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Quanto rendono i titoli di stato in Europa

Europa

Ad inizio 2016, così come ad inizio 2015 e 2014, l’idea di molti investitori era che i tassi d’interesse nell’Eurozona fossero così bassi da rendere i titoli governativi di quest’area geografica poco convenienti. Puntualmente, ogni anno, questa convinzione è stata smentita, con i rendimenti dei titoli di stato sempre più in basso e il prezzo di questa asset class sempre più in alto.

Le mosse delle Banche Centrali negli ultimi due anni, soprattutto in Europa, si sono spinte ben oltre le attese degli investitori, rimuovendo di fatto lo zero bound al livello dei tassi d’interesse. Il continuo rally dei titoli di stato ha messo in luce quanto sia forte il ruolo della Banca Centrale Europea come compratore, e quanto sia oneroso in termini sia di tempo che di coraggio politico tentare di uscire da questo trentennale di calo dei tassi.

La ricerca di un rendimento nel mondo obbligazionario si fa sempre più difficile. Ci troviamo infatti in un mondo dove il tasso risk-free è zero (se non addirittura negativo), e qualsiasi ritorno, seppur minimo, richiede l’assunzione di notevoli rischi da parte dell’investitore.

Per rendersi conto ti quanto sia difficile trovare titoli di stato profittevoli, basti notare che il 75% del totale del debito pubblico svizzero attualmente ha un rendimento negativo. In altre parole, portando l’investimento a scadenza, l’investitore si troverebbe con un capitale minore di quanto investito in partenza. Stando in Europa, in Germania i titoli a rendimento negativo sono circa il 70% del totale emesso dal governo tedesco, in Olanda il 63%, il Austria il 56%, il Francia il 55%, il Danimarca il 54%, in Finlandia il 48%, in Belgio il 46% e in Svezia il 43%. Fuori dall’Europa, spicca il Giappone, in cui il 75% del totale debito pubblico mostra un rendimento a scadenza negativo. A livello globale, più di un terzo del debito pubblico mondiale mostra tassi inferiori allo zero.

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Per l’investitore il cui portafoglio è valorizzato in Euro, questa situazione implica due cose. Prima di tutto, per cercare un rendimento nell’area euro, si è obbligati a investire nelle scadenze più lunghe, esponendosi però in questo modo a notevoli rischi. Vale la pena ricordare infatti che per un titolo di stato tedesco a 30 anni, l’attuale rendimento a scadenza è appena lo 0.9% annuo; con una duration pari a 23, un rialzo dei tassi d‘interesse anche di soli 10 punti base (un decimo di punto percentuale) potrebbe portare a una diminuzione del prezzo di circa il 2.2%, pari a due anni e mezzo di guadagno.

L’alternativa è quindi uscire dall’area euro, e cercare di investire in titoli governativi di paesi diversi dalla zona euro. Ma in questo caso, al rischio tasso d’interesse si affianca il rischio che i movimenti della valuta cancellino quanto guadagnato in valuta locale. L’inizio dell’anno è stato caratterizzato da movimenti del tasso di cambio molto marcati, rendendo la valuta la fonte primaria delle perdite/guadagni nel mondo obbligazionario.

La logica d’investimento focalizzata solo su titoli di stato nell’Eurozona non genera più alcun valore aggiunto, e nel breve è difficile vedere cambiamenti all’orizzonte. Spostarsi su titoli corporate, anche ad alto rendimento, è per ora necessario per non rassegnarsi a perdere in partenza parte dei propri risparmi.

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