Con il protrarsi del conflitto in Medio Oriente, vogliamo concentrarci su ciò che potrebbe essere già incorporato nei prezzi dei mercati azionari. In particolare, analizzeremo due elementi chiave: le valutazioni di mercato e le aspettative sugli utili.
Partendo dalle valutazioni, il grafico qui sotto mostra il Price/Earnings forward storico per l’azionario globale (il rapporto tra il prezzo di mercato e gli utili attesi nei prossimi 12 mesi, confrontato con i livelli storici). Possiamo osservare come le valutazioni azionarie abbiano registrato un graduale rialzo dai minimi del 2022, sostenute da una solida crescita degli utili (in particolare nel settore tecnologico statunitense) che ha contribuito a rafforzare la fiducia degli investitori. Dall’inizio delle ostilità, tuttavia, abbiamo visto le valutazioni azionarie scendere verso la loro media di lungo periodo, riflettendo le preoccupazioni degli investitori per l’impatto del conflitto.
Per gli investitori con un orizzonte temporale di lungo periodo, questo potrebbe essere un segnale positivo. Le valutazioni di partenza non rappresentano generalmente un buon indicatore dei rendimenti nei successivi dodici mesi, ma tendono a essere un predittore più affidabile dei rendimenti a lungo termine. In linea generale, più basse sono le valutazioni iniziali, maggiori tendono a essere i rendimenti nel lungo periodo.

Il secondo elemento da considerare riguarda le aspettative sugli utili. Il grafico qui sotto mostra le previsioni di crescita degli utili per il 2026 nei mercati azionari di Stati Uniti, Regno Unito, Eurozona ed economie emergenti. Possiamo notare come il 2026 sia iniziato con aspettative di crescita piuttosto solide. Gli investitori si aspettavano una crescita degli utili a doppia cifra in tutte e quattro le regioni. Questo ha contribuito a sostenere le valutazioni superiori alla media.
Un altro aspetto interessante è che le aspettative sugli utili sono aumentate dall’inizio dell’anno. Analisti e aziende stavano diventando più ottimisti sulle prospettive economiche, un trend particolarmente evidente nei Mercati Emergenti.

A prima vista, quindi, sembrerebbe che ci troviamo di fronte a una combinazione di valutazioni più basse e crescita degli utili più forte, un mix che potrebbe apparire piuttosto interessante. Tuttavia, come spesso accade, c’è un elemento da considerare: le revisioni sugli utili tendono ad arrivare con un certo ritardo.
Analisti e aziende non reagiscono immediatamente alle notizie, soprattutto quando si tratta di eventi geopolitici. In molti casi preferiscono non modificare previsioni e budget in risposta a eventi che potrebbero rivelarsi temporanei. Di conseguenza, è abbastanza normale che i prezzi delle azioni si muovano prima delle revisioni delle aspettative sugli utili.
Nel contesto attuale, il rialzo del prezzo del petrolio da 60 a 100 dollari al barile rappresenta uno shock macroeconomico che potrebbe avere un impatto su crescita e inflazione, soprattutto se questi livelli dovessero persistere. Ci si potrebbe aspettare effetti su una vasta gamma di prezzi, dalla benzina ai prodotti alimentari, fino ai componenti tecnologici.
Negli ultimi tempi, ad esempio, si è discusso molto della disponibilità di elio, prodotto anche nell’area del Golfo e utilizzato nella produzione di semiconduttori.
Riteniamo che le domande chiave per gli investitori siano due: per quanto tempo dureranno i prezzi elevati e le limitazioni dell’offerta e quanto significativo sarà l’impatto sugli utili aziendali.
Al momento, sembra probabile che i prezzi del petrolio rimangano elevati più a lungo del previsto. Questo potrebbe portare a revisioni al ribasso delle aspettative sugli utili e riteniamo che parte di questo scenario sia già incorporata nei prezzi dei mercati azionari. Se le stime sugli utili dovessero effettivamente scendere, il rapporto prezzo/utili mostrato nel primo grafico potrebbe risultare più alto di quanto appaia oggi.
Cosa significa tutto questo per i portafogli?
Valutare l’impatto dell’attuale conflitto sugli utili aziendali è complesso. Non sappiamo quanto durerà il conflitto, quali danni verranno causati alle infrastrutture, quale sarà l’impatto sull’economia globale e in che misura questo si rifletterà sugli utili delle aziende.
Possiamo tuttavia osservare che il recente calo dei mercati azionari riflette già parte di queste preoccupazioni. Le flessioni non sono state particolarmente marcate, il che suggerisce che gli investitori ritengono che l’impatto del conflitto sull’economia globale e sugli utili aziendali non sarà eccessivamente significativo.
Nelle prossime settimane le aziende statunitensi inizieranno a pubblicare i risultati del primo trimestre e sarà interessante ascoltare le loro indicazioni sull’impatto del conflitto. Ci aspettiamo che alcune previsioni sugli utili vengano riviste leggermente al ribasso.
Per il momento manteniamo un posizionamento leggermente prudente sull’azionario, in attesa che analisti e aziende inizino a riflettere pienamente l’impatto del conflitto nelle loro stime sugli utili.
*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.





