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I rialzi dei tassi colpiscono i mercati – aggiornamento di mercato dal Chief Investment Officer

Le ultime due settimane sono state particolarmente movimentate per i mercati finanziari, con una serie di notizie che hanno portato agitazione in un contesto già incerto.

Cosa è successo?

Il primo dato che ha colpito gli investitori è stata la pubblicazione dell’inflazione USA a marzo. Il Bureau of Labour Statistic ha pubblicato un dato sopra le aspettative, all’8,6% contro un consensus di Bloomberg dell’8,3%. Il dato risente sicuramente della crescita del prezzo di alimentari ed energia (esacerbati dal contesto internazionale), ma anche l’inflazione core è stata particolarmente sostenuta. La crescita dei prezzi sta cominciando a riflettersi anche nelle aspettative di inflazione di medio termine (che restano comunque vicine alla soglia del 2%) mostrando una crescente, seppur non ancora allarmante, sfiducia dei mercati nella capacità delle banche centrali di gestire la situazione.

Di fronte a questa situazione le banche centrali, nonostante segnali di maturità e rallentamento del contesto economico, hanno reagito con la mano pesante, effettuando e annunciando una serie di rialzi che hanno contribuito a determinare il ritracciamento di breve termine dei mercati finanziari.

La Fed ha confermato di voler spingere sull’acceleratore, contraddicendo le sue stesse linee guida e aumentando i tassi di 75pb come non succedeva dal 1994. Sebbene a maggio Powell avesse fondamentalmente escluso un aumento di tale portata, gli ultimi dati sull’inflazione (8.6% annuale a maggio) più alti delle attese e le aspettative dei mercati hanno forzato una retromarcia, con appunto un aumento di tre rialzi, pur accompagnato da commenti per rassicurare sull’eccezionalità della misura.

Anche la banca centrale europea ha spiazzato i mercati, annunciando l’aumento dei tassi a partire da luglio. La decisione ha creato tensione sui mercati obbligazionari governativi e indebolito l’Euro, facendo aumentare gli spread. L’istituto di Francoforte, anche sotto la pressione dei governi, ha dovuto in fretta e furia annunciare un piano per garantire la stabilità finanziaria dell’Eurozona, prima attraverso il reinvestimento dei rendimento ottenuti dalle obbligazioni acquistate durante il piano anti pandemia PEPP e poi addirittura annunciando la possibilità di mettere in campo nuovi strumenti straordinari.

Anche la Banca d’Inghilterra ha continuato nel percorso di rialzo dei tassi e, come se non bastasse, la Cina ha messo sul piatto nuove misure anti Covid che hanno contribuito a creare sconforto nei mercati. Insomma la tempesta perfetta ha colpito sia la parte azionaria, sia la parte obbligazionaria dei portafogli e le prospettive di inflazione, il rallentamento dell’economia e rialzo dei tassi (che probabilmente continuerà nei prossimi mesi) disegnano un contesto sicuramente non facile da affrontare per gli investitori.

Una prospettiva sul futuro

In questa situazione, riteniamo che sia importante concentrarsi su alcuni elementi positivi che ci aiutano a immaginare una prospettiva per i prossimi mesi, almeno in ottica di medio termine.

  • Il mercato del lavoro rimane incredibilmente forte negli Stati Uniti e generalmente robusto o in rafforzamento in Europa. Negli Usa ci troviamo in una situazione di piena occupazione, con i senza impiego che rappresentano solo il 3,6% della forza lavoro. Per quanto i segnali di rallentamento dell’economia non vadano sottovalutati, non si può ignorare che partiamo da una situazione di relativa forza. Questo vuol dire che uno scenario nel quale il percorso di rialzo dei tassi si risolva con conseguenze non necessariamente drammatiche per l’economia non è da escludersi e ciò rende possibile immaginare una prospettiva di ripresa per i mercati finanziari.
  • Le aspettative di inflazione di medio termine, anche se hanno cominciato a crescere nell’ultimo periodo, sono rimaste relativamente stabili, il che lascia ben sperare sul fatto che i mercati abbiano ormai prezzato gli scenari peggiori. Se questa tendenza continuerà, è lecito non aspettarsi altre sorprese a rialzo specialmente in uno scenario nel quale l’economia mostra segni di rallentamento. Con gli ultimi rialzi le banche centrali si sono garantite un piccolo margine di manovra per gestire i prossimi mesi con maggiore flessibilità. In questo senso è importante ricordare che almeno in Europa i mercati stanno prezzando più rialzi rispetto a quelli dichiarati dalla forward guidance (le linee guida) delle Banche Centrali, riducendo il rischio di sorpresa negativa nei prossimi mesi anche sul lato obbligazionario a basso rischio.
  • Le valutazioni dell’azionario da inizio anno sono crollate in modo sostanziale e ad oggi i mercati azionari hanno prezzi molto più in linea con l’effettiva performance economica delle aziende (misurata attraverso gli utili). Rispetto al passato, per fornire un dato tangibile, le valutazioni normalizzate sono sotto o estremamente vicine addirittura ai livelli di 5 anni fa (figura 1): questo vuol dire, in parole semplici, che i prezzi oggi sono in linea con i livelli economici di 5 anni fa, nonostante in questo periodo diversi indicatori aziendali (utili in primis) siano ben al di sopra di quel livello (figura 2). Questo vuol dire che i mercati stanno già in qualche modo apprezzando un rallentamento dell’economia e che in caso di segnali economici positivi, che potrebbero arrivare prima o dopo, c’è molta strada per crescere.

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Ciò è particolarmente interessante per gli investitori di lungo termine, che vedono la fase della ripresa all’interno del proprio orizzonte temporale. A oggi non possiamo dire con certezza quando il ciclo economico ricomincerà a crescere, ma quello che sappiamo è che probabilmente i mercati anticiperanno questo momento.

Come reagire a questa fase?

Queste considerazioni offrono una prospettiva ma non suggeriscono necessariamente che la fase di mercato negativa sia prossima alla fine. Nel breve termine l’economia globale dovrà affrontare numerose sfide e la volatilità sui mercati potrebbe accompagnarci per qualche tempo.

Come gli investitori più navigati sapranno, i mercati finanziari vivono di cicli. Dal dopoguerra a oggi abbiamo attraversato 17 mercati ribassisti e quello che stiamo vivendo adesso non sarà certamente l’ultimo. Nonostante ciò, essi hanno sempre ricompensato gli investitori con performance positive e crescita in seguito alle fasi negative. Per quanto sia difficile da accettare, non possiamo fare nulla per cambiare la natura del mercato. Si tratta di un’affermazione ovvia e che forse non offre troppo conforto all’investitore che vede le perdite in portafoglio, ma è la cruda regola del gioco.

Ciò non vuol dire che non abbiamo strumenti per navigare questa fase in modo migliore. I nostri ribilanciamenti degli ultimi mesi, che hanno cominciato a ridurre il rischio in modo graduale dallo scorso luglio, aumentato le materie prime e l’esposizione al dollaro e ridotto la duration sono serviti a limitare le perdite rispetto alla performance degli indici (riferirsi al grafico qui sotto per farsi un’idea).

Da parte nostra continueremo a monitorare la situazione pronti ad agire con nuovi movimenti difensivi e a cogliere la ripresa quando inevitabilmente essa riporterà in alto i valori azionari.

Per quanto riguarda gli investitori il consiglio è sempre lo stesso. Evitare di agire sull’onda del panico e ricordarsi che anche perdere le poche giornate di rimbalzo significativo che abbiamo avuto in questi giorni, e che continueremo ad avere nelle prossime settimane, può compromettere il risultato di un piano di investimento di lungo termine. Ad esempio, guardando indietro, se avessi investito 10.000€ il 1 gennaio 1997 sull’S&P 500 fino al 30 dicembre 2016, il tuo portafoglio varrebbe 43.933€. Perdendo i 10 giorni migliori di mercato (10 giorni in un periodo di 9 anni), il valore del tuo investimento sarebbe quasi la metà, a 21.925€.

Il suggerimento che ci sentiamo di dare agli investitori è quello di contattarci se hanno la sensazione che il livello di rischio del proprio investimento non sia in linea con il proprio profilo, se vogliono strutturare il proprio piano di ingresso sul mercato nei prossimi mesi per approfittare dei prezzi ridotti o se semplicemente vogliono confrontarsi con i nostri consulenti che saranno ben contenti di offrire supporto in questo momento delicato.

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