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L’ETF: uno strumento passivo per una “gestione attiva”

ETF

L’industria degli ETF ha cambiato il modo in cui vengono utilizzati gli indici di mercato. Col tempo questi sono diventati veri e propri strumenti d’investimento, e non solo strumenti di monitoraggio.

Grazie agli ETF, ora l’investitore può con facilità replicare qualsiasi indice, cosa che una volta richiedeva l’acquisto di un fondo passivo più costoso.

L’idea di fondo degli ETF è replicare indici in modo passivo. L’idea sembra semplice, ma una volta decisa l’asset class su cui si vuole investire, ecco che l’idea di replicare passivamente un indice si scontra con la gran varietà di prodotti disponibili su Borsa italiana, che seppur in grado di garantirci l’esposizione verso l’asset class desiderata, differiscono l’uno dall’altro in modo anche rilevante. Ed è qui che il prodotto passivo si scontra per forze di cose con una gestione attiva: anche una scelta tra l’indice MSCI Europe e Stoxx Europe 600, entrambi benchmark di riferimento per l’azionariato europeo, implica una scelta attiva da parte dell’investitore. Gli indici hanno un andamento simile ma non identico, per il fatto che il numero di azioni, il peso delle stesse, il peso dei settori e altre caratteristiche non sono identici, ma frutto di scelte di inclusione o esclusione effettuate dall’Index Provider (che vengono descritti nel documento informativo dell’indice). Anche quando banalmente l’investitore vuole rimanere sui basilari indici basati sulla capitalizzazione di mercato, la disponibilità di una molteplicità di prodotti comporta una scelta.

Molti di essi replicano stili di gestione attiva che col tempo hanno guadagnato molta notorietà, come gli ETF Style (come value, growth o momentum) e Size (ETF che investono solo in titoli ad alta capitalizzazione o a bassa capitalizzazione).

I primi di essere quotati sono stati proprio ETF su strategie Growth (compagnie con alte prospettive di crescita, di solito caratterizzate da alto P/E e dividend yield minore) e Value (società con una solida storia aziendale, caratterizzate solitamente da P/E basso e dividend yield più alto) in America e Europa. Col passare del tempo, l’offerta di questi prodotti passivi, che incorporano anche una gestione attiva si è allargata fino ad includere prodotti ad alto dividendo, Low Volatility, Minimum Variance, e momentum.

Ciascuno stile tende a performare in condizioni di mercato diverse.

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In mercati molto direzionali e caratterizzati da volatilità storicamente bassa e un trend molto definito, la scelta di un ETF Growth, o anche Small Cap, potrebbe permettere di ottenere rendimenti superiori rispetto al benchmark.

Al contrario, periodi incerti portano a preferire strumenti Value e Low Volatility, che se aggiustiamo le performance per il rischio, tendono a premiare.

ETF basati su strategie dividendi hanno performato bene in un contesto storico caratterizzato da bassi tassi interessi.

ETF basati su strategie momentum (selezione di titoli che hanno fatto bene nel recente passato) tendono a performare in periodi in cui il contesto di mercato è stabile e l’appetito degli investitori sta aumentando.

Molti di questi stili di gestione contengono titoli simili nei rispettivi panieri, diventa quindi fondamentale sapere selezionare e combinare questi ETF per poter meglio navigare le diversi fasi di mercato. La diversificazione rimane l’elemento centrale ed una oculata comprensione dei rischi della componente azionaria rispetto ad un portafoglio multi asset caratterizzato da ETF su azioni, obbligazioni e commodity pone le condizioni per poter generare rendimenti positivi nel medio-lungo termine.

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