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ESG: inizio d’anno non brillante?

Sta prendendo piede un nuovo paradigma economico e una crescita rallentata. I dati preliminari sull’andamento del Pil per l’Eurozona e gli Usa, nel primo trimestre dell’anno, hanno deluso le aspettative, già riviste al ribasso nei mesi precedenti. Dopo la pandemia (non ancora sconfitta del tutto), i mercati si sono trovati ad affrontare prima un aumento dei prezzi dei beni e delle materie prime e poi la guerra in Ucraina che ha acutizzando alcune dinamiche, soprattutto quelle legate al mondo energetico.

La conseguenza è dunque stata una performance negativa di tutti i principali indici mondiali e quindi anche del mondo ESG, ulteriormente penalizzato dalla sua minore esposizione agli investimenti in combustibili fossili. Ricordiamo come le aziende ad alta intensità di emissioni di gas serra e legate all’estrazione e commercio di combustibili fossili, nei prossimi anni, dovranno superare sicuramente molte sfide. Gli investimenti socialmente responsabili invece, considerando come pilastro fondamentale l’ambiente, incorporano una riduzione di questo rischio e un posizionamento in grado di beneficiare delle esternalità positive della transizione energetica in atto.

A livello internazionale ed europeo sono già state messe sul tavolo diverse strategie per disegnare un mondo sempre più sostenibile. Da ricordare come il nostro Paese ha da gestire i fondi del Recovery Fund che per una gran parte sono da destinare a progetti di stampo green e che la stessa Ue è stata e continuerà a essere leader nella politica finanziaria sostenibile.

Un altro aspetto fondamentale da considerare è la presa di coscienza sempre maggiore dell’importanza di investire responsabilmente anche da un punto di vista sociale i propri capitali. L’assenza diretta di un’esposizione obbligazionaria collegata alla Russia è un esempio di come considerare aspetti sociali e di governance sia fondamentale a livello di materialità finanziaria.

Infine, guardando i trend di mercato, si può notare come solo nel 2021 sono stati lanciati più di 760 nuovi fondi azionari ESG a livello globale e sono stati introdotti più di 160 strumenti di politica finanziaria sostenibile nuovi o rivisti. Al lordo delle performance di mercato, vediamo infatti che gli investimenti responsabili continuano a canalizzare attenzione nonostante il momento di mercato in forte stress, con la quota di asset gestiti con ETF ESG che continua a salire.

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Ma non solo, perché nuovi regolamenti in campo finanziario sono anche in arrivo per gli investitori e le aziende. Segno che il futuro sarà all’insegna della sostenibilità e dunque degli investimenti ESG. 

 Tornando al 2022 e in particolar modo al primo trimestre dell’anno, è indubbio che gli investimenti ESG abbiano sottoperformato. E questo può aver procurato del malessere negli investitori, lo capiamo. L’importante è però capire i motivi legati a questa dinamica, in modo da inquadrare gli ESG all’interno del sistema economico complessivo, e ricordare l’importanza dell’orizzonte temporale negli investimenti.  

Perché sono andati male gli ESG

Il grafico mostra come alcuni investimenti ESG hanno sottoperformato. Scopriamo i motivi:

  • Il cambiamento nella politica monetaria provocata da un’inflazione e dal conflitto in Ucraina ha causato un aumento dei prezzi delle materie prime. Questo a sua volta ha avuto effetti negativi sulla crescita dei tassi di interesse e conseguentemente sulle performance delle aziende denominate “Growth”, in gergo finanziario, ossia quelle le cui valutazioni prezzano una elevata crescita nelle vendite e dei loro profitti. Tali aziende tendono a essere piú resilienti durante shock negativi di mercato e recessioni, ma subiscono d’altro lato in maniera maggiore strette monetarie e aumenti repentini e inattesi dei tassi di interesse, come quella avvenuta a inizio anno. Tali aziende hanno dunque sofferto nei primi mesi del 2022, con il Nasdaq, che ad esempio ha perso il 27% contro il 17% dello S&P 500. Molte società ESG sono più inclini al fattore Growth piuttosto che al fattore Value, e quindi hanno sofferto la condizione di mercato.
  • La minore esposizione agli investimenti in combustibili fossili ha determinato in maniera massiccia la sottoperformance di ESG. Il settore energetico ha sovraperformato in modo massiccio l’MSCI World (+50% da inizio anno) grazie ai  profitti eccezionali derivanti dall’aumento dei prezzi delle materie prime provocato dalla guerra. Con una sovraperformance del genere, anche piccole deviazioni nell’esposizione verso il comparto energetico hanno effetti importanti sulle performance finali di un portafoglio, specialmente se indirizzate ad aziende energetiche piú orientate alla transizione climatica. In tal senso vediamo, come i principali contributori positivi per il rendimento dello S&P 500 e assenti dai nostri portafogli Socialmente Responsabili, siano aziende come ExxonMobil (+61%) e Occidental Petroleum Corporation (+136%), aziende con un Rating ESG estremamente basso, sia secondo Sustainalytics, sia secondo MSCI.
  • Su oltre 300 fondi ESG analizzati, i portafogli socialmente responsabili di Moneyfarm risultano essere tra i migliori nel ridurre il carbon risk e il finanziamento di attività i cui ricavi sono legati ai combustibili fossili. Questo valida la solidità e l’ambizione delle nostre politiche di investimento responsabile ma, al tempo stesso, ha causato una sottoperformance delle linee ESG rispetto a quelle classiche. Sicuramente l’aver usato una metodologia stringente e considerando un arco temporale di breve periodo ha portato ad una sottoperfomance, ma si deve tenere conto della contingenza dello scenario internazionale, delle metriche ambientali e dell’orientamento strategico di tali linee.

I fattori a cui prestare attenzione

  1. Come detto, le società energetiche stanno beneficiando di profitti eccezionali trainati dalle conseguenze della guerra sui prezzi delle materie prime, con una sovraperformance incredibile da inizio anno. La domanda è se ci dobbiamo aspettare questo tipo di trend anche in futuro. Da questo punto di vista il panorama è estremamente incerto, con le prospettive sui prezzi dell’energia ancora in divenire. Ci possiamo ragionevolmente attendere altre tensioni, dovute alla guerra e ad eventuali divieti di approvvigionamento energetico dalla Russia nei prossimi mesi, ma la domanda é se tali tensioni manterranno i prezzi elevati o li faranno incrementare ulteriormente. Bisogna considerare inoltre se le aziende energetiche continueranno a beneficiarne, e come eventuali divieti e politiche regolamentari incideranno su tale comparto.
  2. Le aziende Growth sono ad oggi in una posizione migliore rispetto a inizio anno, grazie al deprezzamento piú marcato delle valutazioni e al livello del Treasury Americano intorno al 3%, che potrebbe stabilizzarsi in futuro. Possiamo aspettarci infatti che quando i tassi smetteranno di aumentare, il comparto Growth potrebbe colmare il gap con Value, grazie a utili attesi più elevati, marginalità e valutazioni più interessanti. L’incognita in questo caso è ancora una volta l’indice dei prezzi al consumo. Una persistenza dell’inflazione potrebbe infatti continuare a fare pressione sulla Fed, spingendola ad aumentare i tassi piú delle attese.

Le performance negative registrate in questi primi mesi dell’anno non devono portare all’errata conclusione di disinvestire il proprio capitale. Mantenere la calma e guardare sul lungo periodo sono la chiave per rendimenti maggiori.

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