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La differenza tra rischio e volatilità

Rischio e volatilità

Il mese di agosto, caratterizzato da un alternarsi continuo di ribassi e rialzi azionari ha rimesso il concetto di rischio al centro dell’attenzione di chi opera sui mercati. Iniziano a sentirsi sempre più spesso frasi come la «recente volatilità dei mercati preoccupa gli investitori».

Nonostante sia fuori discussione che l’attuale contesto finanziario debba destare preoccupazioni, deve essere altrettanto chiaro che volatilità e rischio non sono affatto sinonimi, e chi confonde i due termini spesso cade in errore. Sebbene la volatilità possa contribuire in parte a definire la rischiosità complessiva di uno strumento finanziario, il rischio è un concetto ben più ampio che ricopre anche altri aspetti non catturati dalla variabilità dei rendimenti.

Partiamo dalle definizioni:

  • il rischio è essenzialmente la possibilità che il rendimento effettivo di un investimento sia diverso da quello previsto;
  • la volatilità è una misura statistica che misura la variabilità attorno alla media dei rendimenti di un’attività finanziaria. Pertanto considera ugualmente rendimenti sopra e sotto il rendimento atteso, misurandone la dispersione.

Già dalla definizione appare chiaro come i due concetti non siano interscambiabili, sebbene siano collegati. La volatilità si concentra solo su quell’aspetto del rischio legato al movimento dei prezzi che può causare perdite nel breve periodo. A meno che non sia sintomo di un cambiamento strutturale, a un investitore focalizzato sul lungo periodo la volatilità non deve destare particolare preoccupazione, in quanto non intacca la profittabilità degli strumenti ma è spesso legata in prevalenza ai temporanei umori del mercato.

Dal punto di vista quantitativo invece, è utile illustrare due esempi che fanno intuire come, oltre che concettualmente, la volatilità sia anche numericamente inadatta a descrivere completamente il rischio.

Si valutino le seguenti lotterie, i cui dieci esiti sono equiprobabili:

Tabella articolo 10092015

 

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La seconda lotteria offre una perdita massima minore, una potenziale vincita maggiore, e più scenari in cui è possibile  vincere una somma positiva. Osservando invece la media e la varianza delle variabili casuali, otteniamo che:Tabella 2 articolo 10092015

e di conseguenza, secondo il framework media varianza, la Lotteria B non costituisce una valida alternativa, in quanto a parità di media è soggetta a volatilità maggiore. Il buon senso invece ci suggerisce perlomeno di tenerla in considerazione.

Facciamo un ulteriore passo avanti, e confrontiamo i seguenti rendimenti simulati di due strumenti finanziari. La linea verde approssima i ritorni dei normali asset finanziari mentre la linea blu remunera rendimenti piccoli positivi per la maggior parte del tempo, ma è soggetta occasionalmente a grossi crolli. Quest’ultima distribuzione può ben approssimare i rendimenti di un portafoglio di bond, caratterizzato da sporadici fallimenti o i rendimenti di un portafoglio di derivati.

grafico articolo 10092015

Entrambe le distribuzioni hanno media pari a zero e varianza pari a uno. Il classico approccio media varianza suggerirebbe che i due asset siano ugualmente rischiosi, cosa che evidentemente non corrisponde a quanto un investitore ragionevole pensa guardando il profilo di questi due investimenti.

Come questi due esempi banali hanno mostrato, la volatilità spesso non è uno “strumento” per misurare il rischio. Le due definizioni possono coincidere solo in caso di rendimenti normali, dove tutte le caratteristiche di una distribuzione sono catturate solo da media e varianza. Nella realtà, l’ipotesi di normalità è violata per quasi tutti gli strumenti finanziari; l’asimmetria dei rendimenti e lo spessore delle code, ossia quanto possono essere frequenti rendimenti più “estremi”, rendono in molti casi la volatilità una misura solo parziale del rischio.

Concludendo, la volatilità di uno strumento finanziario dovrebbe preoccupare chi investe solo se prevede di dover smobilizzare le posizioni nell’immediato futuro. Ma il fatto che oggi il prezzo di uno strumento si stia muovendo più che in passato non necessariamente implica una maggiore rischiosità nel lungo periodo. Più l’orizzonte d’investimento si allunga, più l’effetto della volatilità si riduce.

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