Conflitto in Iran: cosa significa per i portafogli

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Nel fine settimana, Stati Uniti e Israele hanno condotto attacchi aerei contro obiettivi militari e centri di comando in Iran, colpendo anche figure di rilievo della leadership. Teheran ha risposto con il lancio di missili e droni contro diversi obiettivi militari nella regione, alimentando il rischio di un’ulteriore escalation. I viaggi aerei e i trasporti marittimi, in particolare lungo le principali rotte energetiche, hanno già subito ripercussioni. Abbiamo quindi ritenuto opportuno valutare le possibili implicazioni per gli investimenti e per i portafogli.

Come abbiamo già osservato in passato, spesso gli eventi geopolitici fanno molto “rumore”. Tuttavia, negli ultimi anni l’impatto sui mercati finanziari è stato più contenuto di quanto si sarebbe potuto temere.

Gli investitori hanno mostrato la tendenza a guardare oltre il rumore di fondo, concentrandosi sul quadro macroeconomico più ampio e resistendo alla tentazione di fare “market timing” (la strategia d’investimento che mira a prevedere i movimenti futuri dei mercati). Anche oggi sembra emergere un comportamento analogo, seppur con una sotto-performance degli asset più rischiosi.

Detto ciò, è opportuno evidenziare alcuni aspetti.

Le prospettive restano molto incerte e questo potrebbe pesare sul sentiment degli investitori. Gli Stati Uniti puntano a favorire un cambio di regime in Iran, ma non è chiaro quanto questo obiettivo sia realmente raggiungibile né quali possano essere le tempistiche. Ci sono due variabili fondamentali: la durata del conflitto e l’ampiezza del suo impatto.

Al momento riteniamo che il conflitto possa protrarsi più a lungo rispetto a episodi simili del passato, forse anche oltre i 12 giorni dello scontro tra Israele e Iran del giugno 2025. Più il conflitto si prolunga, maggiore potrebbe essere l’impatto sull’economia globale.

Per quanto riguarda l’estensione geografica, abbiamo già assistito ad azioni militari in diversi Paesi della regione, tra cui Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, più qualche azione anche a Cipro.

Finora non si è registrato un coinvolgimento diretto significativo da parte di altre grandi potenze, in particolare Russia e Cina. Un eventuale ampliamento del conflitto rappresenterebbe un rischio per il contesto macroeconomico globale e per il sentiment degli investitori.

In termini di posizionamento dei portafogli, restiamo nel complesso fiduciosi nelle nostre scelte di partenza. Riteniamo che i nostri portafogli multi-asset siano ben diversificati per aree geografiche, valute e classi di attivo.

Le obbligazioni governative, sia nominali sia indicizzate all’inflazione, dovrebbero contribuire ad attenuare la volatilità, in particolare nei portafogli a rischio medio-basso, grazie a rendimenti iniziali interessanti. Nei portafogli con esposizione alle materie prime, ciò dovrebbe offrire un ulteriore elemento di diversificazione.

In merito alle prossime mosse, restiamo pronti ad aumentare l’esposizione azionaria in presenza di eventuali correzioni più marcate, ma finora l’andamento dei mercati non ha offerto occasioni di intervento particolarmente rilevanti.

La situazione resta in evoluzione e auspichiamo una rapida e pacifica de-escalation. Nel frattempo continueremo a monitorare con attenzione l’andamento dei mercati e dei portafogli, pronti a intervenire qualora si rendessero necessarie azioni o si presentassero opportunità coerenti con la nostra strategia di investimento.

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*Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d’investimento prima di procedere.