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Il petrolio guida la corsa delle materie prime

La prima metà dell’anno è stato caratterizzata da una grande volatilità nel campo delle materie prime. Il movimento è stato guidato dal petrolio, che ha guadagnato più del 10% da inizio anno. Dopo due anni di prezzi contenuti, la domanda che tutti gli investitori si pongono è se siamo all’inizio di una nuova fase del ciclo.

Il rally del petrolio è conseguenza di vari fattori: la crescita economica e l’outlook sono migliorati dal momento di stanca del febbraio 2016. Bisogna ricordare che più di ogni altra materia prima il petrolio è correlato al ciclo economico. Questo è vero anche per i metalli industriali, che hanno attirato molta meno attenzione dei media ma sono cresciuti di circa il 40% nel 2017.

Un altro fattore macro che è strettamente legato con la valutazione del petrolio è quello dell’inflazione. Negli ultimi 6 mesi l’inflazione si è finalmente risvegliata, anche a causa del prezzo stesso del petrolio in crescita (la relazione tra i due parametri è biunivoca). Le materie prime sono di solito considerate come una protezione nei confronti dell’inflazione e questo determina l’aumento dei flussi su questa asset class.

Oltre ai fattori macro, l’acuirsi di alcune tensione geopolitiche nelle aree di produzione ha avuto un peso. Parliamo soprattutto dei problemi dal lato dell’offerta che sono già determinati dalle crisi in Medio Oriente e in Venezuela.

Infine siamo in presenza di sforzi coordinati da parte di alcuni grandi produttori per diminuire l’offerta. In molti si chiedono se il prezzo del petrolio continuerà a salire tornando al livello di equilibrio in cui si trovava prima del calo del 2014. La risposta, a nostro avviso è negativa. Le spinte macro ci sembrano aver raggiunto il picco. Quindi, a meno di non assistere a un intensificarsi delle crisi geopolitiche, non vediamo il petrolio tornare sopra quota 100 dollari al barile.

Il ciclo delle materie prime

Quando si prova a prevedere il prezzo delle materie prima, capire il momento del ciclo finanziario è forse l’elemento fondamentale. In generale le materie prime sono un asset class piuttosto volatile: questo vuol dire che il loro valore si muove abbastanza velocemente, più velocemente rispetto a quello di altre asset class. Se questo può essere vantaggioso in momenti di crescita della domanda, ma rischioso per l’investitore quando il ciclo arriva in una fase matura.

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Quasi tutte gli strumenti finanziari possono essere valutati stimando il valore dei flussi di cassa che ci aspettiamo di ricevere da esse in futuro: questi possono avere una componente cedolare (come i coupon per le obbligazioni e i dividendi per le azioni) e una componente di stima a cui si ritiene di poter vedere il titolo in futuro. Quello che rende le materie prime diverse dalla maggior parte delle altre asset class è l’assenza di un flusso di capitale. Per l’investitore, questo ha due importanti conseguenze: primo, le commodities hanno storicamente avuto un basso livello di correlazione con le altre asset class nel medio termine e questo le rende un valido strumento di diversificazione all’interno del portafoglio. Secondo, per determinare il valore oggi bisogna concentrarsi sulla previsione della domanda e dell’offerta e del contesto macroeconomico.

Le dinamiche di produzione sono a propria volta mosse dall’andamento di fondo dell’economia globale o allo sviluppo tecnologico, che può aprire la strada a nuovi usi di una determinata materia prima. Quando la domanda cresce, con esse cresce di conseguenza il prezzo e questo incentiva sempre più produttori a rientrare o aumentare la produzione. Ovviamente si tratta di uno schema semplificato: la dinamica della domanda e dell’offerta può essere influenzata da una serie di fattori endogeni (come accordi intervenuti tra i produttori, come è frequente nel caso del petrolio) o esogeni (come per esempio una crisi internazionale intercorsa in uno dei Paesi produttori che causa ostacoli alla catena di approvvigionamento).

Le nostre previsioni e l’impatto sui portafogli

Se guardiamo alla situazione attuale, negli ultimi cinque anni l’andamento del prezzo delle materie prime è stato piuttosto deludente. Considerando tutte le principali famiglie, notiamo come solo i metalli industriali hanno fatto registrare un risultato positivo. Le altre famiglie (energetici, beni agricoli) restano invece in territorio negativo. Anche riducendo l’orizzonte dell’analisi ai passati tre anni notiamo come lo scenario non cambi di molto. Considerato che la propulsione che ha spinto in alto metalli industriali e petrolio negli ultimi mesi sembri in esaurimento, ci sembra presto per annunciare l’inizio di un nuovo super-ciclo delle commodities.

A ogni modo, le nostre previsioni per questa asset class sono positive per il prossimo anno e per queste ragioni, abbiamo deciso nelle nostre scelte di inizio anno (delineate sulla base dell’asset allocation strategica) di inserire nei portafogli la massima quantità di materie prime consentita dalla nostra strategia.

All’interno della nostra gestione le materie prime svolgono un importante ruolo di diversificatore, grazie ai loro rapporti di correlazione con le principali asset class. Prevediamo che questo ruolo sarà ancora più utile nei prossimi mesi nel quale crediamo sia possibile un graduale aumento della volatilità. La componente in materie prime costituisce inoltre un importante scudo contro l’inflazione. Gli Etf che inseriamo in portafoglio, che utilizzano i futures per replicare il prezzo di tutte le principali famiglie di commodities, sono infine protetti dalle oscillazioni del dollaro e non contribuiscono ad aumentare il rischio valutario dei nostri portafogli.

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