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Oltre il Covid: le storie che potresti esserti perso quest’anno

Nel 2020 l’attenzione del mondo è stata focalizzata sulla pandemia, ma nel mondo sono successe tantissime cose che avranno un effetto concreto sui mercati finanziari e sugli investimenti. Raccogliamo qui di seguito alcune delle più importanti.

Il 2021 marcherà l’inizio di un nuovo ciclo economico e finanziario e come al solito saremo a fianco degli investitori per aiutarli a leggere la complessità degli eventi, cogliendo le numerose opportunità presenti sul mercato. Per scoprire la nostra proposta di investimento basta completare il breve processo online.
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Biden vince le elezioni americane

È difficile dire esattamente quando Joe Biden ha vinto le elezioni presidenziali statunitensi del 2020 tanto si è dilungato il processo elettorale. La vittoria di Biden è stata sicuramente l’evento politico dell’anno e proietterà i suoi effetti nel 2021 con enormi implicazioni non solo per gli Stati Uniti e i mercati finanziari, ma per il mondo in generale.

I mercati hanno reagito bene alla notizia della vittoria, un primo segnale positivo per il presidente eletto. L’impatto economico della sua amministrazione si farà sentire già dal 2021, quando sarà chiamato a mettere sul campo un numero ingente di risorse per rilanciare la ripresa. È probabile che assisteremo a un significativo pacchetto di stimoli fiscali nel tentativo di rilanciare l’attività economica. Si parla anche di investimenti in infrastrutture attesi da tempo e di un piano per aumentare le tasse sugli utili societari che peserebbe soprattutto sulle Big Tech statunitensi.

Staremo a vedere ma quel che è certo è che la politica Usa sarà uno dei fattori principali per misurare lo stato della ripresa economica nel 2021.

Storico accordo commerciale concluso tra le nazioni asiatiche

A novembre, un mastodontico accordo commerciale è stato firmato da 15 nazioni della regione Asia-Pacifico. L’accordo è diventato effettivo in un’area del mondo che ospita circa 2,2 miliardi di persone – un terzo della popolazione globale – il che lo rende potenzialmente il trattato di libero scambio più ambizioso del mondo.

Si chiama Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) e interessa il commercio, i servizi, gli investimenti, l’e-commerce, le telecomunicazioni e i diritti d’autore. È stato firmato dall’ASEAN (l’associazione economica regionale che include Vietnam, Thailandia, Filippine, Laos, Cambogia, Myanmar, Malesia, Singapore, Indonesia e Brunei) e da Australia, Cina, Giappone, Nuova Zelanda e Corea del Sud. Il RCEP colma il vuoto politico lasciato dal fallimento del TPP, l’iniziativa commerciale guidata dagli Stati Uniti lanciata da Trump. Da notare che l’India non ha ancora firmato, principalmente a causa delle preoccupazioni che riguardano la politica agricola.

Il commercio sta diventando sempre più multicentrico: si sapeva da tempo ma un accordo del genere ci ricorda che il commercio non è morto solo perché i paesi occidentali stanno diventando un po’ più conservatori o per le schermaglie commerciali tra Cina e Usa (che forse hanno ricevuto fin troppa attenzione dai mercati). Inoltre il commercio non riguarda solo numeri di affari e merci ma è anche uno strumento politico. La Cina sta estendendo il suo interesse regionale, creando relazioni preferenziali con Paesi che un tempo considerava rivali come l’Australia.

Dal punto di vista finanziario salta all’occhio che fanno parte dell’accordo molti Paesi che, a torto o a ragione, definiamo Paesi Emergenti sui quali abbiamo in portafoglio delle posizioni azionarie specifiche. La performance finanziaria di questa asset class è stata storicamente correlata al volume dei commerci e questo accordo, fornendo nuove opportunità di scambio, potrà avere un effetto positivo su di essa.

Una nuova sensibilità verde: tutte le riforme per tagliare le emissioni in un anno caratterizzato da disastri ambientali

Mentre nel mondo le gravi conseguenze del cambiamento climatico diventano sempre più evidenti, le iniziative di aziende, consumatori e governi per affrontare gli effetti dell’inquinamento continuano a moltiplicarsi.

La rinnovata attenzione alla trasformazione climatica sarà un tema di fondamentale importanza nei prossimi anni e, nonostante quest’anno sia apparentemente finito in secondo piano – almeno per quanto riguarda il dibattito pubblico – riteniamo che tornerà presto al centro dell’attenzione di aziende e consumatori.

Il 2020 è stato in realtà un anno pieno di novità, con i governi che hanno adottato legislazioni stringenti per centrare i target di riduzione delle emissioni previste dall’accordo di Parigi. Gli interventi dei governi per cambiare le leggi che riguardano il clima sono aumentati esponenzialmente negli ultimi anni e il 2020 non ha fatto eccezione con alcuni casi eclatanti.

In Europa, a settembre, i leader hanno trovato un accordo per aumentare il target di riduzione delle emissioni fino al 55% rispetto ai livelli del 1990 (il precedente target prevedeva una riduzione del 40%, mentre nel 2019 la riduzione rispetto ai livelli del 1990 si è attestata al 24%). Adesso la palla è passata al Parlamento Europeo che potrebbe prevedere limiti ancora più stringenti.

La Cina, il maggior consumatore di risorse energetiche fossili, ha annunciato a sorpresa di voler diventare Carbon neutral entro il 2060, abbassando le proprie emissioni già dal 2030. Mentre gli Stati Uniti, che erano usciti dall’accordo di Parigi all’inizio dell’anno, dovrebbero cambiare direzione, con Biden che ha incluso nel suo programma elettorale ingenti investimenti per la transizione energetica.

Nel Regno Unito il governo, che ha annunciato un target di riduzione ambizioso per il 2030 (del 53% rispetto ai livelli del 1990), ha presentato un piano in dieci punti che prevede, tra le altre cose, il divieto di vendita dei veicoli a benzina dal 2030.

Tutte queste nuove regole avranno un peso importante nella definizione dei valori azionari di lungo periodo e la transizione verde diventerà sempre più un fattore fondamentale nel determinare il corso delle valutazioni azionarie. Anche gli investitori e i mercati finanziari supporteranno questa transizione, scegliendo sempre più le aziende con maggiori meriti nell’adeguarsi ai nuovi standard ambientali, per motivi etici e finanziari.

Nel 2021 il nostro lavoro come gestori sarà quello di stare al passo con questa evoluzione dei mercati e questa nuova sensibilità, considerando sempre più il fattore ambientale come un rischio/opportunità nelle nostre valutazioni e strutturando proposte per quegli investitori che volessero investire in strumenti rispettosi dell’ambiente e altri indicatori etici.

Durante tutto il 2020 abbiamo assistito con sconcerto anche al crescente numero di disastri ambientali, causati dall’uomo o da eventi naturali estremi. Gli incendi in Australia, il ciclone Amphan in India e Bangladesh, il disastro del fiume Ambarnaya in Siberia, in cui sono state rovesciate tonnellate di petrolio, e il disastro delle isole Mauritius, dove una petroliera ha messo in pericolo un ecosistema unico al mondo: il moltiplicarsi di questi eventi ha causato e causerà danni sempre più rilevanti al pianeta e all’economia, un fattore che farà sempre più la differenza anche da un punto di vista dell’andamento dei mercati finanziari.

Dalle antenne del 5G ai balli di Tiktok: la guerra tecnologica tra Usa e Cina raggiunge una nuova frontiera

Da quando il protocollo 5G ha ottenuto l’approvazione finale nel 2018, i principali operatori delle comunicazioni hanno cominciato a gareggiare in tutto il mondo per costruire le loro reti a livello nazionale. Se guardiamo agli investimenti nel 2020 e agli interessi in gioco, anche politici, il 5G è stata nell’ultimo anno una delle innovazioni da guardare con maggiore attenzione. L’internet super veloce porterà prestazione notevolmente superiori, comunicazione istantanea e la capacità di connettere alla rete qualsiasi cosa, dai veicoli autonomi ai dispositivi Internet of Things, aprendo la porta ad applicazioni che oggi facciamo anche fatica a immaginare.

Dal punto di vista degli investimenti questa tecnologia può rappresentare un vero punto di svolta non solo per le aziende coinvolte direttamente nel suo sviluppo ma per l’intero settore tecnologico, che potrebbe trovare un nuovo spunto di crescita.

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L’intero settore delle comunicazioni è stato impegnato in uno sforzo importante per sviluppare la rete di nuova generazione, tuttavia il 5G nel 2020 è stato al centro di numerose controversie. Il governo degli Stati Uniti ha deciso di escludere le tecnologie di rete prodotte dal gigante cinese delle comunicazioni Huawei sia negli Usa, sia attraverso pressioni verso altri Paesi. La Casa Bianca ha anche lavorato con aziende come Microsoft, Dell Technologies e AT&T per sviluppare software 5G in grado di fornire un’alternativa a Huawei.

Gli Stati Uniti sostengono che le apparecchiature del fornitore potrebbero essere utilizzate dal governo cinese per lo spionaggio. Huawei ha ripetutamente respinto l’accusa. A giugno la FCC ha individuato sia Huawei, sia un’altra azienda cinese, ZTE Technologies, come rischi per la sicurezza nazionale. Di fatto ciò a impedito alle aziende statunitensi di collaborare con i due colossi cinesi, creando un danno enorme a queste aziende in tutte le loro operazioni (si pensi ai cellulari Huawei che montano Android di Google come sistema operativo).

La vicenda Huawei è un risvolto della crescente tensione per la supremazia tecnologica tra Cina e Stati Uniti, un altro risvolto delle tensioni commerciali tra le due superpotenze che hanno caratterizzato gli ultimi quattro anni. La nuova frontiera sembra essere il controllo dei dati degli utenti globali. In questo senso si può leggere anche la diatriba legata a Tiktok, il social network cinese rivelazione del 2020, che ha coinvolto nei suoi balletti milioni di adolescenti in tutto il mondo. Il 7 luglio l’ex segretario di stato americano Mike Pompeo ha dichiarato a Fox News che stava valutando la possibilità di vietare la piattaforma negli Stati Uniti. Il 6 agosto Trump aveva emesso un ordine esecutivo a tal fine, definendo Tiktok un’ “emergenza nazionale”.

La preoccupazione dell’amministrazione non riguardava il contenuto del servizio di per sé. Il problema sarebbe la quantità di dati che il governo cinese raccoglierebbe sugli utenti statunitensi. Tuttavia è emerso che l’app non aveva eseguito un data mining eccessivo (rispetto ad altri social network) e ha promesso di abbandonare alcune delle sue pratiche.

Crescenti tensioni sociali e politiche

Il 2020 è stato un anno ricco di tensioni dal punto di vista sociale e politico, sia a livello locale che a livello regionale. In risposta alla morte di George Floyd per mano del dipartimento di polizia di Minneapolis nel maggio 2020, milioni di persone hanno marciato contro la brutalità della polizia, sia negli Stati Uniti che altrove. Le proteste sono state guidate dal movimento Black Lives Matter (nato ufficialmente nel 2013).

Le marce di protesta sono state viste come una sorta di punto di rottura per le tensioni razziali negli Stati Uniti, anche se il sentimento delle proteste ha risuonato a livello globale: le marce si sono svolte in 2.000 città e in 60 paesi.

Il movimento ha avuto un impatto legale e culturale significativo. Ha portato all’adozione di proposte legislative contro la brutalità della polizia e la disuguaglianza razziale negli Stati Uniti, mentre la rimozione di alcuni monumenti e certe modifiche della toponomastica hanno evidenziato a livello globale il desiderio di una parte della popolazione, soprattutto giovane, di un’azione progressista.

Le proteste, in particolare durante una pandemia globale, hanno ricordato la fragilità dell’ordine sociale. Quando parliamo agli investitori di macro-trend e di futuro, lo facciamo partendo dal presupposto che l’ordine sociale verrà mantenuto nonostante il sistema sia sotto stress per numerose ragioni sociali ed economiche. L’impatto economico di grandi eventi mondiali come questi è spesso indiretto, ma è qualcosa di cui bisogna tenere conto.

Un anno drammatico per il petrolio

Il 2020 è stato l’anno del petrolio. Con la diffusione del Covid-19 – non abbiamo potuto evitare di menzionarlo qui – i prezzi del petrolio hanno iniziato a crollare prima di toccare il fondo ad aprile. I contratti future sul greggio WTI sono effettivamente scesi sotto un valore di $0 per la prima volta nella storia, con i produttori che hanno effettivamente pagato per liberarsene.

Questo crollo dei prezzi è stato in parte dovuto al forte calo della domanda a seguito della pandemia. I blocchi in tutto il mondo hanno fatto andare a picco la domanda di petrolio. Come se ciò non bastasse abbiamo assistito alla guerra dei prezzi del petrolio tra Russia e Arabia Saudita: innescata nel marzo 2020, ha influenzato le quotazioni del barile per tutta la primavera.

Dopo il nadir di aprile, i prezzi del petrolio sono aumentati a maggio. Nonostante una lenta ripresa negli ultimi due mesi, tuttavia, i prezzi del petrolio sono ancora al di sotto dei livelli pre-pandemici, con la seconda ondata che ha colpito gran parte dell’emisfero settentrionale facendoli ristagnare.

Per i portafogli il petrolio, come le materie prime in generale, svolgono il ruolo di diversificatore, contribuendo a limitare la volatilità del portafoglio. È probabile che il 2021 porti un modesto miglioramento del prezzo del greggio, ma potrebbero passare anni prima di tornare a quotazioni elevate. A marzo abbiamo deciso di lasciare la nostra posizione generica sulle materie prime (che comprendeva anche il petrolio) per concentrarci su una posizione più specifica sull’oro e per il momento siamo soddisfatti dei risultati di questa scelta.

Le dimissioni di Shinzo Abe

A settembre il Giappone è rimasto sotto shock per le dimissioni a sorpresa del premier Shinzo Abe, arrivate per motivi di salute dopo anni da primo ministro. Abe è stato il premier più longevo del Giappone moderno e, tra le numerose controversie legate anche alla sua gestione del potere, sarà sicuramente ricordato come un elemento stabilizzatore nella politica del Sol Levante. Quando salì al potere nel 2012 il Giappone veniva da un periodo di forte turbolenza, con circa vent’anni di stagnazione economica alle spalle e una successione di sei primi ministri nei sei anni precedenti. Il 2011 era stato un anno particolarmente difficile, con il disastroso terremoto che causò uno tsunami e l’incidente nella centrale nucleare di Fukushima.

Abe ha reso la rivitalizzazione della stagnante economia giapponese – entrata in una spirale deflazionistica diventando un caso di studio per i manuali di economia – la sua missione politica. Ha provato a raggiungere questo obiettivo attraverso un programma di riforme strutturali che hanno avuto una fortuna limitata (citiamo la maggiore inclusione delle donne nella politica come uno dei suoi successi principali) e soprattutto facendo ampio ricorso a misure di politica fiscale in debito. In questo senso Abe è stato un precursore della nuova rotta della politica mondiale, che sembra indirizzata sempre più verso l’utilizzo della leva finanziaria per stimolare la crescita.

I risultati della Abenomics sono stati alterni ma, in generale, sotto le aspettative. Il periodo di Abe ha tuttavia coinciso anche con un tentativo di aprire il Giappone al mondo, provando a esercitare quel soft power che non è mai stato la caratteristica distintiva della potenza asiatica. Il tentativo, che sarebbe dovuto culminare con le Olimpiadi che non si sono tenute quest’estate, ha portato i suoi frutti: i turisti che hanno visitato il Giappone sono passati da 10 milioni nel 2012 a 30 milioni nel 2019.

Gli agricoltori indiani protestano in massa nello sciopero più grande della storia

Una delle storie meno raccontate dell’anno è stato il gigantesco sciopero degli agricoltori che si è svolto in India. In risposta a tre riforme agricole approvate nel settembre 2020 dal governo indiano, circa 250 milioni di persone hanno scioperato in tutto il paese, mettendo in atto il più grande sciopero di massa della storia.

Quel che è chiaro è che i sindacati indiani e i politici dell’opposizione vedono le riforme come “anti-agricoltori”, suggerendo che gli atti trasferiranno il potere ingiustamente alle grandi agribusiness – ricordiamo che i dubbi sulla politica agricola sono la principale ragione per cui l’India non ha firmato il sopracitato RCEP.

Quel che è meno chiaro è come la protesta diffusa influenzerà uno dei più grandi mercati emergenti del mondo, in particolare dopo una performance positiva nel contesto della pandemia Covid-19. L’ente industriale CII ha stimato che qualsiasi agitazione in corso avrà un effetto sulle catene di approvvigionamento e potrebbe influire sulla ripresa economica.

Raramente nella storia si è assistito ad azioni industriali di questa portata, con proteste che hanno quasi bloccato l’accesso a Delhi. Una rapida soluzione alle proteste potrebbe essere necessaria se l’India vuole raggiungere una ripresa efficace, anche se 250 milioni di lavoratori nel paese potrebbero vedere la questione in modo diverso.

Scoperte e progressi scientifici

    • La NASA conferma l’esistenza di acqua molecolare sul lato soleggiato della Luna, vicino al cratere di Clavius, a concentrazioni fino a 412 parti per milione
    • Il ripiegamento di proteine, uno dei più grandi misteri della biologia, è stato risolto da AlphaFold, un algoritmo di intelligenza artificiale sviluppato da DeepMind.
    • La Royal Astronomical Society annuncia il rilevamento della fosfina nell’atmosfera di Venere, un forte predittore della presenza di vita microbica
    • Gli scheletri di 200 mammut e altri 30 animali sono stati portati alla luce in un cantiere per l’aeroporto Santa Lucía di Città del Messico . È il più grande ritrovamento di ossa di mammut fino ad oggi.
    • L’Africa è dichiarata libera dalla poliomielite, si tratta del secondo virus a essere stato debellato dal continente dopo il vaiolo 40 anni fa.

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