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Le abitudini di risparmio degli italiani

LucaDixit_template

Si sa che gli italiani sono un popolo dalle molte stranezze e dalle molte peculiarità, e questo è senz’altro un bene. Ma quando si parla di risparmio i nodi vengono davvero al pettine. Questa settimana La Consob, in occasione della World Investor Week, ha pubblicato un report che fotografa le nostre abitudini di risparmio dal quale si possono trarre spunti interessanti per capire qualcosa di più sul risparmio italiano e i suoi vizi cronici.

La ricchezza netta degli italiani, rimasta stabile dallo scoppio della crisi, è quantificabile in 9000 miliardi di Euro, divisi all’incirca in 5000 miliardi di immobili e 4000 miliardi di beni mobiliari (conti correnti, strumenti finanziari, crediti). Si tratta di una cifra molto importante se si considera che la ricchezza nell’intera area Euro è stimabile in poco meno di 50mila miliardi.

Nonostante lo stock di ricchezza considerevole, gli italiani non sembrano interessati alle questioni finanziarie: circa uno su due non ha ben chiaro i concetti di inflazione, di interesse semplice e la relazione tra rischio e rendimento. Ancora meno, il 33%, sa cos’è la diversificazione, solo il 18% il rischio di liquidità, il 16% il rischio di credito e il 10% il rischio di mercato. Per carità, non tutti devono essere degli esperti di finanza: anche per questo esistono dei gestori professionali del risparmio. Il problema è che, quanto a educazione finanziaria, in Italia siamo indietro rispetto a tutto il resto d’Europa. Un altro problema è che esiste un “mismatch” tra le conoscenze reali e le conoscenze percepite. Il 36% delle persone coinvolte nella ricerca, per esempio, è convinta di avere una buona comprensione del rischio di mercato, anche se alla prova dei fatti ha dato risposte sbagliate.

Scarsa educazione finanziaria

Per quanto riguarda la competenza sui prodotti finanziari, il 20% dichiara di non conoscere alcun prodotto finanziario e il 35% non è in grado di dare un giudizio sulla rischiosità dei prodotti più noti. Per questo motivo la maggior parte delle persone non è in grado di valutare davvero i rischi che comportano gli strumenti che ha in portafoglio. Il 40% delle persone con un portafoglio bilanciato non sa indicare, in modo comparativo, il livello di rischio di azioni e obbligazioni.

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Bisogna ribadirlo ancora una volta, il punto qui non è rimarcare l’ignoranza degli italiani. Esistono tanti interessi da coltivare nella vita oltre lo studio degli strumenti finanziari, alcuni dei quali sono certamente in grado di offrire più soddisfazioni alle persone. Non stupisce quindi che il 57% degli intervistati dichiari di non leggere i prospetti informativi e il 27% investa pur non comprendendo l’informativa finanziaria. Questa attitudine, però, dovrebbe almeno incoraggiare il risparmiatore a scegliere la consulenza indipendente, quantomeno per evitare di essere alla mercè di chi ha più a cuore la vendita del prodotto finanziario anziché il suo interesse, come succede ancora in troppi casi.

L’importanza della consulenza

Se andiamo a vedere gli strumenti più scelti dopo i depositi e gli immobili, troviamo i fondi comuni – la cui raccolta è trainata dai fondi a scadenza, prodotto piuttosto controverso – e le obbligazioni bancarie – i casi banca Etruria e Popolare Veneta sicuramente ti dicono qualcosa. Seguono le azioni italiane – non ci stupiremmo di trovare quelle bancarie in cima alla lista – e i titoli di Stato, in barba alla diversificazione. Su questi dati aleggia l’ombra del conflitto d’interesse tipico dell’industria del risparmio italiana.

Come detto, la vera garanzia resta quella di cercare aiuto nella consulenza, meglio ancora se indipendente, ovvero non impostata come un servizio di vendita di prodotti finanziari, quindi libera da conflitti d’interesse. Purtroppo gli italiani non sembrano darle molto peso: quasi un intervistato su due dichiara di non conoscere come viene remunerato il proprio consulente finanziario. L’indipendenza è un valore per pochi e la maggior parte delle persone si basa su consigli di amici e parenti. Alla fine, dunque, quale lezione possiamo trarre da questi dati? Non siete obbligati ad approfondire la materia finanziaria, ma almeno scegliete la consulenza che difende il vostro capitale. Non fare nessuna delle due cose potrebbe rivelarsi una pessima idea.

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