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La complessità della nuova tassazione sulle rendite finanziarie

Tax

Come saprete, dal 1 luglio 2014 il governo Renzi ha deciso di alzare la tassa sulle rendite finanziarie.

Senza entrare nel merito della correttezza della decisione, possiamo affermare con certezza che ci troviamo in un momento in cui il valore reale dei risparmi è attaccato dai vari policymaker (Banche Centrali e co.) in diverse forme e occasioni. Inoltre, ciò che ancora una volta dispiace e (purtroppo) non sorprende, è la complessità tecnica con cui questo aumento è stato progettato.

Noi di MoneyFarm, ci siamo adoperati quindi per aiutare i risparmiatori a fare chiarezza sulla legge di stabilità e su una materia, quella della fiscalità, così complessa e importante.

Con l’aiuto di un esperto fiscalista, abbiamo infatti constatato di trovarci dinanzi a una norma particolarmente complessa la quale non può essere tradotta in semplicistiche nonché generiche conclusioni.

Solo per darvi un’idea, alcuni tra i numerosi fattori che devono essere tenuti in considerazione per prendere una decisione economicamente corretta sono:

  • minusvalenze pregresse
  • entità delle plusvalenze in portafoglio
  • entità delle minusvalenze in portafoglio
  • certezza della plusvalenza latente in portafoglio
  • analisi di scenario su cosa si pensa possa succedere
  • costi di transazione dei singoli titoli
  • costo del capitale disinvestito per pagare le tasse anticipate
  • entità delle eventuali minusvalenze post-affrancamento rispetto al portafoglio

È subito chiaro come le variabili da tenere in considerazione siano molteplici e come qualunque piccolo medio-risparmiatore non possa riuscire nell’intento di fare una valutazione approfondita e sicura sui fattori summenzionati.

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Per intenderci, il nostro team di Asset Allocation ha impiegato più di una settimana per costruire un modello di decision making solido ed efficace.

Le uniche regole “semplici” che siamo riusciti a trovare per generalizzare la soluzione del problema sono:

  • conviene usare l’opzione di affrancamento solo se i costi di transazione nella compravendita dei titoli in plusvalenza superano il 6% delle minusvalenze latenti
  • conviene smobilizzare posizioni su BTP o titoli obbligazionari “white list” in profitto solo se le minusvalenze pregresse moltiplicate per il 3,25% (26%*12.5%) superano i costi di transazione
  • se ci sono grosse minusvalenze accantonate nel 2010 conviene usarle vendendo singole posizioni in profitto

La norma, volente o nolente, non aiuta il risparmiatore che si vede penalizzato dalla complessità di gestione di questo cambio di aliquota e siamo convinti che finché non si adotterà un approccio di semplificazione e trasparenza (sia da parte dai player della industry che del regolatore) ci troveremo di fronte ad un autogol andando a penalizzare i nostri risparmi.

Per meglio dire sarà penalizzato il capitale collettivo, valore costruito negli anni e uno dei punti di partenza su cui far ripartire il Paese.

Ridurre le spese dell’investimento e usufruire di una consulenza esperta e personalizzata, può essere un buon punto di partenza per proteggere il valore dei propri risparmi. Scopri come fare

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