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Le performance fee e i loro rischi

 fee ETF performance

La struttura dei costi dei fondi comuni è composta da tre categorie: le commissioni di entrata e uscita, le commissioni di gestione e le commissioni di incentivo o performance fee. Queste cambiano da prodotto a prodotto e da cliente a cliente. Le commissioni oltre ad essere una remunerazione per chi gestisce e costruisce i fondi sono anche riconosciute in parte (retrocesse) alla rete distributiva ovvero promotori, consulenti e rete bancaria.

La più controversa secondo noi è la performance fee, questa ha l’obiettivo di allineare gli interessi della società di gestione a quelli degli investitori del fondo. Il rovescio della medaglia sta nel fatto che il gestore può esporre il fondo a dei rischi, senza correrli lui, pur di ottenere rendimenti (e quindi performance fee) con il rischio che il fondo sopporti perdite in conto capitale, per intenderci se il fondo fa bene il gestore guadagna e anche l’investitore, se il fondo fa male il gestore non guadagna le sue performance fee e l’investitore “perde” parte del capitale, la struttura per cui è asimmetrica. Per ovviare a questo inconveniente è stata inserita l’high water mark, che prevede il pagamento delle performance fee solo nel caso in cui il valore del fondo superi il suo massimo del periodo di riferimento. Ma il diavolo, si sa, è nei dettagli. Il periodo di riferimento dovrebbe avere una logica di medio/lungo periodo per allineare realmente gli interessi degli investitori e del gestore, quindi almeno un anno. Ipotizzando però un periodo di riferimento di un mese, le performance fee sono pagate mensilmente: se il fondo d’investimento durante l’anno rendesse – 5%, ma con 10 mesi positivi diciamo del 2% medio e 2 mesi molto negativi diciamo del 15% medio, l’investitore del fondo otterrebbe un rendimento negativo ma pagherebbe 10 mesi su 12 le performance fee col risultato di vedere i suoi risparmi ridotti dal cattivo rendimento del fondo e dal pagamento delle performance fee.

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La nostra soluzione a questa matassa sono gli ETF, che non hanno performance fee, l’unico strumento finanziario del nostro processo d’investimento.

La loro struttura a basso costo mal si sposa con una logica di intermediazione, che prevede la retrocessione delle commissioni dalla casa di gestione alla rete distributiva, e proprio per il loro profilo a basso costo (tuttavia con rendimenti in media superiori a quelli dei fondi comuni dello stesso settore) le banche non mostrano entusiasmo nel proporli alla clientela spesso proponendo prodotti molto più dispendiosi per il cliente e più remunerativi per la banca.

Se l’argomento vi interessa nei prossimi giorni potremmo sviluppare una comparazione tra i costi dei fondi d’investimento e degli ETF e dei loro rendimenti in rapporto agli altri.

 

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