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Tassi negativi, un altro balzello sui risparmi depositati in banca

Solo un anno fa l’inflazione sembrava prendere quota e la politica monetaria era avviata verso un sereno percorso di rialzo dei tassi. Oggi le aspettative si sono invertite e la politica monetaria ha continuato per tutto il 2019 a portare i tassi in territorio negativo.

Quando si sente parlare di tassi negativi in politica monetaria ci si riferisce ai tassi di deposito delle banche centrali nazionali nell’orbita del sistema BCE e non ai tassi di finanziamento (il costo del denaro), indice con il quale vengono comunemente confusi.

Quando i tassi della banca centrale sono negativi, vuol dire che gli istituti di credito che tengono il denaro depositato presso la banca centrale devono pagarle una quota di interessi. In un certo senso, è come se la banca centrale svolgesse la funzione di banca delle banche, applicando ai propri correntisti (gli istituti di credito) un costo per depositare il denaro.

Applicare tassi negativi per la banca centrale è un tentativo di stimolare la crescita economica attraverso l’inflazione. Per gli istituti di credito, se tenere il denaro depositato presso la banca centrale oggi ha un costo più elevato, l’opportunità di investirlo diventa ancora più allettante. Saranno dunque maggiormente propensi a concedere prestiti a tassi convenienti. In altre parole, il fatto che la banca centrale imponga un costo superiore al denaro depositato è uno stimolo implicito al suo impiego nelle attività economiche. La propensione al risparmio dei cittadini europei dovrebbe conseguentemente diminuire, facendo aumentare i consumi e dunque il Pil del Paese.

I tassi di deposito della Banca Centrale Europea sono negativi ormai da molti anni, per la precisione da giugno 2014. Tuttavia giovedì 12 settembre 2019 la BCE abbassato ulteriormente il tasso d’interesse di 10 punti base, portandolo da -0,40%  a -0,50%.

Nello stesso periodo, anche i tassi a lunga scadenza delle obbligazioni governative con rating elevato sono entrati in pieno territorio negativo, con il decennale tedesco attualmente a -0,3%. Questo rappresenta un ulteriore elemento di pressione per il sistema bancario (anche quello italiano), poiché gli istituti investono parte della propria liquidità in titoli di stato, anche per far fronte ai requisiti patrimoniali.

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Questi ulteriori cali dei tassi di deposito e dei tassi di profitto hanno portato molte banche ad annunciare delle imposizioni sui correntisti. La ragione è piuttosto semplice: se la capacità delle banche di mettere a profitto i depositi nei  conti correnti si riduce, esse finiscono prima o poi per scaricare il costo sui correntisti (che altro non sono che creditori della banca stessa).

Moltissimi istituti di credito in Europa, hanno quindi annunciato l’applicazione di tassi negativi sui conti correnti: la notizia ha fatto molto scalpore. Magari anche tu o qualche tuo amico o familiare avete ricevuto una comunicazione dal vostro istituto di credito che “si vede costretto a trasferire il maggior onere” su di voi. Ormai da molti anni siamo abituati a non ricevere più premi per depositare i soldi in banca, ma la prospettiva di doverci addirittura perdere sembra paradossale.

In realtà secondo Bankitalia il costo medio di un conto corrente si attestava intorno a 86,7 euro nel 2018, in crescita di più dell’8% rispetto all’anno precedente. Da anni viviamo in un sistema di tassi negativi e questa situazione è probabilmente destinata a durare ancora lungo: tenere una quantità eccessiva di risparmi sul conto corrente o su strumenti di deposito equivale oggi a rinunciare a ogni prospettiva di rendimento, un errore che può costare moltissimo (in termini di costi effettivi e di opportunità perse) in ottica di difesa del capitale nel medio-lungo termine.

Noi di Moneyfarm abbiamo sempre tenuto a sottolineare infatti che, sebbene l’inflazione sia contenuta, essa rimane comunque positiva; poiché inflazione positiva significa un aumento medio dei prezzi, se il denaro disponibile non cresce con essi, in futuro sarà possibile acquistare meno beni. Insomma depositando i risparmi nei conti correnti, essi saranno sicuramente erosi sia dai tassi d’interesse negativi, sia dall’inflazione.

In Italia ci sono più di 1.100 miliardi di euro parcheggiati nei conti correnti: si tratta di un costo molto rilevante che mette parzialmente a rischio parte della ricchezza degli italiani. In un contesto di tassi bassi diventa dunque ancora più importante impostare una strategia in grado di remunerare al meglio il rischio e proteggere i risparmi dall’inflazione. Si tratta di una necessità impellente, che persiste indipendentemente dal fatto che i tassi siano negativi o meno.

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