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Fondi comuni, salgono i costi

LucaDixit_template

Quando i miei amici mi chiedono consigli per gli investimenti di solito, per deformazione professionale, evito di entrare in troppi dettagli. D’altronde a nessuno piace portarsi il lavoro a casa, il medico non vuole sentirsi raccontare gli acciacchi di amici e parenti e il cuoco non vuole mettersi ai fornelli quando invita degli ospiti. Dedichiamo già moltissimo tempo della nostra vita al lavoro, forse troppo, e di questi tempi dobbiamo considerarci anche fortunati.

Il problema è che l’uomo è un animale egoista e spesso manca di buon senso. Così il mio amico medico, proprio quello che si lamenta delle chiamate di una sua lontana cugina in preda a fastidiosi dolori all’anca il sabato sera, e il mio amico cuoco, i cui affari recentemente vanno a gonfie vele, non possono fare a meno di chiedermi, in ogni occasione, qualche suggerimento su come investire i loro risparmi.

Per non risultare sgarbato, ma allo stesso tempo tagliare corto il discorso con eleganza, ho elaborato una strategia piuttosto efficace. Alle loro domande rispondo dando il miglior consiglio che si può dare a un investitore: nel lungo termine ciò che fa davvero la differenza sono i costi. Col tempo i rendimenti medi di diverse strategie e diversi approcci tendono a convergere, i costi sono ciò che può fare davvero la differenza (scopri quanto possono influire i costi sul risultato di un investimento).

La ricerca sul costo dei fondi

Una ricerca recentemente pubblicata dalla Banca d’Italia, una delle più complete sull’argomento, ci riporta degli interessanti dati sui costi dell’industria dei fondi comuni in Italia. Il documento “Il costo totale dell’investimento in fondi comuni” di Giorgio Albareto, Giuseppe Cappelletti, Andrea Cardillo e Luca Zucchelli ha come scopo quello di stimare l’incidenza delle commissioni sulla raccolta totale dei fondi comuni.

Secondo la ricerca la dinamica di crescita del costo dei fondi è andata crescendo negli ultimi anni fino a raggiungere un costo medio dell’1,74% (con particolari tipi di fondo come i bilanciati, gli obbligazionari e quelli flessibili che hanno costi superiori alla media). Una cifra in grado di far scendere il rendimento medio dei fondi italiani dal 3,5% al 2%.

Il costo medio dei fondi comuni è cresciuto considerevolmente negli ultimi anche se il Ter medio è rimasto pressoche uguale. Questo si spiega con il fatto che la maggior parte degli aumenti sono stati causati dalla crescita delle commissioni di ingresso e delle commissioni di uscita (che non sono incluse nel Ter). Il colpevole? Il solito sospetto: i fondi a scadenza a finestra di collocamento, di cui abbiamo già scritto in passato e su cui abbiamo pubblicato anche un e-book spiegando nel dettaglio il complicato e opaco sistema di commissioni che si torva alla base di essi e tutte le inefficienze di questo prodotto per l’investitore. Questi fondi sono particolarmente costosi e redditizi per case prodotto e reti.

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Data target, un successo inspiegabile

Nel resto d’Europa godono di scarsissima diffusione, ma in Italia hanno rappresentato tra il 2013 e il 2015 il 40% della raccolta totale , con un’incidenza ancora maggiore soprattutto nei segmenti più cari per l’investitroe, quelli che abbiamo menzionato sopra, dove i fondi con “commissioni di sottoscrizione o di rimborso” hanno monopolizzato la quasi totalità della raccolta. C’è il sospetto che questa cifra sia aumentata nel 2016, anno in cui l’incidenza delle commissioni si è impennata.

Ovviamente ognuno è liberissimo di far pagare e di pagare i propri servizi quanto meglio ritiene. Ma la popolarità di questi fondi, caso unico a livello internazionale, ci fa alzare il sopracciglio. Come si spiega questo incredibile successo commerciale? Qui non ci troviamo di fronte a una tendenza passeggerà, qui ci troviamo di fronte a un prodotto che ha conquistato per intero la raccolta di un’intera industria. Un’idea ce l’abbiamo ma per non sembrare troppo mal disposti citeremo qui alcune parole della ricerca pubblicata dalla Banca d’Italia: “La diffusione di questi fondi riflette anche la maggiore convenienza per le reti distributive rispetto ad altri strumenti finanziari, in quanto il pagamento delle commissioni avviene interamente al momento della sottoscrizione delle quote”. Il sospetto che l’abilità delle reti di vendita abbia un peso nel grande successo di questi fondi è legittimo in un contesto, come quello italiano, così caratterizzato dal conflitto di interesse.

 

 

 

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