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ETF e la democratizzazione dell’investimento

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Gli ETF, Exchange traded funds, stanno invadendo il settore degli investimenti. Si stima che negli ultimi anni gli investitori privati e le istituzioni abbiano versato oltre 1,5 miliardi di dollari negli ETF.

Spesso ci chiedete quali sono i lati oscuri di questi prodotti finanziari in cui noi crediamo molto. Con la massima trasparenza con cui comunichiamo sempre tutto, abbiamo deciso di toccare i lati meno positivi degli ETF e di argomentarveli.

Interessante a questo riguardo l’analisi di Business Insider, di questa settimana, che mette luce sulle dinamiche che stanno alla base della gestione degli ETF.

Gli ETF possono esser considerati dei derivati “benigni”, ma la storia insegna che tutti i derivati sono benigni fino a quando sono gestiti da professionisti che sanno come utilizzarli diversificando il rischio in un portafoglio d’investimento ben bilanciato.

La maggior parte degli ETF replica un indice di mercato, proprio come un fondo comune di investimento. In un tradizionale fondo comune però si acquista o si vende una quantità di titoli proporzionale a quelli presenti nell’indice sottostante. Il prezzo in questo caso è determinato dal valore effettivo dei titoli sottostanti che compongono il fondo.

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Per quanto riguarda gli ETF le cose si complicano, il prezzo degli ETF dipende da attori terzi noti come Authorized Partecipants (AP). Le AP sono impegnate in un continuo processo di negoziazione, possono agire come arbitraggisti e operare simultaneamente sia sull’ETF che sull’indice sottostante, sfruttando le differenze di valutazione e traendo profitti privi di rischio, grazie a tecniche di negoziazione avanzata come la negoziazione ad alta frequenza. Le AP sfruttano le discrepanze esistenti tra il prezzo di mercato dell’ETF e il NAV. Per questo, bisogna sempre affidarsi ad un esperto per capire come usarli nel proprio portafoglio d’investimento.

D’accordo con la maggior parte dei sostenitori degli ETF, riteniamo che questi prodotti finanziari abbiano democratizzato i mercati finanziari semplificando la procedura d’investimento perchè permettono d’investire in numerose Asset Class, su più mercati e ottenere un’ottima Asset Allocation anche investendo una limitata somma di denaro. Questo significa aver reso possibile per molti l’investimento nonostante non si abbiano da parte cifre di denaro enormi.

A sostegno di chi la pensa come noi sugli ETF, ci sono i costi di gestone molto bassi (in media lo 0,25% dell’ammontare investito).

In definitiva gli ETF sono come gli ingredienti di un dolce: buoni o cattivi a seconda del risultato che ottenete mescolandoli sapientemente per creare un buon dolce.

Se non sapete che cosa state mescolando, affidatevi ad un consulente finanziario indipendente come MoneyFarm che vi segue e consiglia passo per passo.

 

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