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La risposta della Russia alle sanzioni Ue e Usa

Risposta Russia a sanzioni

La Russia reagisce con una serie di misure protezionistiche che interesseranno soprattutto il settore energetico e quello finanziario.

Come prevedibile, la risposta della Russia alle sanzioni dell’Ue e degli Usa non ha tardato a farsi sentire e le dirette conseguenze, sebbene ancora in fase di studio, allarmano soprattutto i Paesi Europei.

L’attuale botta e risposta tra i vari attori dello scacchiere politico non ha certamente placato gli animi, né fiaccato la Russia, che pochi giorni fa ha reagito dando l’ordine di “vietare o limitare per un anno le importazioni dei Paesi che hanno emesso le sanzioni economiche”.

Tali sanzioni, conseguenti ai gravi accadimenti in Ucraina, culminati con l’abbattimento dell’aereo malese, hanno chiaramente acuito le tensioni politiche e commerciali in uno scenario che, con grande probabilità, non vedrà né vinti né vincitori.

Cosa intende fare Mosca.

Le sanzioni che Mosca si prepara a subire colpiscono settori come la finanza, l’energia, la difesa e le tecnologie sensibili a doppio uso civile e militare. Ma sul fronte opposto, le disposizioni che stabilisce contro i Paesi sanzionatori non sono da meno e interessano non solo il blocco delle importazioni ma anche la possibile interruzione del traffico aereo sul suo territorio, il settore navale, l’automotive e la costruzione aeronautica.

Infine il settore energetico che, come sottolineato dal presidente russo Vladimir Putin, vedrà l’inevitabile “aumento dei prezzi sul mercato dell’energia in Europa”.

L’Ucraina in seguito al taglio delle forniture di gas da parte della Russia si è già vista costretta a ridurne il consumo costringendo i cittadini di Kiev a usare l’acqua fredda fino ad ottobre.

Altri Paesi, compreso il nostro, iniziano a preoccuparsi e a calcolare le eventuali conseguenze.

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Sul fronte commerciale, l’Eni è uno tra i gruppi italiani più esposti che al momento sta cercando di valutare l’impatto della reazione a russa. Tuttavia pare che solo la fase esplorativa off shore con Rosneft, ancora agli inizi e senza investimenti significativi, potrebbe subire lievi contraccolpi.

Per quanto riguarda l’export italiano, pari al 3% del totale delle importazioni russe, le stime del Sace prevedono una flessione delle vendite nei prossimi due anni tra 900 milioni e 2,4 miliardi di euro, a seconda dell’evoluzione dello scenario.

Il settore finanziario vede da un lato una serie di banche russe che detengono titoli in scadenza nel breve termine e che, senza accesso sui mercati occidentali, difficilmente saranno rinnovati; dall’altro quelle europee che con un’esposizione complessiva verso la Russia di circa 150 miliardi di dollari stanno valutando attentamente l’entità del problema. Anche i fondi dei mercati emergenti potrebbero risentire di tale delicata situazione se si pensa che come dichiarato dal Fmi, investono in Russia tra il 6% e il 12% delle risorse.

Riguardo le banche italiane, esposte in Russia per 25 miliardi di Euro, l’ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, afferma che “le sanzioni non sono da sottovalutare”, soprattutto se si considera che Intesa san Paolo e Unicredit appunto, hanno filiali nel Paese che potrebbero risentire della crisi economica.

Infatti, a prescindere dalla specificità delle rispettive sanzioni e ritorsioni, a preoccupare maggiormente sono le ricadute sull’economia russa già in stagnazione e gli inevitabili effetti a cascata che avranno sulla crescita europea.

Insomma, di sicuro nessuno rimarrà indenne. Ma chi tra Russia, Ue e Usa riuscirà a farsi meno male?

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