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Osservatorio sui mercati globali – Febbraio 2019

Le aziende hanno cominciato a pubblicare i propri risultati relativi all’ultimo trimestre del 2018. Sia utili che ricavi sono meno positivi rispetto agli anni passati. Intanto, nel Regno Unito, domina ancora l’incertezza sul fronte Brexit ma la nuova posizione di Jeremy Corbyn potrebbe cambiare le carte in tavola. Infine il commercio: ci sono segnali di distensione nella dialettica tra Xi Jinping e Trump.

Tigri contro toro

Sui mercati a volte esistono delle curiose relazioni tra variabili a prima vista non del tutto esaustive. Una di queste è quella tra i dati sulle esportazioni dell’Asia emergente (Cina, Taiwan, Corea, Singapore, Thailandia, India) e la crescita degli utili aziendali. Come si può notare dal grafico sotto, esiste una relazione piuttosto forte tra le due variabili: migliore è la dinamica dell’export asiatico (asse verticale), maggiore potrebbe essere la crescita degli utili aziendali nei sei mesi successivi. Partendo dai dati dell’export asiatico nel 2018, abbiamo dunque provato a prevedere la crescita degli utili implicita per il 2019 (puntini arancioni). Come si può notare essi, seguendo questa scorciatoia, potrebbero essere in discreto calo rispetto al 2018 (punti verdi).

Revisioni degli utili e performance azionaria

Il grafico mostra la relazione tra le revisione degli utili degli analisti e la performance azionaria. Le aspettative sul risultato delle aziende molto negative potrebbero lasciare spazio a una sorpresa di cui potrebbe beneficiare l’azionario nei prossimi mesi.

 

Deficit Usa da record

Nonostante le politiche commerciali di Trump il deficit verso l’estero degli Stati Uniti ha toccato un nuovo record a febbraio. Il dato si spiega con il dollaro forte, che favorisce le importazioni, e il raffreddamento dell’economia globale, che frena le esportazioni. Insomma, il tentativo di Trump di ridurre il deficit non sembra funzionare al meglio: il dato potrebbe gettare un’ombra sulla recente distensione nella guerra dei dazi tra Cina e Usa.

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La Brexit e il paradosso di Condorcet

Il grafico prova a mappare le posizioni delle principali fazioni del Parlamento britannico riguardo la Brexit. Il 12 marzo la May vorrebbe presentare al parlamento una versione rivisitata dell’accordo con l’Ue, ma è assolutamente improbabile che riesca a spuntare una qualsiasi concessione da Bruxelles riguardo la questione del confine nord-irlandese. A quel punto i ribelli conservatori pro-Brexit (European Research Group), pur di non appoggiare l’accordo attuale della May, considerato un tradimento della causa, potrebbero far saltare il banco (favorendo l’opzione di una Brexit senza accordo totalmente invisa ai laburisti e ai conservatori moderati). I conservatori fedeli alla May potrebbero allora convergere con i laburisti verso un rinvio della Brexit, per scongiurare l’ipotesi di una Brexit senza accordo. La speranza della May è che i ribelli conservatori, pur di scongiurare un rinvio della Brexit, decidano di appoggiare il suo accordo.

La situazione della Brexit assomiglia al celebre paradosso di Condorcet, un modello logico matematico che teorizza la possibilità di una rotazione ciclica delle preferenze nei meccanismi decisionali, che porta all’impossibilità di prendere una qualsiasi decisione. Per uscire dallo stallo, il paradosso spiega che diventa fondamentale il controllo dell’agenda, ovvero quali opzioni sono messe al voto prima delle altre.

 

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