Pubblicato in:

Come investire diversificando: basta home bias!

Come investire diversificando

Quelli che non sapendo come investire, optano per la Borsa italiana… perché la conoscono bene!

Gli esperti di finanza comportamentale, quella branca che studia le decisioni economiche degli individui e i suoi riflessi in termini di investimenti in base alla psicologia cognitiva, la chiamano home bias, e non è altro che la tendenza a investire gran parte del proprio portafoglio in azioni e debito del proprio Paese, dimenticando il resto del mondo. Ma come investire allora ricorrendo a asset diversi?

Come investire in maniera efficiente: 15 anni per capire quanto sia utile diversificare gli investimenti finanziari.

A fine 2010, calcolava il Fondo Monetario Internazionale, il portafoglio azionario di un investitore statunitense era composto da titoli Usa per il 91% (anche se il mercato domestico valeva solo il 31% di quello mondiale) e quello di un britannico era in azioni U.K. per il 57% (ma il mercato britannico pesa solo il 2%); ancora peggio fanno australiani e canadesi, rispettivamente con l’87% e l’89% del portafoglio in azioni del proprio Paese, contro una capitalizzazione limitata al 2% dei relativi mercati.

Utilizzando i dati omogenei forniti dagli indici MSCI net total return in euro su singoli Paesi e aree geografiche, a partire da dicembre 2000 e fino a dicembre 2015, scopriremo che esporsi ad un solo mercato è estremamente rischioso oltre che poco produttivo.

Un periodo di 15 anni forse non è un arco di tempo lunghissimo, ma è di sicuro sufficientemente esteso per permettere al comparto azionario di “lavorare” a favore dell’investitore.

Prendiamo il caso del sig.Rossi che inizialmente guarda solo a Borsa italiana ma poi capisce come investire i risparmi … ampliando i suoi orizzonti.

Un portafoglio investito per metà sull’Italia e per l’altra metà sulle Borse dell’euro.

Il signor Rossi, affetto da home bias, se avesse investito l’intero portafoglio sulla Borsa Italiana, in questi 15 anni avrebbe ottenuto un rendimento annuo negativo dell’1,5% e complessivo del 20,3%. Il tutto con una volatilità vicina al 20% (19,8% per la precisione): insomma, una perdita secca pari a un quinto del proprio investimento (!), condito con forti sbalzi all’insù e soprattutto all’ingiù.

Ma se avesse riflettuto sul fatto che, dato che l’Italia stava entrando nell’avventura dell’euro, anche l’Eurozona stava diventando la sua casa allargata? Un portafoglio investito per metà sull’Italia e per l’altra metà sulle Borse dell’euro avrebbe avuto un calo annualizzato dello 0,2% e complessivo del 2,5% in 15 anni, vale a dire ancora una perdita ma ridotta a un decimo di quella ottenuta dalle azioni italiane. In pratica quasi un pareggio, e in più con una volatilità pure leggermente inferiore (18,8%).

Cosa sarebbe successo con un portafoglio con il 20% di azioni britanniche.

Il nostro signor Rossi, però, raggiunto questo primo grado di consapevolezza sui nuovi confini, ormai pensa in grande: qual è la più importante Borsa del Vecchio Continente? Perbacco, la Borsa di Londra! Che ha anche un’altra caratteristica di forte internazionalizzazione: i due terzi dei ricavi complessivi dei principali titoli inclusi nel Ftse 100 e quotati nella capitale del Regno Unito sono generati all’estero.

Un portafoglio che avesse avuto il 20% di azioni britanniche (non è molto, ma occorre considerare anche il possibile rischio cambio) avrebbe avuto un rendimento annualizzato dello 0,7% con una volatilità del 17,5%: insomma, gli sbalzi sarebbero stati più contenuti e uno 0,7% per 15 anni significa pur sempre un +11% complessivo.

Scopri la proposta d'investimento costruita per te

1. Crea il tuo profilo
2. Scopri il tuo portafoglio
3. Comincia a investire
Simula un portafoglio

… con un portafoglio composto da 70% Eurozona e 30% Gran Bretagna

Giunto a questo punto il nostro investitore non ha più remore: capisce che investire sia in Italia sia nell’Eurozona è sostanzialmente un doppione, quindi abbandona il nostro Paese e punta con decisione solo sull’Eurozona – un portafoglio già di per sé diversificato alla luce dei Paesi coinvolti – e sulla Gran Bretagna. Un paniere 70% Eurozona e 30% Gran Bretagna avrebbe ottenuto un rendimento complessivo del 26% (1,6% annualizzato) con una volatilità ancora inferiore, pari al 17%. Insomma, come investire ottenendo più profitti e meno scossoni per il portafoglio. Quasi un paradiso se si ripensa alle performance del paniere tutto italiano; e tutto questo senza nemmeno uscire dai confine della vecchia Europa!

… con un portafoglio con il 30% sugli Usa, il 20% su Londra e metà portafoglio sull’Eurozona.

Ma come si fa a rinunciare a Wall Street? Vale la pena varcare l’Atlantico e mettere un chip anche sulla Borsa di New York? Evidentemente sì, visto che chiunque ormai sa che tutto quel che gira intorno alle azioni arriva da lì, senza dimenticare le grandi multinazionali della tecnologia (Apple, Google, Microsoft, Amazon, Facebook), della old economy (Exxon Mobil, General Electric, Johnson & Johnson) e della finanza (Wells Fargo e Berkshire Hathaway, la holding di Warren Buffett). E allora via! Limando qualcosa dal precedente portafoglio, con un 30% sugli Usa, un 20% su Londra e metà portafoglio sull’Eurozona, ecco che Wall Street edulcora ulteriormente gli scossoni del nostro paniere riducendo la volatilità complessiva al 15,9% ma soprattutto spinge il rendimento: +2,2% il dato annualizzato e +38,7% quello complessivo. E tutto questo senza allontanarsi dal mondo occidentale!

Aggiungere i mercati emergenti avrebbe poi assicurato ulteriore performance al portafoglio, con una volatilità solo leggermente incrementata: mantenere inalterate le quote destinate a Eurozona e Usa e ripartire quella alla Gran Bretagna in parti uguali su Londra ed “Emerging”, avrebbe permesso infatti di portare al 2,8% il rendimento annualizzato del portafoglio (+50,2% la performance complessiva) con una volatilità solo leggermente superiore al paniere precedente (16,2%).

E il Giappone? La crisi in cui si dibatte da quasi 30 anni il Paese, probabilmente, non garantisce più sprint al portafoglio come negli anni ’80 – anche se una piccola quota in un paniere diversificato rimane importante – anche alla luce dell’elevato numero di multinazionali presenti nel listino nipponico – ma in genere aiuta a limitarne la volatilità. Così è avvenuto anche negli ultimi 15 anni: un 10% di equity giapponese (a discapito di quello europeo), avrebbe mantenuto quasi identica la performance (2,9% il rendimento annualizzato e 52,5% quello complessivo), ma anche e soprattutto avrebbe riportato al di sotto del 16% la volatilità dell’intero portafoglio (15,4% per l’esattezza), riducendone gli scossoni e salvando le coronarie al nostro signor Rossi.

Come investire puntando al meglio: lezione (quasi) imparata.

Quella di cui abbiamo discusso finora è stata ovviamente una semplice simulazione basata su quanto successo sui mercati azionari nel corso degli ultimi 15 anni: un arco sufficientemente esteso per coprire tutti i possibili cicli di mercato, dallo scoppio della bolla internet all’attentato delle Torri Gemelle, dalla ripresa dell’economia alla bolla immobiliare, dalla lunga crisi finanziaria ed economica che ne è seguita alla ripresa dei mercati azionari degli ultimi anni. Insomma, uno spaccato abbastanza ampio con crolli e riprese che ha permesso di mostrare la solidità e la redditività di un portafoglio diversificato, che si dimostra tanto più performante quanto più è ampio.

Del resto, al di là di tutto il resto, è sufficiente vedere come si è comportato l’indice azionario globale: l’Msci World ha infatti messo a segno un risultato annualizzato del 3,03% (56,6% complessivo) con una volatilità addirittura inferiore a tutti i portafogli esaminati (14,4%): si tratta di un paniere molto sbilanciato sugli Usa e che non pesa adeguatamente molte altre Borse (ad esempio quelle di molti Paesi emergenti o quella cinese, per esempio), ma che rappresenta comunque una buona proxy dell’equity globale.

Va detto infine che singoli mercati nello stesso periodo di 15 anni hanno registrato performance migliori (Wall Street è salita in media del 3,4% annuo, la Spagna del 3,3%, la Germania del 3,05%), ma investire su singole Borse, come visto all’inizio nel caso dell’Italia, non è detto essere una buona idea, e in genere i rischi superano di molto i possibili benefici.

Come diceva Sir John Templeton, fondatore della casa di investimenti Templeton, “Se ampli i tuoi orizzonti e guardi in tutto il mondo, troverai più e migliori occasioni e, diversificando, diminuirai i tuoi rischi”. Tenetelo a mente per gli investimenti futuri.

Prova Moneyfarm

Moneyfarm è il Consulente Finanziario Indipendente che ti guida e gestisce il tuo capitale con un investimento su misura e un consulente dedicato sempre al tuo fianco.

Simula un portafoglio personalizzato

- Votati migliore servizio di consulenza finanziaria in Italia per il quarto anno consecutivo
- Scelti da più di 160.000 investitori in tutta Europa
- Consigliati da più del 90% dei nostri clienti