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L’Osservatorio sui mercati globali – Febbraio 2018

Great expectations

Il grafico mostra come i mercati stiano cominciando a tenere in considerazione le prospettive di un aumento dei tassi di interesse da parte della Fed, la Banca Centrale Americana. Come potete vedere, nel corso dello scorso anno nonostante la crescita costante dei tassi le aspettative faticavano a crescere. Nell’ultimo mese i mercati hanno cominciato ad avere una valutazione diverso delle future mosse della Fed, prevedendo una crescita dei tassi più netta. Cosa è cambiato? L’inflazione in aumento sta convincendo gli operatori che la banca centrale americana dovrà presto agire più decisamente sulla stretta monetaria.

 

Sorpresa sospesa

L’effetto sorpresa economica sta scemando nei mercati sviluppati mentre sta rimanendo costante nei mercati emergenti. L’effetto di sorpresa economica è un indicatore relativo: esso indica quanto l’economia fa meglio rispetto le aspettative. Ovviamente quando questo succede gli operatori ricalibrano le proprie aspettative e l’effetto sorpresa tende a diminuire. Si tratta quindi di un indicatore ciclico per definizione. Più che darci un’indicazione sullo stato dell’economia, ci dice qualcosa sul sentiment di breve termine dei mercati e sul livello di imprevedibilità della situazione economica, oggi sicuramente più incerta nei mercati avanzati rispetto agli emergenti.

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Il ciclo politico-finanziario

Lo spread tra Btp e Bund misura il livello di rischio associato al debito pubblico italiano. In questo grafico tracciamo gli ultimi 20 anni di spread mettendoli in relazione al rapporto debito Pil. Dopo la svalutazione della Lira del 1992 e l’austerità il costo del debito pubblico italiano è stato tenuto basso dall’avvento dell’Euro nel ’99 (che ha eliminato il rischio svalutazione, evitando al Paese gli effetti nefasti della svalutazione del ’92 in termini di reputazione). Nel frattempo per aderire ai parametri di Maastricht i vari governi che si sono succeduti hanno intrapreso un percorso di riduzione del debito che si è fermato solo nel caso del governo Berlusconi che decise di aumentare la spesa pubblica prima delle elezioni del 2006. Poi è arrivata la crisi del 2008 che ha fatto schizzare il rapporto debito Pil e lo spread. Il nuovo governo di qualsiasi colore sia non potrà fare a meno di prescindere dal tenere sotto controllo il rischio sul debito italiano.

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