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Come affrontare il bear market e i suoi ribassi

bear market

I mercati finanziari sono naturalmente caratterizzati da alti e bassi, da momenti di volatilità più o meno marcata e da fasi rialziste e ribassiste, note rispettivamente sotto il nome di “mercato toro” (bull market) e “mercato orso” (bear market).

L’origine queste ultime due definizioni è ancora incerta ma è convenzione usarle quando in un dato indice azionario si presenta una variazione al rialzo o al ribasso di almeno 20 punti.

Ma quando si presentano tali situazioni cosa deve fare un investitore? Deve forse vendere quando i mercati sono bearish e quando magari il suo portafoglio ha un rendimento negativo?

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O forse il bear market è il momento ideale per comprare?

Chiaramente la risposta dipenderà da diversi fattori correlati allo specifico investimento, ma di sicuro vi sono delle “regole di comportamento” utili e valide per tutti che possono essere d’aiuto.

Quattro regole per gestire al meglio i momenti difficili.

  1. Non perdere di vista gli obiettivi. Facciamo il caso che negli ultimi 45 anni un portafoglio per il 60% da azionario e il 40% obbligazionario non abbia mai avuto un rendimento quinquennale negativo. È facile immaginare che in ragione di questo, per gli investitori, sia difficile rimanere del tutto indenni da quelle che la finanza comportamentale definisce recency bias, ossia la tendenza a sopravvalutare le esperienze appena fatte e richiamare alla mente in particolare i ricordi più freschi. In sostanza, qualora dovesse presentarsi una condizione sfavorevole come un bear market, difficilmente riusciranno a pensare agli anni passati poiché saranno portati a ragionare sugli aspetti più recenti e a pensare che tale fase di recessione sarà destinata a continuare. Tale bias influenza il giudizio degli investitori, destinati così a trascurare – quando inizieranno a emergere – le evidenze contrarie e magari positive. L’irrazionalità dell’investitore è cosa nota ma concentrarsi sulla breve durata significa aver preso di vista il senso stesso dell’investimento e rischiare di uscirne prima del dovuto.
  1. Spegnere la Tv. La maggior parte dei media finanziari – va detto – si preoccupa più del numero di lettori che non della qualità delle notizie. Sono le notizie negative a trovare spazio e i titoli a effetto a dargli risonanza. E, purtroppo, non c’è emozione più forte della paura. Di sicuro informarsi attraverso diversi canali aiuta a mediare gli eventuali eccessi in negativo e positivo e a farsi un’idea più realistica dello scenario economico e finanziario.
  1. Smettere di guardare il conto. Uno degli errori più diffusi tra gli investitori è quello di guardare almeno una, o addirittura più volte al giorno, lo stato del proprio investimento. Tale condizione testimonia l’assenza di una strategia di medio lungo temine ed è la via più breve verso il recency bias descritto sopra. Con una buona asset allocation e un processo d’investimento efficiente, il portafoglio saprà reagire alle diverse condizioni di mercato, seguendone ovviamente l’andamento ma contenendone gli effetti. In un periodo di incertezza uscire dal mercato solo perché spaventati dai rendimenti negativi e perché privi di una visione di medio lungo termine può essere estremamente rischioso.
  1. Evitare il fai da te. Tenere la mente impegnata pensando alle oscillazioni a breve termine del mercato è una perdita di tempo oltre che di energie. È chiaro che l’andamento dei mercati non si può gestire e che solo i professionisti del settore hanno gli strumenti per capirne le dinamiche e correggere, laddove necessario, la fisionoma del portafoglio. Mettere mano al portafoglio di investimento in un momento in cui si è condizionati emotivamente da un contesto complesso, quindi difficile da gestire, può portare più danno che beneficio. Sono proprio gli alti e i bassi a dare “valore” ai mercati e agli investimenti; basterebbe tenerlo a mente per capire quanto possa essere futile, oltre che rischioso, focalizzarsi sul breve termine.

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