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Le indicazioni di Spence per la ripresa dell’Eurozona

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In questi ultimi mesi, dato il difficile contesto economico finanziario, l’Eurozona è al centro di importanti decisioni da parte degli organi centrali europei, bancari e politici, impegnati ad allontanare lo spettro della deflazione e a risollevare le sorti di un’aerea in crisi ormai da troppo tempo.

A tal proposito il Nobel Michael Spence, advisor MoneyFarm, ha suggerito le tre vie per la ripartenza europea in un interessante articolo del suo blog. Prendendo spunto dal piano di investimenti di 450 miliardi di euro in favore della coesione economica, sociale e territoriale dell’UE, messo nero su bianco nella sesta relazione della Commissione Europea “Investment for job and growth”ha analizzato lo stato di salute dell’Eurozona indicando le direzioni da seguire per la risalita.

La relazione in questione, prospetta un sostanzioso piano di investimenti pubblici finalizzati alla crescitada distribuire tra il 2015 e il 2020.

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Un’agenda, commenta Spence, che finalmente ha un “insieme più bilanciato di obiettivi, tra i quali il capitale umano, l’occupazione, le competenze e le basi tecnologiche dell’economia, l’informatica, la crescita a bassa emissione di CO2 e la governance”. Per sostenere alti tassi di crescita, continua Spence, è indispensabile sostenere alti livelli di investimento pubblico, così da aumentare gli utili dell’investimento privato, il che a sua volta fa aumentare la produzione e l’occupazione”.  Un processo abbastanza semplice da capire ma che talvolta, a causa di fattori limitanti, perde di efficacia. Per questo Spence ritiene che solo attraverso un’azione congiunta, quindi un miglioramento su diversi fronti, si possa sperare in un cambiamento decisivo per l’Europa.
Tre i fattori di importanti: il primo, di competenza della Bce, interessa la stabilità dei prezzi e il valore dell’euro; il secondo riguarda l’aspetto fiscale; il terzo invece quello strutturale.

Spence che ricorda come i tassi di inflazione siano “al momento molto al di sotto dell’obiettivo annuale del 2% della Bce” e la deflazione quasi alle porte, ha evidenziato come la deflazione tenda a incrementare il peso reale del debito sovrano e delle passività della pubblica amministrazione (come il sistema pensionistico). Pertanto qualora dovesse presentarsi “potrebbe compromettere la situazione, di per sé già delicata, delle finanze pubbliche di molti Stati, e impedirebbe la crescita”.

Ha aggiunto inoltre come “in un contesto post-crisi di politiche monetarie aggressive e non convenzionali in altri Paesi avanzati, le politiche della Bce, meno aggressive, hanno determinato un tasso di cambio che ha nuociuto alla competitività e al potenziale di crescita dei settori tradable di molte economie della zona euro”. Per queste ragioni “la maggior parte delle economie ha vissuto, nel periodo antecedente alla crisi, parametri di crescita caratterizzati da livelli alti e insostenibili di domanda interna aggregata. Il ribilanciamento, conclude Spence “impone di orientarsi verso il settore tradable e la domanda esterna. Un euro più debole sarebbe di sicuro beneficio”. 

L’indebolimento dell’Euro pare dunque essere la chiave di una ripresa difficile ma possibile e probabilmente, visti i dati degli ultimi giorni sul cambio euro/dollaro, alle porte.

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