Pubblicato in:

Il WEF 2015 tra deflazione, crisi geopolitiche e clima

Wef 2015

Passato quasi in sordina, a “causa” del QE di Draghi, il WEF (World Economic Forum) di Davos si è concluso il 25 gennaio, dopo 5 giorni di dibattiti e meeting sui principali temi di attualità, dalla politica alla finanza, dalla salute al clima e un importante documento, il Global Risk Report 2015, a suggello dei vari incontri.

Il forum mondiale, giunto ormai alla sua 45esima edizione, ha riunito come ogni anno, nella piccola città Svizzera, manager, intellettuali, studiosi e soprattutto politici ed esponenti della finanza e delle organizzazioni internazionali. Un summit da capogiro se si pensa che ha complessivamente coinvolto 2500 personaggi influenti del panorama economico mondiale, provenienti da 90 paesi.

Dato l’attuale contesto economico e geopolitico, non sono mancati gli spunti di riflessione o le occasioni di confronto, più o meno ufficiali, su questioni quali la crisi Ucraina, le tensioni in Siria e il Medio Oriente o la decisione della SNB di sganciare il franco svizzero dall’euro, solo per citarne alcune.

Ufficialmente la parte del forum dedicata all’economia ha toccato i seguenti punti:

  • il pericolo bolla speculativa
  • la deflazione
  • il crollo del prezzo del petrolio che impatta negativamente sull’economia globale
  • il fallimento dei meccanismi e delle istituzioni finanziarie
  • il deficit di infrastrutture
  • il problema della fiscalità nelle economie chiave
  • l’elevato tasso di disoccupazione
  • l’inflazione

Sebbene i temi delle politiche divergenti delle banche centrali o del futuro dell’euro non siano stati quindi inseriti nel programma ufficiale, sono stati quelli maggiormente dibattuti durante le riunioni a porte chiuse dei banchieri e dei premier europei, asiatici e americani. Tra questi il grande assente è stato Draghi, impegnato all’Eurotower con la presentazione del QE, mentre tra le new entry si è fatto spazio il premier Renzi che ha incalzato la platea ribadendo più volte come l’Italia, soprattutto in questo momento di riforme, possa rappresentare un’opportunità per gli investitori. La rinascita dell’Italia è stato il tema centrale del suo intervento, volto a convincere la platea dei gotha della finanza che si è di fronte ad un «nuovo Rinascimento italiano» e che dunque è il momento giusto per «trasformare il rischio in opportunità».

Mercati e sistema finanziario.

Tra i meeting più affollati quello dedicato ai mercati finanziari e al sistema finanziario.

Scopri la proposta d'investimento costruita per te

1. Crea il tuo profilo
2. Scopri il tuo portafoglio
3. Comincia a investire
Simula un portafoglio

Al riguardo Giuseppe Recchi (presidente di Telecom Italia) ha affermato che «c’è molta aspettativa per la reingegnerizzazione del sistema finanziario che è stato finora curato ma non ricostituito su dimensioni europee omogenee», mentre Alex Weber (ex presidente della Bundesbank), ha ricordato che qualora i paesi dell’eurozona non dovessero attuare riforme strutturali efficaci «la sostenibilità dell’euro resterebbe in dubbio». A suo avviso infatti la politica monetaria della Bce avrebbe solo «fatto guadagnare tempo ai governi», i quali tuttavia non lo sfrutteranno per le riforme strutturali necessarie ai rispettivi paesi di appartenenza.

Dal punto di vista del ministro dell’economia Pier Carlo Padoan «serve più finanza e meno intermediazione bancaria» così da poter «mettere a disposizione delle imprese più strumenti finanziari, più bond e, ad esempio, più interventi delle assicurazioni in funzione bancarie». «Oggi», denuncia il ministro durante la tavola rotonda, «il sistema è bancocentrico e la percentuale di intermediazione è quasi tutta bancaria, soprattutto in italia. Domani spero che ci sia una percentuale di intermediazione non bancaria maggiore, in modo che si diversifichino gli strumenti finanziari».  E perché questo sia possibile, serve un agire comune e un piano condiviso. Se l’Eurozona è in crisi, aggiunge è «perché si è voluto ridisegnare il sistema finanziario prima di averlo riparato».

Previsioni macroeconomiche.

Il forum di Davos è anche il luogo delle previsioni di lungo termine. Se in alcuni casi si è riusciti a interpretare in maniera “corretta” il contesto economico e a prevederne l’evoluzione, altre volte lo scenario delineatosi ha del tutto sconfessato anche i grandi della finanza.

L’economista Nouriel Roubini, già nel gennaio 2008, aveva avvisato del rischio dei subprime americani e solo qualche mese dopo, quanto previsto si era concretizzato con l’esplosione della crisi di Lehman Brothers. Durante i precedenti forum inoltre si erano saputi anticipare tra l’altro la crescita dello shale gas, l’avanzata dei mercati emergenti o i pericoli derivanti dal cybercrime.

Per contro, sul fronte delle errate previsioni, fu celebre nel 2011 la frase di Christine Lagarde che predisse per gli anni seguenti «la fine della crisi europea». Altrettanto lontane dalla realtà dei fatti le aspettative del governatore del Giappone Haruhiko Kuroda, che lo scorso anno si disse certo sulla fine della deflazione nel suo paese.

In ogni caso il WEF, a prescindere dalle sue capacità previsionali di carattere macroeconomico, rappresenta ancora, a distanza di anni dalla sua prima edizione, un’occasione d’incontro ineguagliabile e di estrema importanza. Uno scambio di informazioni utili  a creare quelle interconnessioni tra i paesi e relativi esponenti che favoriscono una risposta efficace a questioni complesse come le crescenti tensioni geopolitiche, gli estremismi, piuttosto che i cambiamenti i climatici o gli assetti finanziari.

Prova Moneyfarm

Moneyfarm è il Consulente Finanziario Indipendente che ti guida e gestisce il tuo capitale con un investimento su misura e un consulente dedicato sempre al tuo fianco.

Simula un portafoglio personalizzato

- Votati migliore servizio di consulenza finanziaria in Italia per il quarto anno consecutivo
- Scelti da più di 160.000 investitori in tutta Europa
- Consigliati da più del 90% dei nostri clienti