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Si chiude un anno stellare per i mercati, ripercorriamolo insieme

Questo che ci lasciamo alle spalle è stato senza dubbio un anno molto positivo sui mercati finanziari.

A gennaio 2019 segnalammo che sarebbe stato un ottimo anno per investire, in virtù dei rendimenti attesi tra i più alti degli ultimi anni. In generale, nonostante i momenti di incertezza, possiamo dire retrospettivamente che non essere investiti quest’anno sarebbe costato molto agli investitori con obiettivi di accumulo e di protezione del capitale.

La tabella illustra il guadagno di un investimento di 100.000 con le allocazioni bilanciate Moneyfarm P3, P5 e P6.Va da sé che le performance passate non sono garanzia di perfomance future,

Durante l’anno abbiamo ridotto solo marginalmente l’esposizione agli asset rischiosi, con l’obiettivo di controllare le folate di volatilità che comunque non sono mancate, e questo ci ha permesso di non perdere l’opportunità di mercato con un atteggiamento eccessivamente cauto.

Entriamo nel 2020 con una posizione conservativa ma aperta e a febbraio pubblicheremo le nostre decisioni strategiche e tattiche con l’obiettivo di continuare a centrare il rapporto tra rischio e rendimento in linea con le attese dei nostri investitori su tutte le nostre linee.

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Quanto durerà la crescita globale e dei mercati?

Dopo oltre dieci anni di mercati toro e di crescita economica globale positiva, tutti si aspettano l’inversione del ciclo economico e la conseguente correzione sui mercati finanziari.

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, il Pil globale è cresciuto di oltre il 3% nel 2019. Lungi dal subire una correzione, i principali mercati finanziari hanno fatto segnare un anno più che positivo.

Dopo i primi sei mesi caratterizzati dalla solidità degli Stati Uniti, la seconda metà dell’anno ha portato dei chiari segnali di rallentamento e di peggioramento delle aspettative, tanto che la curva dei rendimenti si è invertita.

In realtà, anche grazie all’azione stabilizzante della politica monetaria, il quadro sembra essersi in un certo senso ricompattato verso la fine dell’anno.

A nostro avviso, i fattori di rischio per l’economia globale restano molti. Per questo, entrando nel 2020, decidiamo di non aumentare il rischio e restare fedeli all’attuale posizionamento cauto.

La giravolta della FED

La politica monetaria, che è stata al centro delle tendenze economico-finanziarie dell’ultimo decennio (la decade liquida), è stata anche quest’anno il fattore decisivo nel determinare l’andamento dei mercati finanziari.

L’anno è iniziato nel segno di una rinnovata tensione tra potere politico e politica monetaria, con la giravolta della Federal Reserve. Il 2018 si chiuse con il quarto rialzo dei tassi nel giro di un anno da parte della banca centrale (un rialzo dei tassi serve a raffreddare l’economia in un periodo di crescita veloce, mente un ribasso al contrario serve a sostenere prezzi e attività), mossa che attirò critiche esplicite da parte di Trump che sosteneva che la politica monetaria in questo modo avrebbe danneggiato la crescita economica (nelle economie occidentali le banche centrali sono istituzioni indipendenti dai governi, questo serve a garanzia che esse si concentrino nella realizzazione del proprio mandato senza focalizzarsi su agende di breve termine).

Anche i mercati finanziari avevano chiuso il 2018 in modo turbolento. Poi la giravolta: alla fine di gennaio la Fed ha detto che non solo avrebbe sospeso il percorso di rialzo dei tassi, ma che avrebbe anche cambiato la direzione con alcuni tagli (ne avverranno tre nel corso dell’anno). La scelta è stata determinata soprattutto dal mutamento drammatico della percezione delle prospettive sull’economia americana, economica che comunque ha fatto registrare un anno molto positivo, nonostante vari segnali di inversione del ciclo.

Perché è importante?

  • La politica monetaria è un fattore determinante nel determinare l’andamento dei mercati finanziari.
  • L’attuale posizionamento delle banche centrali agisce sicuramente come un fattore positivo.
  • Sembra inoltre che la politica monetaria sia diventata più proattiva che nel passato recente, provando in qualche modo ad anticipare il ciclo economico.
  • Qualcuno sostiene che esista ormai una garanzia quasi implicita che le banche centrali intervengano in caso di eccessiva volatilità sui mercati.

Senza spingersi così oltre possiamo dire che il sostegno delle banche centrali è un elemento che ci rassicura all’ingresso di questo 2020.

Cina vs Usa: sfida per la supremazia commerciale

Gli ultimi diciotto mesi sono stati caratterizzati dal tira e molla tra Cina e Stati Uniti sul commercio globale. Le ‘guerre commerciali’ nel 2019 hanno vissuto di varie fasi: si è passati dall’imposizione di tariffe su vari beni, fino all’accordo di massima raggiunto a dicembre (che lascia comunque tantissimi nodi ancora da sciogliere).

In passato abbiamo invitato alla cautela nell’uso del linguaggio: il termine ‘guerra’ ci sembra particolarmente drammatico per quelle che per ora sono state schermaglie (in relazione alle merci coinvolte rispetto al totale delle merci commerciate nel mondo) tra due colossi. Ci troviamo in mezzo alla fase dialettica di un negoziato che si preannuncia duro e lungo, dove le parti ora si sferzano ora si riavvicinano.

Esiste però un dato di realtà difficilmente negabile: la relazione tra le due superpotenze, per quanto riguarda i rapporti commerciali, si sta ridefinendo e su questa necessità convengono tutti i candidati alla Casa Bianca nelle elezioni che si terranno nel 2020. La questione può essere definita in modo brutale: la Cina sta provando a costruire la propria egemonia, alternativa a quella americana, e gli Usa non possono più accettare di concederle un vantaggio.

Perché è importante?

  • Le tensioni commerciali, per la dimensione del commercio tra le sue superpotenze, sono state uno dei fattori chiave per orientare i mercati nel 2019 e crediamo che continueranno a esserlo anche entrando nel 2020.

Saudi Aramco: l’Ipo del secolo

Nell’anno appena passato abbiamo assistito anche alla maggiore quotazione in Borsa del mondo. Il governo saudita ha quotato l’1,5% della compagnia petrolifera di bandiera Saudi Aramco: la quota è stata venduta per 25 miliardi di euro (lo stesso valore del 100% di un colosso come Luxottica), facendo della quotazione la più grande di sempre.

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Il titolo ha fatto registrare nel primo giorno di contrattazioni una crescita del 10%. Con oltre 1.800 miliardi di dollari di capitalizzazione Saudi Aramco è oggi la più grande azienda quotata (il record prima era detenuto da Alibaba).

La questione climatica

Nel 2019 il tema del clima è entrato prepotentemente al centro del dibattito politico. I sempre più diffusi disastri ambientali e l’attivismo politico ispirato dalle nuove generazioni hanno portato il tema in cima alle preoccupazioni delle popolazioni (almeno in Occidente) e stanno cominciando a influenzare l’agenda politica.

Tuttavia la risposta dei governi ha lasciato ampi margini di incertezza: l’anno si è chiuso con il fallimento della conferenza per il clima. In Europa si parla di Green New Deal e anche alcuni Paesi ex-emergenti, come la Cina, rivolgono sempre più interesse alla soluzione della questione ambientale. Tuttavia esistono ancora Paesi che non solo non intendono muovere passi decisivi verso la riduzione delle emissioni, ma che addirittura hanno una visione che non riconosce l’urgenza del problema.

In particolare non sembra facile individuare strumenti e politiche che possano veramente affrontare il tema su scala globale, garantendo equità di trattamento a Paesi che si trovano in fasi diverse del proprio sviluppo e che pongono il tema della crescita sostenibile in secondo piano rispetto al tema della crescita e basta. In questo senso il rischio è che una risposta frammentaria finisca per vanificare gli sforzi.

Perché è importante?

  • Senza necessariamente cedere ai catastrofismi, crediamo che la questione della sostenibilità diventerà un fattore sempre più rilevante per i mercati finanziari, andando a condizionare il comportamento delle aziende, premiando alcuni settori e penalizzando altri. Questi cambiamenti non sono stati necessariamente prezzati dal mercato: per questo dedicheremo al tema una grande attenzione.

Cambio alla guida della Bce

Il 2019 è stato l’ultimo anno di Draghi alla guida della Bce: il governatore è stato, con pochi dubbi, il punto di riferimento assoluto della politica europea dell’ultimo decennio. La sua azione, sotto certi aspetti, ha contribuito a sostenere l’economia europea e forse a garantire alla moneta unica una secondo possibilità dopo che molti dei nodi legati all’unione monetaria sono venuti al pettine.

In un decennio caratterizzato dalla supremazia assoluta della politica monetaria, Draghi ha contribuito a ridisegnare un ruolo molto più politico per la Bce, stimolando la politica fiscale e introducendo mezzi non convenzionali, come l’alleggerimento quantitativo (l’introduzione nel mercato di una grande quantità di liquidità attraverso l’acquisto di titoli di Stato e obbligazioni).

Queste scelte sono servite ad aiutare l’economia e a stabilizzare il sistema, contribuendo enormemente alla crescita dei mercati finanziari. Tuttavia permangono delle ombre: in Europa abbiamo avuto un decennio di crescita relativamente bassa, con livelli di inflazione costantemente sotto i target della Bce. In questo contesto (di nuova, grande moderazione), la politica monetaria deve aprire una riflessione sul proprio ruolo.

Nel frattempo l’anno si apre con un nuovo programma di acquisto di titoli di Stato: anche in Europa, come in Usa, i banchieri centrali sembrano voler essere più reattivi nella lettura del ciclo economico. Il fatto che Christine Lagarde si stia muovendo nello stesso solco tracciato da Draghi è un fattore di grande stabilità in questo senso.

La lunga crisi della Brexit

Da un punto di vista politico, quest’anno sarà ricordato per l’epopea della Brexit. Il Regno Unito sarebbe dovuto uscire dalla Ue nel 2019, ma una battaglia parlamentare su modalità e opportunità della stessa Brexit ha gettato il Parlamento in uno stallo lungo più di un anno (che rimarrà un caso di scuola di come i processi decisionali possano andare in crisi in momenti di stress della democrazia).

Lo stallo è stato superato grazie all’abile azione politica di Boris Johnson, che è riuscito a compattare il fronte della Brexit, facendo franare la base elettorale dei propri avversari.

Il tema Brexit, tuttavia, sembra tutt’altro che chiuso: adesso si apriranno dei duri negoziati per stabilire i futuri rapporti tra Regno Unito e Ue e l’ipotesi di una Brexit dura non può essere del tutto esclusa. Inoltre l’integrità stessa del Regno Unito è stata messa alla prova ora che sembra che l’Inghilterra abbia preso con forza una direzione politica divergente rispetto alla Scozia e all’Irlanda del Nord.

Crisi e crolli: tutte le forme del rischio

L’anno appena passato, seppur estremamente positivo, è stato caratterizzato da alcune notizie che devono fare riflettere. Dal fallimento dei fondi ad alto rischio del gestore superstar Neil Woodford, allo scandalo dei “diamanti da investimento’, passando per il fallimento degli ETF che scommettevano contro la volatilità, al crollo delle criptovalute e ad alcune tensioni sul mercato monetario.

Cosa ci ricordano queste vicende?

Che è sempre importante agire con cautela sul mercato, capendo bene la propria propensione al rischio e i propri obiettivi. Grazie all’evoluzione dell’industria finanziaria, oggi gli investitori si trovano a interagire con un mercato pieno di opportunità, con la possibilità di investire in modo veloce, efficiente ed efficace su un gran numero di asset class e soluzioni prima destinate a investitori con un accesso privilegiato al mercato.

Senza cedere ai catastrofismi, quest’anno è anche la prova che oggi, ancor più che in passato, è fondamentale affidarsi a una consulenza di qualità.

Il nostro impegno: a fianco dei risparmiatori per la trasparenza

La gestione degli investimenti è una delle voci di spesa più rilevanti per molte famiglie, ma i dati dimostrano che solo pochi investitori hanno piena contezza dei costi che sostengono. Da quest’anno sono cambiate le regole (MIFiD II) e gli intermediari sono finalmente obbligati a comunicare con chiarezza agli investitori quanto stanno spendendo per investire.

Come Moneyfarm siamo stati tra i primi in Italia a inviare i rendiconti ai nostri clienti e abbiamo patrocinato due ricerche del Politecnico di Milano per monitorare l’applicazione della normativa europea nel nostro Paese e per definire degli standard qualitativi che in qualche modo favorissero la transizione verso una maggiore trasparenza.

Purtroppo, le ricerche hanno rilevato che non tutte le banche hanno applicato le norme in modo impeccabile e spesso le informazioni sui costi sono state inserite all’interno di documenti lunghissimi, contenti altre informazioni (anche fuorvianti), e di difficile lettura.

Per aiutare gli investitori a capire meglio quanto pagano per i propri investimenti abbiamo attivato il servizio gratuito Rendi(ti)conto. I nostri consulenti sono a disposizione per aiutare chiunque lo desideri a fare chiarezza su tutti gli investimenti che ha in corso, fuori o dentro Moneyfarm. (La ricerca del Politecnico sui rendiconti ex-post in sintesi).

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