Centrodestra vince in Germania: cosa cambia per l’economia

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Le elezioni tedesche del 23 febbraio, annunciate come la tempesta perfetta per i moderati europei, potrebbero invece rivelarsi l’ultima speranza per il Vecchio Continente di formulare una risposta coesa alle tante urgenti sfide.

Nel bene e nel male, è sempre la Germania a dare le carte: senza Berlino, l’Europa semplicemente non è. Una volta annunciati i risultati, Friedrich Merz, il leader della CDU – il partito di centrodestra tedesco che ha vinto le elezioni – ha sorpreso tutti lanciando un messaggio inequivocabile: gli Stati Uniti non sono più interessati alle sorti dell’Europa, che deve quindi diventare indipendente da Washington. Un proposito che intacca la narrativa di un’Unione Europea considerata vittima sacrificale nel grande gioco delle superpotenze.

Resta da vedere se un leader che si ispira a Margaret Thatcher e Ronald Reagan saprà trovare un linguaggio comune con la destra isolazionista e libertaria americana, o se il falco dei bilanci in ordine riuscirà a reperire le risorse necessarie per investire nella sicurezza europea e nel rilancio dell’economia. La sfida non sarà semplice: Germania ed Europa devono aumentare la spesa per la difesa, rilanciare una competitività in calo e potenziare i finanziamenti all’innovazione per non finire ai margini del panorama tecnologico globale. Inoltre, il modello economico basato sull’export che ha sostenuto la Germania negli ultimi anni non sembra più al passo con i tempi.

Dal punto di vista degli investitori, indipendentemente dalle posizioni politiche, un’Europa con una leadership più energica è un fatto positivo: l’economia tedesca e quella continentale hanno bisogno di una visione forte e di nuovi investimenti per esprimere il proprio potenziale. Ora, però, alle parole dovranno seguire i fatti.

Il centro in agonia di voti, ma la strada per la grande coalizione rimane aperta

Le elezioni hanno sostanzialmente confermato le previsioni, creando per Berlino la strada verso una maggioranza stabile. L’alleanza cristiano-sociale guidata da Friedrich Merz è il partito di maggioranza relativa, con circa il 28,5% dei voti. Nonostante ciò, il risultato elettorale ottenuto è il secondo peggiore di sempre, dopo quello disastroso del 2021. Per i socialdemocratici del cancelliere uscente Olaf Scholz si è trattato di una sconfitta storica, con il peggior risultato elettorale dal 1887, pari al 16,4%. Hanno perso voti anche i partiti che hanno governato insieme a Scholz, i Verdi e i liberali, che – dopo aver determinato le elezioni anticipate – sono stati puniti con il peggior risultato di sempre (4,2%), restando fuori dal parlamento.

A guadagnare dall’emorragia di voti dei partiti di centro sono state le ali più estreme dello spettro politico, a partire dal partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD), che ha più che raddoppiato la propria quota di voto attestandosi al 20,8%. L’AfD, che ottiene la maggior parte dei suoi consensi nelle regioni della Germania Est – dove è di gran lunga la prima forza politica – ha ottenuto un risultato storico, raddoppiando i propri voti. Il dato resta comunque in linea con quanto accreditato dai sondaggi negli ultimi mesi, senza che la volata lanciata dall’elezione di Donald Trump e gli endorsement del mondo MAGA abbiano spostato molto.

Dall’altra parte dello spettro politico, la sinistra della Linke ritorna al Bundestag, ottenendo l’8% dei voti.

In un’elezione vissuta come uno snodo cruciale della storia politica tedesca, come dimostra il record di affluenza per la Germania unificata (82,4%), la polarizzazione dell’elettorato è evidente. Tuttavia, la forza centripeta che sorregge l’architrave politica tedesca ed europea, supportata dal sistema elettorale proporzionale con soglia di sbarramento, ha retto. CDU e SPD hanno ottenuto abbastanza voti per formare una grande coalizione senza il supporto di terzi partiti, esito che oggi appare il più probabile alla luce delle consultazioni delle prossime settimane.

L’emorragia di voti verso le forze alternative ed euroscettiche resta un dato di fatto, ma ai partiti che hanno governato la Germania alternandosi negli ultimi 70 anni è stato concesso un altro giro di “carne”. La coalizione che verrà formata da Merz è chiamata a un cambio di passo per non sprecarlo.

L’eredità ingombrante di Angela Merkel sulle elezioni

Solo quattro anni fa Angela Merkel si è dimessa dal ruolo di cancelliere, dopo aver dominato la scena politica ed economica europea per quattro legislature e aver cementato il ruolo della Germania come locomotiva economica e politica dell’Europa. Oggi la leadership tedesca sembra offuscata, e proprio il dibattito sull’eredità del modello Merkel è stato al centro della discussione elettorale. Nel 2024 la Germania è stata il fanalino di coda della crescita europea, con alcuni dei suoi comparti industriali storici che fanno sempre più fatica a reggere la sfida della globalizzazione.

Negli ultimi 20 anni la Germania ha costruito il proprio successo cavalcando l’onda della globalizzazione, acquistando gas a basso costo dalla Russia e vendendo le proprie auto in Cina e in Germania. Proponendo una politica improntata al monetarismo, Berlino ha sostenuto il valore dell’euro e creato un vantaggio competitivo rispetto ai Paesi con minore capacità fiscale nell’unione monetaria. Allo stesso tempo, il cambio più favorevole della moneta unica rispetto al vecchio marco ha favorito le sue esportazioni.

Oggi la Russia sta invadendo un Paese vicino e i prezzi del gas sono aumentati; la Cina affronta una crisi della domanda e acquista meno prodotti tedeschi; gli Stati Uniti minacciano tariffe sulle importazioni dall’UE di oltre il 25%; l’Europa (la cui Commissione è guidata per il secondo mandato consecutivo da un membro della CDU) è il fanalino di coda negli investimenti globali, con il rischio di aver perso il treno dell’innovazione.

I temi della campagna elettorale

Durante la campagna elettorale, molte scelte politiche di Merkel in coalizione con i socialdemocratici sono finite sotto accusa e, dalla parte dell’accusa, si è schierato anche il futuro cancelliere Merz. 

La politica energetica è un esempio lampante: il governo Merkel ha portato la Germania fuori dal nucleare, scelta che ha reso il Paese più dipendente da gas e carbone. Berlino si è affidata al gas russo a basso costo, che arrivava direttamente attraverso il gasdotto Nord Stream, e stava lavorando con la Russia all’apertura di Nord Stream 2. Dopo l’invasione dell’Ucraina, il progetto del nuovo gasdotto è stato accantonato e i prezzi energetici sono schizzati con un picco del +43% nell’ottobre 2022.

Un altro controverso caposaldo del periodo Merkel è il cosiddetto “freno al debito” (la “Schuldenbremse”). Il governo Merkel lo ha inserito in Costituzione, trasformando la scelta politica di mantenere disavanzi molto bassi in una regola fondamentale dello Stato. Ciò ha aiutato la Germania a mantenere un rapporto debito/PIL tra i più bassi tra i grandi Stati dell’UE. Ma, secondo i critici – tra cui questa volta ci sono anche socialdemocratici e Verdi – ciò ha portato a un minore investimento nelle infrastrutture, contribuendo alla perdita di competitività delle aziende tedesche e alla stagnazione.

Altre politiche simbolo dell’era Merkel finite sotto accusa riguardano l’accoglienza dei migranti, che ha alimentato tensioni sociali di cui l’estrema destra si è nutrita per crescere nei consensi, e le politiche di transizione energetica, che hanno messo in difficoltà l’industria dell’auto.

Il rilancio dell’economia

In una campagna elettorale che a tratti è sembrata una retrospettiva sull’eredità della cancelliera, Merz si è proposto di smantellare gran parte di quanto lasciato da Merkel e di riportare la CDU a destra. L’intero progetto politico di Merz è nato come reazione al “merkelismo”, e lo stesso si può dire dell’altro partito che ha ottenuto un importante successo elettorale (l’AfD). Il futuro cancelliere rappresenta l’ala più tradizionalmente conservatrice della CDU. In economia, il suo riferimento politico è Ronald Reagan. Il programma di Merz, infatti, non sembra distante da quello che ha portato i conservatori al potere negli Stati Uniti: tagli alle tasse, deregolamentazione e burocrazia più snella per rilanciare la crescita.

La nuova leadership sarà chiamata a un’opera di equilibrismo per restituire centralità alla Germania, dimostrando anche la capacità di fare i conti con la propria postura ideologica. Dovrà trovare un difficile bilanciamento tra la necessità di investire e la propensione al rigore fiscale, tra l’affinità politica conservatrice e il bisogno di affrancarsi dagli Stati Uniti, tra il pragmatismo centrista e le pulsioni di destra, tra l’interesse nazionale e il rilancio dell’UE.

La prima sfida sarà proprio il rilancio dell’economia. Le rigide regole fiscali autoimposte non facilitano il compito del governo. Dopo che la Corte costituzionale ha bocciato una manovra di bilancio nel 2024, il puzzle fiscale non è semplice: aumentare le tasse, tagliare la spesa o modificare le regole vigenti. Merz ha escluso nuove imposte e la CDU di Merz fa del controllo della spesa una delle sue filosofie chiave, ma l’SPD – come probabile partner di coalizione – potrebbe opporsi a politiche di austerità troppo accentuate. Un compromesso potrebbe emergere introducendo eccezioni per un “debito mirato”, consentendo per esempio un fondo speciale per l’esercito o per investimenti in ambito climatico.

La modernizzazione delle infrastrutture (strade, ferrovie, banda larga) sarà un’altra priorità. Anche il sostegno a settori chiave (come automotive e chimica) potrebbe rientrare nella lista della spesa. L’orientamento di Merz fa pensare che punterà su incentivi fiscali e sulla riduzione della burocrazia per stimolare gli investimenti. La sfida sarà farlo senza tagliare i servizi pubblici e senza alienare l’SPD, che probabilmente porrà il veto all’eliminazione delle politiche sociali introdotte nell’ultima legislatura.

Clima e transizione energetica

Anche se i Verdi dovessero restare fuori dal governo, gli obiettivi climatici non spariranno dall’agenda. Il problema sarà proseguire sulla strada della decarbonizzazione, ma è probabile che il nuovo esecutivo opti per un approccio meno invasivo, privilegiando incentivi di mercato per la tecnologia verde e l’innovazione, anziché divieti o norme vincolanti. Sarà però necessario garantire la sicurezza energetica, proseguendo con la realizzazione di terminal GNL, lo sviluppo di progetti sulle rinnovabili ed eventualmente mantenendo attive alcune centrali a carbone finché non si disporrà di sufficienti alternative.

Il ruolo europeo e globale della Germania

La nuova leadership avrà anche il difficile compito di rilanciare il progetto europeo, che secondo molti si trova di fronte a un rischio quasi esistenziale. Merz ha dichiarato che unire l’Europa sarà un obiettivo primario. Una prova immediata riguarda il mantenimento dell’unità dell’UE nel sostegno all’Ucraina e nelle sanzioni contro la Russia. La spinta di Trump per un rapido cessate il fuoco negoziato direttamente con Putin mette l’Europa in una posizione delicata. Merz ha criticato tale approccio, ma alle parole dovranno seguire i fatti. La Germania potrebbe dover intensificare il proprio ruolo di garante della sicurezza europea, con una possibile accelerazione del potenziamento della difesa tedesca già avviato da Scholz. Ci si aspetta che la coalizione a guida Merz investa nel riarmo, potenzialmente raggiungendo o superando l’obiettivo Nato del 2% del PIL, un’altra voce di spesa che mal si concilia con la postura rigorista sui conti.

A livello UE, il nuovo governo tedesco dovrà affrontare diverse questioni aperte, fra cui la riforma delle regole di bilancio (Patto di Stabilità e Crescita). La Germania è stata in genere cauta riguardo alla condivisione del debito in ambito comunitario, una posizione che probabilmente manterrà. Merkel approvò nel 2020 un fondo di ripresa comune dell’UE, ma il governo Merz potrebbe opporsi a rendere permanente questa forma di mutualizzazione del debito. Come in politica interna, anche a livello europeo l’esecutivo potrebbe prevedere alcune eccezioni: per esempio potenziare la cooperazione militare europea o coordinare le politiche industriali (chip, tecnologie verdi) per ridurre la dipendenza da Usa o Cina.

Un’altra sfida in agenda è il rilancio delle relazioni Usa-Germania. Merz, politicamente filoamericano, si trova tuttavia di fronte a un interlocutore ambiguo. Il prossimo cancelliere ha già dichiarato che la Germania non esiterà a dissentire da Washington, se necessario. Se Trump dovesse attuare i dazi promessi o imporre una linea più dura sulla Cina – partner commerciale cruciale per Berlino – il nuovo governo dovrebbe bilanciare la propria posizione con grande cautela, se intende conservare l’accesso ai mercati globali per le merci tedesche. L’affinità politica di Merz con i repubblicani statunitensi potrebbe comunque favorire un’intesa ed evitare i contrasti personali che caratterizzarono il rapporto fra Merkel e Trump.

La lista delle sfide è insomma piuttosto lunga, ma presenta anche importanti opportunità. Se il progetto politico di Merz dovesse rivelarsi inefficace, ciò aumenterebbe l’incertezza sulla direzione politica della Germania e sulla sua capacità di mantenere la leadership in Europa. L’uscita di scena di Merkel ha lasciato un vuoto di leadership nei consessi internazionali, che Scholz ha cercato di colmare con minore incisività. Merz dovrà costruirsi fin da subito uno standing internazionale in un contesto mondiale ricco di sfide, e lo spazio per gli indugi si fa sempre più ristretto.

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