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La Giornata del Risparmio, come gli italiani stanno distruggendo la propria ricchezza

Diciamocelo chiaramente: il risparmio oggi non è tra le virtù più celebrate. Il modello dominante sembra essere quello degli eccessi e dei consumi vistosi. Non era così in passato, quando una corretta gestione delle proprie finanze era in cima alla lista delle virtù di ogni buona famiglia italiana. Nel 1924, in seguito all’iniziativa dell’economista Maffeo Pantaleoni, proprio in Italia venne istituita la Giornata del Risparmio, ricorrenza che diventò subito internazionale grazie all’adesione di altri 25 paesi.

Da allora il 31 ottobre è stata l’occasione per insegnare, soprattutto alle nuove generazioni, a gestire con parsimonia le proprie finanze. Ovviamente all’inizio, come tutte le iniziative dell’epoca, la giornata fu utilizzata dal regime fascista per fare propaganda. La ricorrenza sopravvisse però alla guerra: il risparmio divenne, nell’epoca della ricostruzione, lo strumento attraverso cui le famiglie potevano guardare al futuro con rinnovata serenità, il simbolo del ritorno del benessere.

Questa attitudine a risparmiare, tramandata attraverso le nostre generazioni, ancora oggi ha conseguenze molto evidenti: gli italiani hanno accumulato una ricchezza che li pone in cima alle classifiche mondiali e sono diventati noti proprio per la loro grande propensione al risparmio. Tuttavia, negli ultimi anni, questo tratto culturale è andato via via perdendosi e purtroppo anche la giornata del risparmio è finita nel dimenticatoio. Il livello di educazione finanziaria degli italiani è sceso drasticamente fino a diventare una vera e propria emergenza, che ci colloca agli ultimi posti delle classifiche internazionali.

Le abitudini di risparmio degli italiani

Non è che gli italiani abbiano smesso di colpo di risparmiare (anche se la crisi economica ha avuto certamente i suoi effetti, specialmente sulle nuove generazioni). Ciò che davvero manca è la capacità di fare le scelte giuste con il proprio patrimonio. Anche quest’anno l’Acri, la fondazione delle fondazioni bancarie e delle casse di risparmio che organizza la ricorrenza sotto l’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica, ha commissionato una ricerca che fotografa le abitudini di risparmio degli italiani. I dati raccolti da Ipsos danno un’idea molto precisa dell’attuale rapporto dei nostri connazionali con il risparmio. Da una parte, la propensione a mettere soldi da parte è all’86% (uno quota ragguardevole) e il numero delle persone che hanno risparmiato negli ultimi 12 mesi, seppur leggermente in calo per effetto della ripresa economica, resta alto. Si risparmia per i figli, per il futuro e per le persone care: 8 persone su 10 in Italia sarebbero in grado di far fronte a una spesa improvvisa di 1.000€, mentre un terzo della popolazione sarebbe pronto a sborsare, in caso di necessità, 10.000€.

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Ciò che manca non è dunque la capacità di accantonare, quanto il salto concettuale che porta il risparmiatore a investire. I soldi si tengono sotto il materasso. Come si spiega? In generale esiste una grande sfiducia verso la tutela del risparmio, probabilmente alimentata dalla crisi economica, che ha screditato la finanzia, e dai recenti casi di cronaca che hanno coinvolto banche e risparmiatori traditi. Rispetto al 2001 le persone che tengono i soldi sul conto corrente sono salite dal 49% al 67%, mentre gli investitori sono diminuiti dal 47% al 29%.

Come gli italiani stanno distruggendo la loro ricchezza

Le ragioni di questa diffidenza sono sicuramente comprensibili, soprattutto da parte nostra: da anni denunciamo le opacità e le inefficienze del sistema del risparmio gestito in Italia. Provare a difendere il proprio risparmio tenendolo sotto il materasso è tuttavia la scelta sbagliata. In questo modo si condanna il proprio capitale a essere eroso dall’inflazione: bisogna dirlo molto chiaramente, scegliere di non investire equivale a distruggere materialmente parte della propria ricchezza e della ricchezza della propria famiglia.

Si aggiunga a questo che risparmiare oggi è più importante che mai. Purtroppo esiste una chiara pressione sulla previdenza pubblica, una pressione trainata dall’invecchiamento della popolazione. Il mondo cambia, e non ci si può basare sui modelli sociali di 40 anni fa per affrontare i prossimi 40 anni. Nel futuro recente, diventerà ancora più evidente come l’accesso ai servizi finanziari sia una necessità inevitabile, ne va della capacità di avere una pensione. Fortunatamente gli italiani – rivela ancora il sondaggio – sembrano consapevoli di questa tendenza.

Quindi? Per fortuna esiste una terza via: scegliere la consulenza indipendente. Oggi è possibile affidare i propri risparmi a un professionista che non ti vende prodotti ma prova a consigliarti ciò che è meglio per le tue finanze, senza dover pagare commissioni eccessive. Si tratta della scelta migliore che puoi fare per garantire un futuro più solido a te e ai tuoi cari.

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