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Lagarde tiene lontani i falchi sulla scia della Fed

Il meeting di settembre della BCE portava con sé molte aspettative. Si trattava, infatti, del primo meeting in cui il Direttorio era chiamato a prendere una decisione sui tassi di interesse dopo la pausa di agosto, dopo che i numeri preliminari sulla crescita economica del secondo trimestre hanno mostrato una ripresa superiore alle attese.

Nonostante negli ultimi anni la Bce di fatto abbia perseguito l’obiettivo della stabilità economica, l’inflazione resta il suo principale mandato. Per questo l’incontro era atteso con particolare attenzione, soprattutto in seguito alle prese di posizione accomodanti di Powell a Jackson Hole. Nelle ultime settimane la pressione inflazionistica è cresciuta e sono iniziate a emergere le prime opinioni contrarie alla necessità di mantenere la politica monetaria super-accomodante che ha caratterizzato gli ultimi mesi.

Sia l’inflazione attesa, sia quella realizzata segnano valori elevati a cui certamente non eravamo abituati nel Vecchio Continente. Il dato sull’inflazione europea al 3% anno su anno, al di sopra delle aspettative degli analisti e del target della stessa BCE, sembra portare acqua alla narrativa dei falchi, così come il tasso di disoccupazione che sta gradualmente rientrando ai livelli pre pandemia (seppur con le solite differenze tra gli Stati membri).

Ovviamente nessuno si aspettava un rialzo dei tassi d’interesse. Le novità più rilevanti erano attese per il programma di acquisto titoli. Ricordiamo che attualmente i programmi di acquisto titoli in azione sono sostanzialmente due: l’APP (Asset Purchase Programme), nel quale rientrano gli acquisti di titoli di stato, titoli societari investment grade, ABS e covered bond già in corso da prima della pandemia, e il piano di emergenza PEPP (Pandemic Emergency Purchase Programme).

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Nel comunicato stampa per la prima volta la Banca Centrale ha menzionato la necessità di un “moderately lower pace of net asset purchases under the pandemic emergency purchase programme (PEPP) than in the previous two quarters”, ossia l’intenzione di ridurre l’ammontare degli acquisti, anche se:

  • l’ammontare complessivo del programma è stato confermato a 1,850 miliardi;
  • non è stata specificata una somma più precisa per la riduzione.

Ci sembra evidente che, sulla scia di quanto fatto dalla FED, l’istituto di Francoforte voglia mantenere un approccio il più possibile flessibile nell’utilizzare il proprio arsenale per sostenere l’economia. Anche a prezzo – come comunicato in modo chiaro nel comunicato – di tollerare un’inflazione superiore al 2% per un breve periodo. Anche con un inflazione anno su anno al 3%, la Banca Centrale non è tanto concentrata sul valore realizzato, quanto sulle aspettative. Fino a che le proiezioni – anche di medio/lungo termine – non si porteranno al di sopra della soglia target, la pressione dei prezzi non farà basterà a far cambiare traiettoria alla politica monetaria. E per il momento queste aspettative sono ancora al 1.5% per il 2023, lontano dal turbare i regolatori.

Conseguenze per i mercati e gli investimenti

La conferenza stampa non ha riservato particolari sorprese. Da un lato abbiamo trovato incoraggianti le revisioni al rialzo delle proiezioni di crescita per il 2021, che segnalano fiducia nella ripresa economica, così come il giudizio sul livello dei rischi, definito “bilanciato”. Non ci sorprende la menzione dei colli di bottiglia nelle catene commerciali come rischio sia per l’inflazione, sia per la crescita economica. Ma per ora le banche centrali non sembrano avere l’intenzione di regolare queste situazioni e si limitano a monitorarle. Insomma, non è stato aggiunto nulla che già i mercati non si aspettassero. Ci portiamo a casa comunque un giudizio positivo sul quadro economico europeo, un tassello fondamentale nella tesi che vede, nell’azionario, anche oggi, il fattore principale per generare rendimenti positivi per i portafogli.

È anche evidente come la BCE non sia sola, poiché segue la stessa politica, dettata dalla FED, che le principali banche centrali stanno adottando a livello globale. FED, Bank Of England e altre banche centrali minori confermano la politica accomodante e i mercati non sembrano sorpresi e hanno in questo momento piena fiducia nei messaggi che arrivano dai banchieri, tanto che dopo l’uscita del comunicato stampa la reazione è stata assolutamente neutra.

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