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Tassi negativi, un altro balzello sui risparmi depositati in banca

Solo un anno fa l’inflazione sembrava prendere quota e la politica monetaria era avviata verso un sereno percorso di rialzo dei tassi. Il 2020 ha cambiato il mondo per gli investitori. La pandemia ha cambiato ha colpito duramente le prospettive e la Banca Centrale europea ha portato i tassi in territorio negativo, dove ha annunciato resteranno molto a lungo. Ma cosa vuol dire per gli investitori? Quando si sente parlare di tassi negativi in politica monetaria ci si riferisce ai tassi di deposito delle banche centrali nazionali nell’orbita del sistema BCE e non ai tassi di finanziamento (il costo del denaro), indice con il quale vengono comunemente confusi. Quando i tassi della banca centrale sono negativi, vuol dire che gli istituti di credito che tengono il denaro depositato presso la banca centrale devono pagarle una quota di interessi. In un certo senso, è come se la banca centrale svolgesse la funzione di banca delle banche, applicando ai propri correntisti (gli istituti di credito) un costo per depositare il denaro. Applicare tassi negativi per la banca centrale è un tentativo di stimolare la crescita economica attraverso l’inflazione.

Un effetto di questo tipo di politiche è anche i tassi a lunga scadenza delle obbligazioni governative con rating elevato sono entrati in pieno territorio negativo. Questi ulteriori cali dei tassi di deposito e dei tassi di profitto hanno portato molte banche ad annunciare delle imposizioni sui correntisti. La ragione è piuttosto semplice: se la capacità delle banche di mettere a profitto i depositi nei  conti correnti si riduce, esse finiscono prima o poi per scaricare il costo sui correntisti (che altro non sono che creditori della banca stessa). Moltissimi istituti di credito in Europa, hanno quindi annunciato l’applicazione di tassi negativi sui conti correnti: la notizia ha fatto molto scalpore. Magari anche tu o qualche tuo amico o familiare avete ricevuto una comunicazione dal vostro istituto di credito che “si vede costretto a trasferire il maggior onere” su di voi. Ormai da molti anni siamo abituati a non ricevere più premi per depositare i soldi in banca, ma la prospettiva di doverci addirittura perdere sembra paradossale

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Come si deve comportare l’investitore?

Il costo dei conti correnti è in territorio negativo ormai da anni, ma tenere i soldi in liquidità parcheggiati sul conto corrente ha un costo meno evidente ma molto più significativo che molti investitori non riescono a considerare, il costo (opportunità) della scelta di non generare i rendimenti che si sarebbero potuti accumulare nel lungo termine. I rendimenti degli investimenti tengono ad accumularsi nel lungo termine, grazie all’extra rendimento generato dall’investimento dei profitti: proviamo a compare la performance di vari investimenti da 100.000€ negli ultimi 10 anni.

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Come si può vedere gli strumenti di liquidità avrebbero generato rendimenti piuttosto ridotti rispetto ad altri tipi di rendimenti finanziari: se nessuno può prevedere le performance future dei mercai ciò che possiamo dire è che nei prossimi anni il cash continuerà a generare rendimenti ridotti. Se hai scelto di non investire parte della tua liquidità non stai perdendo occasioni di mercato nel breve (dove i mercati possono andare sia in positivo, sia in negativo), quanto soprattutto la potenzialità di costruire l’effetto di composizione degli interessi nel lungo periodo.

Questo può avere delle conseguenze molti rilevanti sulla costruzione della tua ricchezza. Bisogna chiarire: nessuno può prevedere il futuro andamento dei mercati (che possono crescere o generare perdite, anche se nel lungo periodo generalmente crescono) e sapere con esattezza quanto un investimento renderà, ma ciò che è certo è che in uno scenario di tassi negativi i conti correnti continueranno a non generare grandi rendimenti.

C’è poi il te tema dell’aumento dei prezzi. Sebbene l’inflazione in questa fase sia contenuta, essa rimane comunque positiva; poiché inflazione positiva significa un aumento medio dei prezzi, se il denaro disponibile non cresce con essi, in futuro sarà possibile acquistare meno beni. Insomma depositando i risparmi nei conti correnti, essi saranno sicuramente erosi sia dai tassi d’interesse negativi, sia dall’inflazione.

ci sono più di 1.600 miliardi di euro parcheggiati nei conti correnti: si tratta di un costo molto rilevante che mette parzialmente a rischio parte della ricchezza degli italiani. In un contesto di tassi bassi diventa dunque ancora più importante impostare una strategia in grado di remunerare al meglio il rischio e proteggere i risparmi dall’inflazione. Si tratta di una necessità impellente, che persiste indipendentemente dal fatto che i tassi siano negativi o meno.

 

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