Geopolitica e mercati: focus sul lungo termine

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Il conflitto in Medio Oriente continua. Dopo un’altra settimana intensa, riteniamo opportuno fare il punto sulla situazione.

Le prospettive restano piuttosto incerte. L’amministrazione statunitense sembra intenzionata a portare avanti i negoziati per la riapertura dello Stretto di Hormuz, mentre allo stesso tempo aumenta la presenza militare nella regione. La leadership iraniana continua a negare qualsiasi negoziato, pur consentendo a un numero crescente di petroliere “non ostili” di attraversare lo Stretto. Israele prosegue le operazioni su più fronti, sia contro l’Iran sia in Libano. Nel frattempo, il conflitto in Ucraina continua e potrebbe avere ulteriori implicazioni sull’offerta globale di energia.

Osservando i prezzi di mercato, riteniamo che gli investitori stiano ancora scontando una risoluzione relativamente rapida del conflitto, almeno per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico, anche se l’attuale fase si è già protratta più a lungo del previsto. Dalla fine di febbraio, le azioni globali sono scese di circa il 5,5% (in euro). A nostro avviso, questo movimento riflette principalmente il deterioramento delle aspettative sulla crescita e sugli utili nelle ultime settimane, più che l’ipotesi di un conflitto prolungato.

Entrando maggiormente nel dettaglio, riteniamo che gli investitori stiano iniziando a prezzare un rischio crescente di stagflazione, ossia crescita più debole e inflazione più elevata. In questo contesto, sia le azioni sia le obbligazioni a lunga scadenza hanno sofferto, mentre i prezzi del petrolio sono saliti. Questo rappresenta un promemoria importante: la diversificazione non consiste semplicemente nell’allocare tra azioni e titoli di Stato. La duration obbligazionaria è solo uno degli elementi da considerare nella costruzione di portafoglio.

Anche il recente calo dell’oro è degno di nota. In condizioni “normali”, l’oro verrebbe considerato un bene rifugio in una fase di tensione geopolitica. Tuttavia, nel corso del mese ha sottoperformato sia le obbligazioni sia le azioni. Riteniamo che ciò rifletta in parte prese di profitto dopo la forte performance dell’ultimo anno, oltre all’impatto atteso di tassi reali potenzialmente più elevati.

Qual è quindi la situazione attuale? Il contesto geopolitico resta incerto. Non mancano le opinioni, ma le certezze sono poche. È evidente che stia aumentando la pressione per trovare una “via d’uscita” e favorire una de-escalation, contribuendo così a ridurre i prezzi del petrolio. Ci aspettiamo che ciò avvenga nel tempo, ma è difficile prevedere quanto rapidamente. Più a lungo durerà il conflitto, maggiore sarà l’impatto sull’economia globale.

Per quanto riguarda il posizionamento dei portafogli, riteniamo che restino ben diversificati e relativamente prudenti, pur in un contesto in cui sia le obbligazioni sia le azioni hanno registrato performance negative. Non riteniamo che i mercati azionari siano ancora scesi a livelli tali da giustificare un aumento dell’esposizione. Le valutazioni stanno diventando più interessanti, il che rappresenta un elemento positivo nel lungo periodo, ma l’impatto sulle stime degli utili potrebbe non essere ancora completamente riflesso nei prezzi.

Sul fronte obbligazionario, riteniamo che le scadenze più lunghe inizino a offrire maggiore valore, nonostante la volatilità, e attualmente ne deteniamo una quota limitata nei portafogli.

Nel continuare a proteggere e valorizzare i portafogli, riteniamo fondamentale che gli investitori mantengano il focus sugli obiettivi di lungo termine, evitando di farsi influenzare dal rumore di breve periodo, soprattutto in fasi di elevata volatilità.

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