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Dove investire nel 2014: i mercati emergenti?

Dove investire nei mercati emergenti nel 2014

Dove investire sui mercati emergenti nel 2014 significa partire da un 2013 difficile per il comparto.

Da inizio gennaio sono nuovamente negative contro euro le principali valute dei paesi emergenti, i mercati azionari e le obbligazioni emesse da stati sovrani e società private domiciliate in questi paesi.

Le motivazioni di questa fase difficile sono molte, sia di tipo endogeno sia esogene.

Internamente, dopo un decennio di rally legato alla costruzione di infrastrutture e ad export verso i paesi sviluppati di manufatti o di materie prime, i consumi domestici in molti di questi paesi ancora stentano a prendere il volano della crescita. Il recente calo dei prezzi delle materie prime, nonchè una domanda minore proveniente negli ultimi anni dai paesi sviluppati ha messo in crisi un modello di crescita economica basato appunto su export e infrastrutture.

Dal 2012 infine gli investitori internazionali hanno cominciato a riscoprire i paesi sviluppati, Europa e Giappone in particolare: questo ha causato il rimpatrio di capitali che per anni avevano trovato nei mercati emergenti opportunità che non si vedevano in patria.

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Molti dei flussi confluiti sui paesi emergenti negli ultimi anni erano dovuti in particolare ai bassi rendimenti offerti dalle obbligazioni dei paesi sviluppati, USA e Eurozona in particolare. L’idea che il ciclo dei tassi bassi stia per finire e che a partire dagli Stati Uniti si avrà una normalizzazione dei rendimenti rende meno interessante la ricerca di rendimenti alternativi in aree emergenti, nonchè più costosa per gli investitori “a leva”.

Dopo diversi trimestri di sottoperformance a questo punto tutte le asset class dei mercati emergenti presentano valutazioni interessanti, basse rispetto alla loro storia e rispetto ad altri mercati. Questo vale sia per le azioni sia per le obbligazioni, in valuta locale o in valuta forte.

Quello che manca è un catalista, un motivo per cui gli investitori dovrebbero tornare a guardare ai mercati emergenti, poichè le buone valutazioni di solito non sono sufficienti. Serve una stabilizzazione della crescita nelle principali economie (Bric), minor volatilità dei tassi di cambio e la conferma che in un contesto di “global rebalancing” anche i mercati emergenti possano trovare un ruolo sostenibile.

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