Come hanno reagito i mercati alle turbolenze di inizio 2026

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Nel consueto appuntamento video mensile, il nostro Portfolio Manager Giorgio Broggi riflette su quello che si è rivelato un inizio d’anno ricco di eventi ed esplora le implicazioni delle notizie geopolitiche per i mercati finanziari. Puoi leggere la versione scritta qui sotto.

Chi sperava in un inizio d’anno tranquillo, sarà rimasto deluso/a. Le notizie si sono susseguite senza sosta, dal Venezuela alla Groenlandia fino a Minneapolis. Ma se aveste guardato solo ai mercati finanziari a fine gennaio, avreste potuto pensare che ci fosse davvero poco da segnalare. Sia l’azionario che l’obbligazionario globali hanno avuto una performance piatta, e con una volatilità media relativamente bassa. Solo il forte rally dell’oro (in rialzo di circa il 15% dall’inizio dell’anno) sembra riflettere le tensioni geopolitiche a cui abbiamo assistito a inizio 2026. Ha premiato comunque l’ampia diversificazione dei portafogli, che hanno fatto bene, con performance lorde (al 26 gennaio) tra lo 0,2% e l’1,7%. Questo, dopo un ottimo 2025, con performance lorde per l’anno tra il 3% e il 9,1%.

Tornando a questo gennaio, all’interno del mercato azionario, il 2026 ha aperto in continuità con l’anno scorso, con i Mercati Emergenti a sovraperformare Europa ed Usa. Quest’ottima performance è attribuibile a due ragioni principali. Per prima cosa, alcune materie prime minerarie hanno fatto molto bene, a beneficio di geografie emergenti chiave come il Messico, il Brasile e il Sud Africa. In secondo luogo, il settore tech di quest’area geografica (dominato da grandi società tecnologiche in Taiwan e in Corea) ha continuato a brillare, spinto dalla forte domanda legata all’Intelligenza Artificiale. 

Per quanto riguarda gli utili aziendali, le aspettative per il 2026 sono molto positive, con gli analisti che si aspettano una crescita degli utili a doppia cifra in Usa, Europa e nei Mercati Emergenti. Per il momento, la stagione utili negli Usa per l’ultimo trimestre del 2025 sta andando bene, e questo rassicura gli investitori, soprattutto dato anche il contesto macro positivo e caratterizzato da spinte fiscali e tassi di interesse più bassi.

Dato del mese

Il numero che ha catturato la nostra attenzione a gennaio è 5.000 dollari, il prezzo per oncia dell’oro. All’inizio del 2024, il prezzo dell’oro era di circa 2.000 dollari per oncia. Gli investitori continuano a scommettere sull’indebolimento del dollaro come valuta globale causato dall’aggressività delle politiche americane. A nostro parere, l’oro può certamente aiutare a diversificare efficacemente e a coprire dai rischi geopolitici in questo contesto, ma attenzione a non sovra-concentrarsi, soprattutto dopo la crescita straordinaria degli ultimi due anni.

Domanda del mese

Abbiamo ricevuto molte domande sul perché i mercati finanziari non abbiano reagito in modo peggiore (e non solo temporaneamente) alle numerose tensioni geopolitiche di gennaio.

La ragione chiave è che i mercati continuano a scommettere, a nostro parere a ragione, sul fatto che l’amministrazione americana sia molto più pragmatica di quanto possa sembrare inizialmente. La tensione sulla Groenlandia rafforza questa convinzione, con Trump ad ammorbidire di molto i toni davanti alla forte reazione dei leader europei dopo le minacce di annessione. Insomma, le tensioni geopolitiche sono rimaste “gestibili”, nel senso che il pragmatismo dell’amministrazione Usa ha sempre evitato escalation che potessero danneggiare il contesto macro e peggiorare le attese di crescita degli utili aziendali. 

Crediamo che questo pragmatismo continuerà, ma è indubbio che stia creando delle crepe da monitorare nella fiducia che gli investitori hanno negli Stati Uniti e nei loro mercati finanziari, come anche dimostrato dal forte rally dell’oro e dall’indebolimento del dollaro.

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