L’ascesa dell’Intelligenza Artificiale tra luci e ombre

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Chiunque abbia avuto il modo di utilizzare l’Intelligenza Artificiale (IA) anche solo per scrivere una mail, si è accorto che questa tecnologia è qualcosa di più di una mera astrazione o una speculazione finanziaria. 

L’Intelligenza Artificiale è una forza tangibile, che si sta rapidamente integrando nell’economia reale, rivoluzionando la vita e il lavoro di centinaia di milioni di persone. Un anno fa ci domandavamo se e quando l’IA avrebbe cominciato a cambiare il modo di lavorare. A dodici mesi di distanza, i dati mostrano che moltissime aziende stanno già registrando significativi incrementi di efficienza grazie all’IA, mentre nuove applicazioni continuano a emergere ogni giorno.

Nonostante queste evidenze, negli ultimi mesi l’attenzione degli investitori si è focalizzata sulla presentazione dei risultati trimestrali delle grandi aziende tech, alla ricerca di conferme che gli investimenti in questa tecnologia siano stati una scommessa vincente e che le valutazioni elevate che vediamo sui mercati siano giustificate.  

Si tratta di un esercizio utile per capire come potrà evolversi la performance dei mercati nel breve periodo, ma crediamo che rischi di distogliere l’attenzione dalla dinamica davvero centrale. L’IA non è un gadget in grado di spingere gli utili nei prossimi 12 mesi: è il potenziale innesco di una trasformazione industriale che potrebbe rivelarsi ben più profonda anche della rivoluzione digitale degli ultimi quarant’anni.

Dal punto di vista degli investimenti, ci interessa soprattutto l’impatto sulla crescita degli utili rispetto alle aspettative iniziali. Tuttavia, riteniamo importante anche prendere le distanze dal rumore che circonda l’andamento dei mercati. La domanda centrale non è se o quando l’IA trasformerà i processi produttivi, le strutture organizzative e la redditività aziendale, ma quanto profonde saranno queste trasformazioni. Non abbiamo molti dubbi sul fatto che l’IA fungerà da catalizzatore per crescita e innovazione; ciò che resta da capire è l’ampiezza di questa ondata e se l’economia globale sarà in grado di assorbirne l’impatto senza scosse significative.

L’unicità della rivoluzione IA

Il potenziale rivoluzionario dell’IA si spiega con il fatto che si tratta di una nuova tecnologia di uso generale, come per esempio l’elettricità o internet. Questo vuol dire che può essere applicabile a un grandissimo numero di attività professionali e, sempre più, anche personali.

Rispetto alle tecnologie rivoluzionarie del passato emergono però due differenze cruciali. La prima, che rende l’IA un unicum storico, è che si tratta di una tecnologia capace di sostituire su vasta scala il lavoro cognitivo e creativo, finora prerogativa umana. 

La seconda è la rapidità della transizione: nonostante l’apprensione verso i risultati trimestrali possa suggerire il contrario, l’adozione dell’IA procede a ritmo accelerato, sostenuta da investimenti senza precedenti. Se internet si è diffuso nell’arco di decenni, l’IA sta penetrando settori e mansioni con una velocità nettamente superiore.

Questa unicità introduce un elemento di incertezza in una narrativa che altrimenti sarebbe inevitabilmente ottimista. Resta infatti da capire se l’economia saprà assorbire questa nuova tecnologia con la consueta capacità di adattamento mostrata in passato o se la velocità e la profondità del cambiamento imporranno costi di aggiustamento più elevati del previsto.

Quanto sarà profonda la rivoluzione del mondo del lavoro?

Per valutare la portata della rivoluzione dell’IA, il primo parametro da considerare è il miglioramento che apporta ai processi produttivi. I primi segnali mostrano già che l’IA sta trasformando le operazioni aziendali a ogni livello. Sebbene le evidenze siano ancora in parte oggetto di dibattito, gli studi preliminari confermano che l’IA ha il potenziale per generare significativi incrementi di produttività.

I segnali iniziali indicano già che l’impatto dell’IA sta ridefinendo i processi aziendali su tutti i livelli. Gli studi preliminari confermano che i guadagni in termini di produttività sono piuttosto significativi. Secondo quanto rilevato dai ricercatori della London School of Economics (su 3000 lavoratori e 240 dirigenti), l’integrazione dell’IA nei processi lavorativi potrebbe portare a far risparmiare l’equivalente di una giornata lavorativa – 7 ore e mezza. Si tratta di uno scarto di produttività intorno al 20%, che può essere quantificato in un valore economico medio intorno a 14.820 euro in base al salario degli intervistati. 

I dati sono in linea con le aspettative delle aziende che, secondo una ricerca Infosys, si aspettano un aumento di produttività media del 15% per i loro progetti IA, con punte fino al 45%. Questo tipo di salto di efficienza, anche nelle sue fasi iniziali, è un segno distintivo delle grandi rivoluzioni tecnologiche. 

Nel leggere questi dati bisogna tenere presente che probabilmente le aziende sottostimano l’IA. Molti lavoratori, infatti, hanno cominciato a integrare questa tecnologia nei propri processi di lavoro in modo informale, e sono ancora poche le aziende che hanno integrato in modo organico l’IA nei propri processi. 

Alcune indagini (McKinsey, Infosys) stimano che solo l’1% delle aziende ha davvero integrato l’IA a pieno nei processi chiave, mentre solo il 2% delle aziende sarebbe pronta a fare questo passo, segno che siamo ancora nelle prime fasi della curva di adozione: la grande maggioranza si trova ancora nella fase pilota o utilizza l’IA in modo marginale. Questo dato è fondamentale, perché indica che la maggior parte dei benefici di produttività deve ancora manifestarsi

Un incremento del 15% della produttività per ora lavorata in queste aree, infatti, produrrebbe in pochi anni risultati paragonabili a quelli che altrimenti richiederebbero un intero ciclo economico. Si pensi che, per esempio, l’introduzione dei computer ha avuto effetti quasi nulli sulla crescita della produttività, mentre gli effetti dell’introduzione dell’energia elettrica si sono visti solo dopo 40 anni. 

Queste evidenze ci ricordano come la relazione tra nuove tecnologie e produttività è spesso non lineare e complessa da prevedere. Al netto delle cautele, un aumento della produttività anche minore di quello previsto si tradurrebbe in benefici ancora sostanziali per l’economia: a parità di risorse, si otterrebbe una maggiore produzione, un miglioramento dei margini aziendali, un sostegno ai salari reali e, aspetto cruciale, un innalzamento strutturale del potenziale di crescita dell’intera economia che si esprimerebbe anche in risultati positivi per gli investimenti. Dopo un decennio di crescita debole, l’AI potrebbe dunque rappresentare il catalizzatore per un nuovo ciclo.

Tuttavia, questi effetti macroeconomici positivi su crescita e occupazione si cominceranno a vedere probabilmente solo tra qualche anno. Il motivo è proprio il basso tasso di adozione formale della tecnologia. Solitamente l’effetto macro si scorge solo quando l’adozione supera soglie critiche, come accaduto con internet tra il 1995 e il 2005. 

Finché le percentuali di adozione resteranno basse, l’effetto sul prodotto interno lordo (PIL) resta scarsamente visibile. È molto probabile che l’IA diventi un fattore decisivo di crescita economica, ma probabilmente cominceremo ad apprezzare questo trend verso la fine del decennio, al netto di possibili effetti depressivi sui prezzi e sull’occupazione. Alcune stime parlano di una crescita economica aggiuntiva del 7% nei prossimi anni.

L’espansione verso i settori di consumo

Un salto di qualità in questa dinamica si avrà quando l’IA sarà integrata direttamente in beni di uso comune, favorendo la nascita di nuove categorie di prodotto capaci di creare mercati o abitudini di consumo completamente nuovi. 

Attualmente, l’utilizzo dell’IA da parte dei consumatori è ancora in fase iniziale: manca un prodotto-simbolo che ne catalizzi l’adozione di massa, come lo fu l’iPhone per il mobile o il PC per l’era digitale. Tuttavia, i primi segnali di questa integrazione sono già visibili nei prodotti esistenti. L’integrazione dell’AI in smartphone, wearable e occhiali intelligenti sta iniziando ora. I grandi produttori di software e hardware stanno testando funzioni di AI agent integrate nel sistema operativo (editing video generativo, personal assistant contestuale, funzioni di produttività in real time). 

Nessuna di queste applicazioni, tuttavia, si è ancora imposta come un differenziatore di prodotto tale da guidare le vendite o cambiare il mercato. Così come dal lato software, seppur molti servizi stanno integrando sempre più l’IA, manca ancora un applicazione applicata nativa sviluppata con il supporto dell’IA che sia sia imposta su larga scala.

Ciò prevedibilmente cambierà: secondo il World Economic Forum (WEF), l’IA potrebbe liberare 1,2 trilioni di dollari di valore nei settori consumer entro il 2038, una cifra quasi paragonabile all’intero valore globale dell’industria del lusso. Il report sottolinea come la diffusione dell’IA nei prodotti destinati ai consumatori possa diventare un volano di crescita andando a supportare  categorie di prodotto oggi mature come retail, intrattenimento, salute digitale, prodotti per la casa intelligenti e food & beverage.

Effetti sull’occupazione

Ma se gli effetti sulla crescita e sui settori arriveranno probabilmente nella prossima decade, gli effetti sul mercato del lavoro sono già visibili. Ad esempio, nel Regno Unito il numero di posti vacanti è passato da 1,3 milioni a circa 0,7 milioni tra maggio 2022 e maggio 2025, e diversi studi suggeriscono che una parte di questo rallentamento potrebbe essere collegata all’adozione dell’IA. Un’analisi del King’s College London mostra infatti che le imprese maggiormente esposte all’Intelligenza Artificiale hanno già ridotto l’occupazione di circa il 4,5% rispetto alle altre, segnalando un primo impatto misurabile della tecnologia sul mercato del lavoro. 

Si tratta sicuramente di un effetto marginale rispetto alla scala della transizione, ma la domanda sorge spontanea: quando l’adozione di questa tecnologia andrà a regime, la struttura economica sarà abbastanza forte per assorbire questa transizione? 

Quando la produttività aumenta, una parte dell’aumento dell’output economico viene assorbita da una riduzione dei costi e da un calo dell’occupazione. Non si tratta di una dinamica nuova. Previsioni disastrose sulla “fine del lavoro” sono emerse a ogni grande innovazione tecnologica e quasi sempre si sono rivelate esagerate. Tuttavia, come abbiamo detto, l’IA promette uno scarto inedito per quanto riguarda la crescita della produttività e sicuramente questo effetto è forse il fattore di rischio maggiore che potrebbe mettere in dubbio il boom economico legato all’IA che potremmo aspettarci nei prossimi anni.

Goldman Sachs stima che l’IA generativa potrebbe automatizzare fino a un quarto delle mansioni in Usa e in Europa, con un impatto sull’occupazione potenzialmente paragonabile a uno shock fino al 7% della forza lavoro in assenza di nuovi posti creati. Questi numeri non vanno sottovalutati. Si pensi che picco della disoccupazione negli Stati Uniti durante la crisi del 2008-09, un evento economicamente e socialmente cataclis­mico, fu del 10%. Una ricollocazione di questa portata di lavoratori, anche se assorbita, può accompagnarsi a forti tensioni politiche e sociali e porterà nuove sfide per la politica. Questo processo richiederà tempo, mentre gli spostamenti occupazionali potrebbero avvenire più rapidamente.

Per alleviare questo effetto serviranno politiche pubbliche per supportare il welfare e la formazione dei lavoratori. Il World Economic Forum stima che entro il 2030 il 59% dei lavoratori avrà bisogno di reskilling o upskilling. Molte aziende lo hanno capito: il 77% prevede di investire nello sviluppo delle competenze, pur riconoscendo che alcune mansioni verranno ridimensionate. Governi e aziende dovranno quindi collaborare su programmi educativi, formazione professionale, sicurezza sociale per i lavoratori in transizione. La velocità con cui i governi prenderanno queste misure e sapranno gestire questa transizione comincerà a diventare un fattore chiave anche nei prossimi anni.

Nel frattempo è probabile che l’economia sarà gradualmente in grado di riorganizzarsi. Il consenso è che l’IA cambierà e ricollocerà i lavori, più di quanto li eliminerà. Un sondaggio globale rileva che l’86% delle aziende si aspetta che l’IA trasformi il proprio settore entro il 2030 e, cruciale, si attende anche la creazione di nuovi ruoli. 

Le ultime proiezioni del WEF mostrano addirittura un saldo positivo di occupazione quando si considera l’intero mercato del lavoro: entro il 2030 potrebbero nascere 170 milioni di nuovi posti di lavoro, a fronte di circa 92 milioni di ruoli eliminati un saldo netto di +78 milioni. 

Andare oggi a valutare la capacità predittiva di questi studi resta un esercizio inutile, ma crediamo che questa dinamica tra crescita della produttività e rotazione del lavoro possa diventare il processo economico distintivo dei prossimi 10 anni. Ci saranno discontinuità e transizioni difficili, ma se guardiamo avanti, l’IA appare come un potente motore di progresso e una conferma per gli investitori della scelta di restare investiti con una prospettiva di lungo termine. 

Il progresso, specialmente quando è dirompente come in questo periodo, va gestito. È comprensibile che l’attenzione degli investitori si concentri oggi sul tema delle valutazioni e sul timore che l’entusiasmo attorno all’Intelligenza Artificiale possa aver inflazionato il mercato. Tuttavia, alcuni elementi distinguono nettamente l’attuale fase da episodi storici simili come la bolla dot-com. A differenza di allora, gran parte delle aziende che stanno guidando questa trasformazione presenta modelli di business consolidati, elevata redditività e flussi di cassa significativi, in grado di sostenere gli investimenti senza fare affidamento su aspettative puramente speculative.

Inoltre, come abbiamo esposto nell’articolo, l’adozione dell’IA è ancora nelle fasi iniziali suggerendo che il tema centrale non sia un eccesso di maturità, ma piuttosto la gestione di una transizione tecnologica profonda. Se guardiamo alla storia, il 60% dei lavoratori americani è impiegato in professioni che nel 1940 non esistevano, e oltre l’85% della crescita dell’occupazione da allora deriva da nuovi ruoli creati dal progresso tecnologico. Per tale ragione, riteniamo che gli investitori dovrebbero accogliere con entusiasmo l’inizio dell’era dell’IA. Il modo migliore per cavalcare questa nuova ondata di progresso è infatti partecipare ai mercati, con un’attenzione al controllo del rischio e alla diversificazione.

Questo articolo fa parte della nostra nuova Asset Allocation Strategica, il documento che racchiude la nostra visione di lungo periodo sui mercati e guida il posizionamento strategico dei portafogli che il nostro team gestisce per te.

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