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Tempo di guardare al futuro – Report trimestrale

Il seguente articolo è l’introduzione ai report trimestrali di dicembre. Qui di seguito puoi trovare una selezione dei report, se sei curioso di capire come i portafogli Moneyfarm hanno performato nella presente fase di mercato.

Non è affatto facile avere il senso del tempo. Esiste, per fortuna, una dimensione molto  personale e malleabile di esso: il tempo come categoria mentale per cadenzare il nostro vissuto, come direzione delle nostre scelte e del nostro percorso. Non che non ci siano difficoltà a convivere con questa dimensione più intima: proiettare nel futuro gli effetti delle nostre decisioni, infatti, può provocare una distorsione prospettica, una vertigine.

Per aiutarci a individuare il nostro spazio nel tempo, decidiamo di cadenzarlo mediante l’espediente di suddividerlo in periodi regolari. Giorni, mesi, anni, decadi che si susseguono. Si tratta di convenzioni arbitrarie, ma che hanno un senso per le persone, perché le aiutano a organizzare la realtà, e lo hanno anche molto per i mercati finanziari, che lungo la linea del tempo dispongono, numeri, dimensioni e dati.

L’ultima decennio è stato particolarmente significativo per gli investitori. I principali listini azionari hanno fatto registrare una performance record, più che raddoppiando il proprio valore. 

Questo ci ricorda l’importanza di restare investiti: non esserlo stati, in questo caso, significa aver perso un’opportunità di protezione e crescita del capitale nel lungo termine. Nessuno potrà restituire questo tempo e queste risorse.

Come entriamo nel nuovo decennio? Gli anni Dieci sono stati caratterizzati dall’abbondanza della liquidità, dal nuovo ruolo della politica monetaria e dalla ridefinizione delle categorie che i mercati utilizzano per analizzare la politica. L’inflazione moderata è stata un’altra delle caratteristiche distintive di questo periodo.

I prossimi dieci anni saranno pieni di opportunità, ma anche di sfide. Crediamo che la scelta di restare sui mercati globali sarà ancora premiata, tuttavia la complessità del mondo moderno richiede un’attenzione sempre maggiore.

Commento di mercato

Il 2020 è iniziato sotto una stella diversa da quella del 2019. Un anno fa il sell-off di dicembre e le preoccupazioni sul percorso (restrittivo) della politica monetaria negli Stati Uniti avevano innervosito gli investitori, innalzando l’avversione al rischio sui mercati.

Oggi le considerazioni di allora sembrano solo un lontano ricordo e suonano come una nota stonata nella sinfonia dei mercati finanziari, che nel 2019 sono entrati nel più lungo periodo di mercato toro dal Dopoguerra.

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La Federal Reserve americana ha decisamente cambiato rotta nel corso dell’anno, cominciando un nuovo ciclo di tagli ai tassi di interesse. Ciò ha contribuito a risollevare le asset class rischiose e a sostenere l’ottima performance dei titoli di Stato nella prima metà dell’anno.

Per il 2020 non si può non notare che la sensazione degli operatori è chiaramente migliorata. Lo spettro della recessione sembra allontanarsi e con esso la rottura dell’equilibrio (bassa inflazione, economia in crescita, profitti in crescita, politica monetaria accomodante) che ha garantito agli investitori profitti da record durante la decade liquida.

Tutto però ha un prezzo: le valutazioni delle asset class (ovvero la stima di quanto i futuri flussi di cassa delle società quotate siano incorporati nei prezzi di oggi) sono più alte (quindi peggiori) dello scorso anno e con esse le prospettive di rendimento di medio termine per gli investitori.

Due tendenze positive

Negli ultimi dodici mesi il mercato è stato sostenuto da due tendenze ancora in atto, i cui effetti devono ancora dispiegarsi completamente.

  • Innanzitutto la politica monetaria. La crescita globale è stata piuttosto contenuta, in particolare nel settore manifatturiero, ma l’impatto dei tassi più bassi dovrebbe dimostrarsi di supporto anche nei prossimi mesi. Nonostante un rallentamento nell’industria e, in misura minore, nei servizi, non si sono concretizzate le preoccupazioni per una recessione nei mercati sviluppati; il mercato del lavoro negli Stati Uniti e in gran parte dell’Europa rimane relativamente solido. Potremmo guardare indietro e dire che le istituzioni politiche hanno (finora) gestito con successo un mini-rallentamento dell’economia globale, riuscendo a evitare un’inversione netta del ciclo.
  • Il secondo notevole spostamento è stato attorno alle aspettative, e questo è ben rappresentato dal rapporto Prezzo/Utili per l’S&P 500 negli ultimi dieci anni. Alla fine del 2019 vediamo che il rapporto è tornato a crescere e ben al di sopra dei livelli di un anno fa. Sembra che il mercato azionario valuti i titoli immaginando un periodo di crescita degli utili solida, addirittura in accelerazione, sostenuta da tassi di interesse inferiori e dal miglioramento delle condizioni economiche.

L’inflazione, o l’assenza di inflazione, svolge un ruolo importante per mantenere questo equilibrio. Poiché la disoccupazione è diminuita in tutto il mondo e la crescita salariale è gradualmente aumentata, molti analisti si aspettavano che l’inflazione accelerasse. Il 2019 è stato un altro anno in cui il livello dei prezzi è stato costantemente sotto il target delle banche centrali.

Scommettere sul riemergere dell’inflazione sarebbe stata una strategia perdente negli ultimi anni e, per adesso, i segnali che la crescita dei prezzi possa accelerare sono molto sommessi. Non possiamo tuttavia negare che, in generale, la solidità delle valutazioni che si trovano sul mercato dipende in buona parte dalla convinzione diffusa che i prezzi non accelereranno e che, di conseguenza, le banche centrali continueranno a irrorare il sistema di liquidità.

Con il senno di poi, dunque, non aver ridotto il peso degli  asset rischiosi è stata la decisione corretta, anche se sostenerlo oggi sembra facile.

Per prendere questa decisione si sarebbe dovuto fare affidamento su un paio di fattori cruciali. In primo luogo l’errore commesso dalla Federal Reserve nel continuare ad aumentare i tassi, il conseguente riconoscimento dell’errore da parte della stessa e l’inversione di rotta. In secondo luogo la gradualità del rallentamento dell’economia degli Stati Uniti, al posto di una subitanea caduta in recessione. Il senno di poi è una cosa meravigliosa, ma i segnali erano nel mercato e nell’economia.

E se volessimo applicare la stessa logica al 2020? Le valutazioni azionarie sono elevate, i rendimenti obbligazionari sono ancora piuttosto bassi. La redditività aziendale, sebbene ancora abbastanza sana, è scesa dal suo livello di picco. In aggiunta, il sentimento degli investitori, da quel che sappiamo, rimane positivo. La cautela è dunque d’obbligo, così come la ricalibrazione delle aspettative dopo un anno straordinario, ma crediamo che guardare al futuro con fiducia sia l’atteggiamento giusto con cui iniziare questi anni Venti.

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