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Private equity: cos’è, come funziona e qual è lo scenario nel 2022

private equity: cos'è?

Il private equity è un tipo di investimento in forte crescita, ma difficilmente accessibile al comune investitore, se non attraverso alcuni fondi comuni. Si tratta di investimenti che puntano al finanziamento di progetti e società ad alto potenziale, così da generare un guadagno dalle plusvalenze.

Quali sono le caratteristiche di questa forma di investimento e quanto è diffusa in Italia e nel mondo? Rispondiamo a questa domanda e proviamo ad analizzare pro e contro del private equity e la sua differenza con il venture capital.

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Private equity: significato

Se vogliamo dare una definizione di private equity, possiamo dire che rappresenta una modalità di investimento di medio-lungo termine mediante l’apporto di capitali nei confronti di una società target, che non è quotata nei mercati regolamentati. Il finanziamento del progetto può avvenire mediante acquisto di quote azionarie o mediante la sottoscrizione di azioni di nuova emissione.

Il termine private equity ci permette subito di distinguere questa forma di investimento da quelli nel public equity, che hanno luogo nel mercato pubblico e regolamentato. Si spiega così la difficoltà di accesso al private equity per l’investitore comune, infatti si tratta di un investimento molto specializzato e riservato agli investitori istituzionali o ai grandi investitori privati, che spesso di servono di appositi fondi di private equity.

Il private equity non va confuso con il public private equity, che riguarda invece l’investimento in società che stanno abbandonando il mercato regolamentato, attraverso il processo di delisting.

Cenni storici

La nascita del private equity in genere si fa risalire alla fine della Seconda Guerra Mondiale, con la costituzione della prima multinazionale di private equity, la 3i della Bank of England. In realtà la primissima operazione di private equity è stata compiuta nel lontano 1901 negli Stati Uniti, con l’acquisizione della Carnegie Steel Corporation da parte del magnate bancario J.P. Morgan, che poi ha portato alla costituzione della United States Steel, la società con la più alta capitalizzazione del mondo in quel periodo.

Il boom del private equity si è verificato solo a partire dal 1980, con la costituzione in Europa di diverse società e associazioni specializzate in questo tipo di investimento. Con la crisi economica del 2008, la riduzione dei finanziamenti concessi alle imprese, ha dato nuova linfa vitale al private equity, che ha sostenuto la crescita di società ad elevato potenziale.

Come funziona il private equity?

Le operazioni di private equity partono dall’intenzione di un grande investitore o fondo di investimento (anche istituzionale) di finanziare determinate società non quotate nei mercati regolamentati. Il finanziamento del progetto dell’azienda target si realizza in un arco temporale di almeno 5 anni e ha come finalità il raggiungimento di determinati obiettivi aziendali, concordati con l’imprenditore.

Dopo questa fase in cui vengono apportati capitali e/o competenze, l’investitore esce dall’investimento e nella migliore delle ipotesi incassa il capital gain generato in questo periodo. Quando l’operazione si conclude con successo, l’investitore si assicura un cospicuo guadagno, ma si possono registrare grandi benefici anche per l’impresa finanziata, che può accedere a grandi capitali senza dover pagare gli alti interessi previsti dai prestiti bancari.

Così come gli investimenti in private equity possono portare a grandi guadagni per l’investitore, allo stesso modo possono comportare ingenti perdite. Si tratta spesso di operazioni ad alto rischio riservate a grandi magnati della finanza, fondi d’investimento, gruppi bancari e compagnie assicurative.

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Differenze con il venture capital

Private equity e venture capital sono due forme d’investimento che spesso vengono confuse e sovrapposte. Il venture capital è una particolare tipologia di private equity, che si concentra sui finanziamenti alle startup da parte dei cosiddetti business angel.

Le nuove società che accedono al venture capital si trovano ancora all’inizio del loro percorso di ingresso sul mercato e quindi rappresentano una vera incognita per gli investitori. Trattandosi di società dai progetti ambiziosi e molto promettenti, attirano l’attenzione e i finanziamenti dei venture capitalist. I piccoli investitori che vogliono investire nel progetto, in genere possono farlo attraverso le iniziative di equity crowfunding.

Fondi di private equity

Un fondo di private equity può focalizzare la sua attenzione su aziende che si trovano in una specifica fase del loro percorso. Quando l’investimento avviene nelle prime fasi del ciclo di vita dell’impresa si parla di seed financing, che finanzia l’idea dell’imprenditore, oppure di startup che accedono al venture capital.

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Le operazioni di private equity si possono concentrare anche sulle imprese in fase di first round o second round, a seconda se abbiano iniziato il processo di espansione o si aprano al mercato azionario. Le grandi società che accedono ai finanziamenti di private equity possono trovarsi anche nella fase di quotazione o cessione delle quote (in questo caso di parla di bridge financing e buyout) oppure nella fase di ristrutturazione aziendale o della compagine dei soci (turnaround e vulture investment).

Non sempre i fondi di private equity hanno come obiettivo la crescita e la prosperità dell’impresa target. I cosiddetti fondi avvoltoio, ad esempio, puntano le aziende in difficoltà, con l’obiettivo di modificare la gestione operativa o smantellare l’impresa per guadagnare dalla vendita dei suoi asset.

Alcuni fondi si specializzano in determinati settori, come quelli che si dedicano al real estate private equity per concentrarsi solo nel settore immobiliare. Abbiamo anche i fondi dei fondi (multi-manager investment), pensati per operare con i fondi comuni d’investimento, che tra l’altro rendono possibile anche l’apporto economico dei piccoli investitori.

Fondi di private equity italiani

Gli investimenti di private equity in Italia oggi sono una realtà in espansione, soprattutto nel settore dell’ICT. Nel 1987 è nata l’AIFI, l’allora Associazione Italiana delle Finanziarie d’Investimento (oggi ribattezzata Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt) con lo scopo di coordinare e rappresentare gli investitori del settore.

In Italia gli investimenti sono veicolati da gruppi bancari, SGR, fondi paneuropei e operatori specializzati nelle fasi iniziali del ciclo di vita delle giovani imprese. Alcuni di questi investitori sono istituzionali e operano a livello regionale o nazionale.

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Private equity nel mondo e il suo trend nel 2022

Le società di private equity nel mondo fanno registrare anno dopo anno una crescita esponenziale sia del capitale investito, sia del numero di operazioni ed investitori. Questa crescita riguarda in modo particolare il settore tecnologico e probabilmente questo trend è destinato a continuare anche nel 2022.

Alcuni fondi di private equity sono dei veri e propri colossi della finanza, come la newyorkese BlackRock, che attraverso la BlackRock Financial Management gestisce 1,03 trilioni di dollari, oppure la Bridgewater Associates fondata da Ray Dalio, che gestisce circa 150 miliardi di dollari.

Vantaggi e svantaggi

Le imprese che riescono ad accedere ai finanziamenti di private equity hanno dei grandi vantaggi, perché possono contare sull’esperienza e sui capitali degli investitori, senza passare attraverso i tradizionali canali di finanziamento, spesso più onerosi.

Gli investimenti di nicchia tipici del private equity offrono opportunità di grandi guadagni per gli investitori, che sfruttano la loro esperienza per individuale le occasioni migliori. Sebbene gli investimenti possano essere molto profittevoli, rappresentano anche un rischio piuttosto elevato, che potrebbe portare alla perdita dei capitali investiti.

Uno svantaggio del private equity è la difficoltà nella liquidazione delle partecipazioni sociali. Visto che si tratta di investimenti che si muovono al di fuori dei mercati regolamentati, sia l’acquisto che la vendita delle azioni avviene attraverso trattative private e questo può comportare delle difficoltà nella ricerca di venditori e acquirenti.

Conclusioni

Abbiamo visto che il private equity è una forma d’investimento molto specializzata che presenta delle barriere all’entrata molto alte. Il piccolo investitore può contribuire con i propri capitali sono attraverso dei fondi comuni, che in Italia sono gestiti da SGR o gruppi bancari.

Molti non sanno che è possibile sfruttare allo stesso tempo i vantaggi di private equity ed ETF, perché alcuni ETF investono proprio sulle società di private equity. Ricordiamo che la regola aurea quando si tratta di investimenti è la diversificazione, così da ammortizzare i bruschi movimenti mercato.

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