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Il prezzo del petrolio è sostenibile?

Petrolio

Il prezzo del petrolio rimane centrale per l’economia e in particolare per i mercati finanziari.

Solo nel 2015 il costo del greggio è sceso del 30%, per poi crollare di un ulteriore 28% in un solo mese, a gennaio del 2016, raggiungendo il prezzo di 26 dollari a barile, il più basso degli ultimi 12 anni.

Una riduzione della produzione, politiche più accomodanti da parte della FED inerenti il valore del dollaro e gli sviluppi geopolitici del Medio Oriente, sarebbero, a detta della maggior parte degli analisti, gli aspetti che hanno avuto un peso maggiore.

Nulla sembra essere cambiato ma a cosa si deve quindi la risalita del prezzo del petrolio di circa il 60% rispetto ai livelli di gennaio?

Quali fattori hanno inciso così pesantemente?

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I “responsabili” sarebbero i recenti sviluppi nella produzione e la crescente domanda.

Due anni consecutivi di taglio alla spesa nelle regioni al di fuori dall’OPEC e degli USA, hanno inciso sui livelli di produzione. In Kazakistan, Brasile e Russia, diverse compagnie petrolifere hanno ridotto il livello di investimenti con una conseguente revisione dei piani di produzione, mentre al contempo gli USA hanno ridotto la loro sul fronte shale oil.

A ciò si aggiungono poi gli eventi che hanno interessato Iraq e Nigeria, nel primo caso con la distruzione di un importante oleodotto, il cui funzionamento è ripreso solo a marzo, nel secondo a causa di una sospetta opera di sabotaggio.

Ma l’Arabia Saudita non ha intenzione di tagliare i livelli di produzione, almeno fintanto che l’Iran non farà altrettanto. Una situazione di stallo che si è tradotta in un calo complessivo della produzione congiuntamente ad una domanda sempre crescente da parte della Cina e degli USA. Ciò che tuttavia preoccupa gli analisti è l’incremento del prezzo del petrolio, prematuro se si considera i livelli di produzione sono in verità ancora alti e in eccesso.

Intanto per gli investitori in commodities è bene ricordare che la rischiosità dell’investimento salirà in concomitanza con l’instabilità interna ai Paesi esportatori, mentre per contro si ridurrà in caso di scenari come l’indebolimento della domanda, l’alta volatilità dei mercati o il rischio di recessione globale, solo per fare alcuni esempi.

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