionali, ludiche o sportive come scout, un corso di musica bisettimanale (dai 6 ai 12 anni) e sport individuali quali nuoto (dai 6 ai 14 anni con una spesa di 415 euro all’anno) e tennis (dai 14 ai 20 anni, in questo caso il costo si aggira attorno ai 595 euro). Si aggiunga almeno un device e, dato l’obiettivo, un corso di informatica di base (circa 420 euro per 20 lezioni) e un corso di coding avanzato che può arrivare a costare fino a 590 euro per 20 lezioni.

Riccardo è un adolescente italiano figlio di una coppia tedesca che per lavoro ha cambiato diverse città: prima Reggio Emilia, poi Roma, poi Padova. Frequenta le scuole medie. I suoi genitori hanno già speso per la sua educazione 50 mila euro puntando a coltivare sia la conoscenza del tedesco che quella dell’inglese, oltre ovviamente all’italiano. E hanno messo a budget altri 50 mila euro per corsi di lingue, viaggi all’estero e altre attività. Hanno deciso insomma di puntare sulle soft skills.

 

Questo profilo è legato ad un’idea ben precisa relativa all’educazione dei propri figli, che trova riscontro in una disponibilità finanziaria superiore alla media dei genitori per un totale di 170mila euro. L’imprinting comincia fin dal nido e dalla scuola dell’infanzia con metodi quali il Montessori, lo Steiner o il Reggio Emilia, oppure con approccio bilingue all’interno di un contesto internazionale: in questi casi le rette annuali vanno da un minimo di 7.700 euro fino a un massimo di 14.600 euro al nido, e da un minimo di 3.600 euro fino a 15.300 euro alla materna. In entrambi i casi i picchi di spesa si toccano al nido e materna dell’istituto privato internazionale più esclusivo. Nel costo totale vengono contemplati i doposcuola, medie e superiori pubbliche, università pubblica non fuori sede (si è considerata Padova) nonché testi e cancelleria per tutti i cicli. Le attività extracurricolari qui sono ben superiori a quelle del percorso “standard”. Se per lo sviluppo delle competenze digitali e socio-relazionali le attività e i costi non differiscono molto da quelli del profilo “stem”, in questo profilo il budget da destinare è ben maggiore.

Erica è una manager di 39 anni che ha studiato a Londra. Ha potuto usufruire per la sua formazione di un piano di accumulo a cui hanno contribuito dal momento della sua nascita tutti i membri della sua famiglia allargata, a cominciare dai nonni, poi gli zii e anche un vecchio cugino. Quanto ha speso la famiglia?

La spesa stimata dal nostro studio per questo tipo di percorso educativo è di circa 700mila euro in totale. Si tratta di un percorso completamente privato e internazionale fin dal nido. A pesare più di tutto è l’educazione universitaria e post: si tratta dell’università privata nel Regno Unito (BA alla University college London) e un master alla London school of economics. Solo questi, da soli, costano intorno ai 265mila euro vitto e alloggio inclusi (che schizzano a 572mila euro se ci spostiamo negli Stati Uniti). Nel costo complessivo sono state poi considerate le attività extracurricolari decisamente più onerose che negli altri percorsi. Per sviluppare competenze linguistiche di un certo livello è stato incluso il corso al British Council (dai 5 ai 18 anni la spesa arriva fino a 1740 euro all’anno), lo studio di una seconda lingua come lo spagnolo all’Istituto Cervantes (dagli 8 ai 16 anni) e le vacanze studio (dai 6 ai 16 anni) coronate da un intero anno di studio all’estero: il tutto per un totale di 61mila euro. Pesano, sul totale del percorso, le attività socio-relazionali: un corso di musica dai 5 ai 16 anni e un’esperienza di volontariato all’estero dai 14 ai 18, nonché lo sport individuale dai 5 ai 15 anni e un personal trainer dai 15 ai 20 anni per un totale di quasi 30mila euro.

Ogni età i suoi costi

A prescindere dal percorso scelto, educare un figlio dal nido all’università costa intorno ai 130 mila euro, circa 6-7 mila euro all’anno. Volendo analizzare per fasce di età e pur mettendo da parte le attività extracurricolari, i costi della mera educazione scolastica possono oscillare considerevolmente. Lo studio Moneyfarm individua un minimo e un massimo di spesa per l’intero ciclo scolastico (sempre tenendo conto delle inevitabili differenze dei percorsi):

    • Nido 0 – 3 anni > Min 150 euro – Max 40.000 euro
    • Scuola materna 3 – 6 anni > Min 150 euro – Max 45.000 euro
    • Elementari 6 – 11 anni > Min 900 euro – Max 90.000 euro
    • Medie 11 – 14 anni > Min 1.200 euro – Max 60.000 euro
    • Superiori 14 – 19 anni > Min 2.300 euro – Max 115.000 euro
    • Università (non fuori sede)* 19 – 24 anni > Min 16.000 euro – Max 60.000 euro.

La fascia d’età in cui il costo di educare un figlio raggiunge il suo picco massimo è 14-19 anni, quando i figli frequentano la scuola superiore, considerando però un percorso interamente privato in istituti internazionali che in genere hanno costi superiori a quelli di molti atenei.

Investire nell’educazione universitaria da fuori sede. Quali sono le città più costose?

Dai 60.000 ai 571.000 euro. Questo il costo per mandare i propri figli all’università in Italia e all’estero. Ma vediamo nei dettagli i dati (da tenere presente che i costi totali comprendono anche i libri di testo, vitto, alloggio e pocket money calcolati su 10 mesi, escludendo le pause estive).

L’importanza della pianificazione finanziaria 

Educare un figlio solleva degli interrogativi importanti per i genitori, mettendoli davanti a scelte che ne determinano, almeno da un certo momento in poi, il futuro professionale. È un traguardo che dovrebbe essere programmato per tempo in modo da allocare gli investimenti giusti per contribuire al soddisfacimento delle sue aspirazioni e aiutarlo a prepararsi al mondo del lavoro nel migliore dei modi. I costi di questo lungo percorso non sono affatto da trascurare e richiedono a ciascuna famiglia di fare dei calcoli con il debito anticipo. Il consulente finanziario è un esperto di pianificazione con il quale analizzare la propria situazione patrimoniale, quantificare il valore di risparmi accumulati e investimenti in essere, l’entità di entrate e uscite più o meno ricorrenti in un determinato arco temporale, per poi definire gli obiettivi e gli strumenti finanziari più adeguati a raggiungerli.

Immaginiamo dunque di impostare un piano di investimento con una soluzione bilanciata: partendo da una somma iniziale di 5.000 euro e associandovi un piano di accumulo di 100 euro al mese, si potrebbero ottenere dopo 10 anni circa 25.000 euro (ipotizzando un rendimento lordo annuo del 6,45%). A seconda delle esigenze, la pianificazione finanziaria permette dunque di individuare la soluzione più adeguata, in termini di strumenti finanziari e di livello di rischio, per raggiungere l’obiettivo prefissato.

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