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Corsa contro il tempo per il vaccino: a che punto è la sfida decisiva del nostro tempo?

Una delle cose positive che rimarrà di questo 2020 è sicuramente lo sforzo globale per la ricerca di un vaccino che possa limitare la diffusione del Covid 19. Centinaia di migliaia di scienziati, medici, personale civile impiegati da aziende farmaceutiche, centri di ricerca e governi sono coinvolti nello sforzo che porterà nei prossimi anni alla vaccinazione di oltre tre miliardi di persone. In attesa di vedere se questa sarà una storia a lieto fine, possiamo già notare che mai nella storia un tale dispiegamento di risorse e talenti è stato destinato alla soluzione di un unico problema.

La prima fase, quella della ricerca del farmaco, sembra ormai essere alle battute conclusive. Pochi giorni fa il Regno Unito ha annunciato che comincerà a distribuire le prime dosi del vaccino sviluppato dalla tedesca Pfizer a partire dalla prossima settimana. Da quando la ricerca è iniziata, a marzo, sono passati solamente nove mesi: si tratta di una tempistica record, un arco di tempo in linea con le aspettative più positive degli analisti, a monito che in un mondo complesso come quello in cui viviamo, talvolta capita anche di trovarci a vivere degli scenari che sono leggermente migliori delle nostre previsioni.

A che punto sono i piani per la vaccinazione di massa?

I prodotti sui quali la maggior parte dei paesi occidentali stanno puntando come soluzione immediata per trovare una via di uscita dall’epidemia sono tre: quello sviluppato da Pfizer, quello dell’americana Moderna e il vaccino di AstraZeneca e dell’università di Oxford, che probabilmente potrà essere commercializzato a un prezzo di mercato intorno ai 3$ e il cui sviluppo è fondamentale per le prospettive di vaccinazione dei paesi emergenti. Negli scorsi mesi le tre aziende sono state prodighe di comunicazione, un atteggiamento che ha trasmesso l’idea che dietro allo sviluppo del vaccino ci fosse una sorta di competizione. In realtà, per raggiungere gli ambiziosi target di distribuzione che i governi hanno fissato per il 2021, sarà necessario che tutti questi progetti vadano in porto.

Ma lo sviluppo e l’autorizzazione da parte delle autorità del vaccino è solo il primo passo dello sforzo di distribuzione che marcherà il 2021. Negli ultimi mesi le tre multinazionali hanno cominciato a organizzare la produzione di massa. Questo sforzo, che coinvolge, attraverso accordi di produzione, una rete di aziende farmaceutiche locali e regionali è già a buon punto e le autorità globali stanno verificando che vengano rispettati tutti i criteri di qualità e di sicurezza.

Come detto il Regno Unito è partito prima di tutti. Il ministro della salute Hancock ha annunciato l’intenzione di vaccinare oltre un milione di soggetti più a rischio entro la fine dell’anno. Ora gli occhi del mondo e dei mercati sono puntati sul piano di Londra, che servirà da modello e da test per gli altri sviluppati a livello mondiale. La popolazione è stata divisa in nove categorie, a cui verra offerto il vaccino in ordine di priorità: prima saranno vaccinati i residenti delle case di cura e coloro che lavorano a contatto con loro, in seguito sarà il turno delle persone con più di 80 anni e il resto del personale sanitario, poi delle persone over 75 e così via. La vaccinazione sarà gestita dalle unità sanitarie locali (l’equivalente delle Asl) e saranno anche istituiti dei centri speciali per la vaccinazione di massa. Ricordiamo che il vaccino Pfizer/BioNTech deve essere conservato a -75° ma può restare un paio di giorni a una temperatura poco inferiore allo 0. A poche settimane dalla Brexit la mossa di Londra si è tinta subito di colore politico, con l’Agenzia Europea del Farmaco – che proprio a Londra aveva la sua sede principale – che ha messo in dubbio le procedure adottato dai regolatori inglesi, definendo la propria procedura “più appropriata”.

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Gli Stati Uniti, che secondo indiscrezioni, dovrebbero seguire il Regno Unito di un paio di settimane nella distribuzione, hanno messo in piedi un piano hollywoodiano chiamato “Operation Wrap Speed” per il quale hanno già stanziato oltre 18 miliardi di dollari. Il piano è di vaccinare 300 milioni di persone nel 2021. Secondo le stime degli analisti di Airfinity, grazie alle risorse messe in campo, gli Stati Uniti dovrebbero vaccinare i due terzi della popolazione (la fatidica soglia che secondo il consenso dei virologi dovrebbe garantire l’immunità)  già a maggio. Sempre secondo Airfinity, il Regno Unito dovrebbe raggiungere lo stesso traguardo a luglio, mentre l’Unione Europea – basandosi sui piani che a oggi sono stati presentati dai vari governi – raggiungerà il target a settembre.

L’Unione Europea si è mossa in modo unitario per quanto riguarda l’approvvigionamento ma ancora manca di un piano centralizzato per la produzione di massa e la distribuzione. La Commissione è riuscita ad assicurarsi circa due dosi di vaccino per cittadino dai tre player principali, secondo quanto riportato da Bloomberg Intelligence. Per quanto riguarda la produzione il governo tedesco sta provando ad assumere un ruolo di leadership, cercando di coinvolgere il proprio sistema produttivo nazionale in accordi di licenza per la produzione del farmaco con l’idea di esportare i vaccini verso gli altri paesi. Anche l’Italia, che vanta la principale industria farmaceutica in Europa per produzione davanti a Germania e Regno unito, giocherà la sua parte, con l’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) che sta concludendo proprio in questi giorni le procedure di autorizzazione per le aziende nazionali che saranno coinvolte nella produzione del vaccino (tra cui l’Irbm di Pomezia che produrrà il vaccino AstraZeneca).

Da un punto di vista economico, la necessità del coordinamento internazionale resta fondamentale. A oggi il grande punto interrogativo restano i paesi emergenti, dove molto probabilmente la distribuzione di massa sarà spostata verso la seconda metà del 2021 e il 2022.

Cosa vuol dire per i portafogli?

Come abbiamo avuto modo di spiegare nelle scorse settimane, la risoluzione dell’emergenza sanitaria attraverso il vaccino è una delle condizioni necessarie per vedere nel 2021 la ripresa economica che ci aspettiamo. In questo caso, riteniamo che ci sia ancora della crescita da tenere in conto per l’azionario se il processo di distribuzione sarà implementato secondo i piani. 

Quando pensiamo alla gestione del rischio nei portafogli, dobbiamo porci due domande principali:

  • La prima riguarda l’efficacia della cura. I dati scientifici che sono disponibili sono giudicati dagli esperti come rassicuranti riguardo l’efficacia dei vaccini in uno stadio di produzione più avanzato. Più controversa è la questione sulla percentuale della popolazione che dovrà essere vaccinata per tenere l’epidemia sotto controllo, eliminando il rischio di una nuova ondata di contagi. La soglia di cui gli scienziati parlano si aggira intorno al 60-70% della popolazione. Bisogna sottolineare che questa cifra tiene conto di una valutazione di tipo puramente sanitario. Come è noto, il rischio associato al Covid non è lineare, con tassi di letalità superiori per le persone anziane e per coloro che hanno dei problemi sanitari pregressi. In quest’ottica c’è da aspettarsi che anche la riduzione del rischio sanitario non sia lineare, una volta vaccinate le persone più a rischio. In questo senso è lecito aspettarsi un graduale ritorno alla normalità che dovrebbe culminare in primavera, a patto che la distribuzione proceda come previsto e che i dati sperimentali sull’efficacia del vaccino siano confermati.
  • Il secondo aspetto da considerare riguarda la distribuzione. Lo sforzo di vaccinazione non procederà con lo stesso ritmo a livello globale. Questa disparità necessita di essere tenuta in considerazione quando si pensa agli effetti che una diffusione del vaccino avrà da un punto di vista dell’economia e del mercato. Da un punto di vista di portafoglio, questo si traduce in un’attenzione particolare alla diversificazione del rischio geografico, che dovrebbe mettere a riparo da potenziali rischi specifici.

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