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Le donne investono meno? Non è un problema di cultura ma di salari

In occasione della “Giornata internazionale della Donna 2017” abbiamo condotto un sondaggio per capre meglio la relazione tra donne e investimenti. I risultati sono un’ulteriore conferma dell’attualità di questa ricorrenza: se molto è stato fatto per l’emancipazione femminile nel nostro Paese, tanto altri traguardi sono ancora da raggiungere.

Dalle interviste emerge infatti che le donne italiane investono meno degli uomini. La ragione di questa differenza non va ricercata nella diffidenza verso i mercati finanziari o in una minore competenza di questo campo, bensì in una più bassa disponibilità economica del genere femminile rispetto a quello maschile, risultato del dislivello salariale ancora esistente nel nostro paese.

Il gap salariale: una ferita ancora da sanare

Analizzando il dato del patrimonio investito, si può osservare una chiara difformità tra i due generi: più di un italiano su tre non possiede alcun investimento, ma la percentuale di donne che decide di non investire i propri risparmi è decisamente più alta di quella maschile – il 39% contro il 29%.

Quando interrogati sulle ragioni che li trattengono dall’investire, gli italiani affermano che il motivo determinante non sia la sfiducia nel mondo della finanza, né la scarsa conoscenza di esso: il 42% degli intervistati ha dichiarato di non guadagnare abbastanza, e il 51% ha affermato di non avere abbastanza risorse finanziarie al netto delle spese. Nessuna delle altre opzioni (“preferisco usare i miei soldi in altro modo”, “non mi fido dei consulenti”, “è troppo complicato”, “non so come investire”) è stata scelta da più del 15% del campione. È interessante notare come, seppur in maniera non molto marcata, la scarsa fiducia nei mercati o la mancanza di competenza siano indicazioni più popolari tra gli uomini che tra le donne.

Nonostante la congiuntura economica difficile, gli italiani, in particolar modo la popolazione femminile, riconoscono l’importanza di investire ma non pensano di avere le risorse necessarie per entrare sul mercato. Infatti il gap salariale tra uomo e donna è un fenomeno tuttora persistente in Italia, come dimostra anche una ricerca relativa all’anno 2016 condotta da Job Pricing, che ha quantificato questa differenza in dieci punti percentuali. In media, comparando livelli di anzianità e mansioni simili, gli italiani di sesso maschile guadagnano € 29.985, mentre le donne sono ferme a € 26.752.

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Il nostro impegno

Paolo Galvani, il nostro presidente, ha commentato i risultati: “Il nostro sondaggio rivela che le donne investono di meno non per una differenza culturale, come in molti erroneamente credono all’interno dell’industria finanziaria, basandosi su un luogo comune nocivo. La ragione è l’ingiusto dislivello salariale che ancora persiste nel nostro paese”. Il paradosso è che le lavoratrici, che avrebbero più ragioni per investire (ad esempio per integrare la pensione, che per loro è destinata a essere più esigua di quella maschile), si trovano impossibilitate a farlo.

Conosciamo bene il problema e la nostra missione è quella di contribuire alla sua soluzione. Interpretiamo come una nostra importante responsabilità l’andare incontro all’esigenza di investimento degli italiani e in particolar modo della fetta femminile della popolazione.

Abbiamo lavorato duramente per offrire soluzioni di investimento che siano accessibili a tutti, abbiano costi contenuti e non pongono barriere all’ingresso. Offriamo un portafoglio diversificato in Etf pagando solo l’1,25% in commissioni per cifre inferiori ai € 3.000, mentre la commissione sopra quella soglia scende allo 0,7% per diventare 0,5% oltre i 200.000€. Costi così ridotti permettono di garantirsi ottimi ritorni anche mantenendo un profilo di rischio basso.

Per dirla ancora con le parole di Galvani: “La nostra ambizione e venire incontro a tutti coloro che, uomini o donne, vorrebbero crearsi un futuro finanziario più solido ma pensano di non poterlo fare per mancanza di risorse.”

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