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Svizzera, piani per evitare la fuga dei capitali italiani con la voluntary disclosure

Voluntary disclosure

Alcune banche elvetiche hanno scelto di bloccare prelievi e bonifici, altre di congelare i risparmi.

È forse arrivata la tanto temuta fine dei paradisi fiscali, grazie allo scioglimento del segreto bancario tramite il recente accordo bilaterale tra Italia e Svizzera, la voluntary disclosure.

Il patto serve a regolarizzare le violazioni agli obblighi di dichiarazione annuale dei capitali detenuti all’estero compiute fino al 30 settembre 2014. La procedura prevede l’obbligo di versare integralmente le imposte evase e i relativi interessi maturati, mentre le sanzioni godranno di notevoli riduzioni.

Le banche elvetiche, già provate dalla questione “Lista Falciani”, temono ora di dover affrontare la fuga dei fondi di svariati facoltosi Paperoni italiani.

L’Italia, dal suo canto, fa leva su un sistema di comunicazione volontaria per scovare patrimoni nascosti oltralpe, stimati in circa 160 miliardi di euro, naturalmente non attualmente dichiarati al fisco del Belpaese.

Non si hanno ancora cifre ufficiali, ma si valuta che più di due terzi dei fondi italiani custoditi all’estero siano proprio in Svizzera.

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Il programma attuativo non è però così penalizzante per gli attori in gioco, perché i contribuenti che si autodenunceranno alle autorità fiscali italiane dovranno pagare tra il 7 e il 12% di tasse pregresse sul patrimonio tenuto sino ad oggi “nascosto”. Senza la voluntary disclosure la percentuale sarebbe invece potuta essere anche superiore al 40%,con una conseguente fuga massiccia di capitali, a scapito della Confederazione Elvetica.

I primi effetti e le misure attuative.

BSI SA , una banca con sede a Lugano, ha da subito vietato ad alcuni clienti italiani di fare prelievi in ​​contanti e bonifici bancari. Altre banche hanno invece optato per congelare i beni di alcuni risparmiatori, per evitare di essere ritenute “complici”. «Le banche stanno chiedendo a tutti i loro clienti di sciogliere il segreto il più rapidamente possibile, anche per limitare i danni e tutelarsi», ha detto Macchi , consulente PwC a Lugano.  Le banche elvetiche si impegneranno dunque a sciogliere il segreto bancario di tutti i loro clienti entro Settembre 2015.

Per molti evasori questa è una opportunità preziosa per far rientrare i capitali in Italia e adeguarsi alla nuova normativa senza incorrere in pesanti sanzioni ma come funziona l’adesione alla voluntary disclosure nella pratica?

Il contribuente deve presentare istanza all’UCIFI entro il 30 settembre 2015, indicando tutti gli investimenti e le attività finanziarie costituite o detenute all’estero, anche indirettamente o per interposta persona. Devono essere evidenziate anche movimentazioni, dismissioni, prelievi e utilizzi a qualunque titolo di tali fondi. Sulla base delle informazioni e dei documenti prodotti dal contribuente, l’Agenzia delle entrate determina in maniera analitica tutte le imposte dovute (Irpef, addizionali, imposte sostitutive, Irap, Iva, ritenute e contributi previdenziali), maggiorate degli interessi.

Nei prossimi mesi assisteremo sicuramente ad un rientro di capitali, ma sarà senz’altro meno invasivo di quanto sarebbe stato per le principali banche svizzere se non ci fosse stata la sigla dell’accordo. Sembra dunque che la fuga dei capitali sia stata bloccata e incardinata lungo gli argini della burocrazia.

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