Bitcoin supera i 20 milioni: il punto sul mercato crypto

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Come ogni mese, il nostro Senior Portfolio Manager e Head of Research Roberto Rossignoli fa il punto della situazione sul mercato delle criptovalute. Sotto i riflettori le performance di Bitcoin, che ha raggiunto i 20 milioni di unità minate, segnando un passaggio cruciale verso la sua massima scarsità programmata, e gli importanti sviluppi regolamentari e istituzionali.

Marzo è stato in gran parte guidato da dinamiche macro legate al conflitto in Medio Oriente. La guerra in Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno spinto il Brent verso i 116 dollari al barile, comprimendo l’appetito per il rischio su tutte le asset class.

Il 18 marzo la Federal Reserve – attraverso il FOMC (Federal Open Market Committee), l’organo responsabile delle decisioni sui tassi negli Stati Uniti – ha deciso di mantenere i tassi invariati tra il 3,5% e il 3,75%.

Tuttavia, il tono complessivo è risultato più restrittivo del previsto: i policymaker hanno rivisto al rialzo le stime di inflazione per il 2026 (al 2,7%) e il dot plot – che riflette le aspettative sui tassi dei singoli membri – continua a indicare un solo taglio entro fine anno.

Jerome Powell, Presidente della Federal Reserve, la banca centrale statunitense, ha descritto il contesto come caratterizzato da “elevata incertezza”, un segnale interpretato dai mercati come indicativo di tassi più alti più a lungo. In seguito all’annuncio, Bitcoin ha perso circa il 5%, mentre il Dollar Index è tornato sopra quota 100, esercitando ulteriore pressione sugli asset digitali. Si tratta dell’ottava riunione su nove del FOMC in cui Bitcoin ha registrato un calo nelle 24 ore successive.

Nel mese di marzo non si è osservata una chiara strategia difensiva vincente. L’indice S&P 500 ha perso circa il 4,5% rispetto ai livelli di inizio mese. L’oro, tra i migliori performer dell’anno, è sceso di quasi il 10% in due settimane, mentre lo shock energetico ha alimentato contemporaneamente timori sull’inflazione e sui tassi. Bitcoin ha registrato una flessione simile a quella dell’S&P 500; un dato che, considerando la sua storica volatilità, appare più come stabilità che come debolezza.

I mercati hanno trascorso il mese alla ricerca di rifugi imperfetti, e il comparto crypto ha tenuto meglio delle attese. Bitcoin ha chiuso marzo intorno ai 66.700 dollari, in calo di circa il 4% nel mese, dopo aver toccato brevemente i 76.000 a metà periodo. Ethereum si è mosso in un intervallo tra i 2.000 e i 2.300 dollari. La capitalizzazione complessiva del mercato si è attestata intorno ai 2,44 trilioni di dollari. I numeri principali non suggeriscono particolare ottimismo, ma sotto la superficie, queste settimane hanno portato alcuni degli sviluppi regolamentari e istituzionali più rilevanti mai osservati nel settore.

Il traguardo dei 20 milioni

Un altro dato interessante riguarda il fatto che il 10 marzo la rete Bitcoin ha raggiunto i 20 milioni di unità minate, lasciando solo 1 milione di BTC da produrre nei prossimi 114 anni. Il raggiungimento dei 20 milioni di Bitcoin (BTC) minati segna un passaggio cruciale verso la sua massima scarsità programmata.

Su un totale massimo di 21 milioni previsti, significa che oltre il 95% dell’offerta totale è già in circolazione. Ma considerando che tra 2,3 e 3,7 milioni di BTC sono probabilmente persi in modo permanente, l’offerta effettivamente circolante è molto più limitata di quanto suggeriscano i numeri ufficiali. Comunque, con solo 1 milione di BTC rimasti da estrarre nei prossimi 114 anni, Bitcoin consolida il suo status di bene rifugio digitale simile all’oro. Il tasso di inflazione di Bitcoin è ora inferiore allo 0,85%, meno della metà di quello dell’oro.

Fonte: Bloomberg

All’interno del mercato crypto, le performance sono state eterogenee e guidate da narrative specifiche. La dominance di Bitcoin si è mantenuta intorno al 58%, segnalando che il capitale è rimasto concentrato su Bitcoin e che non si è osservata una vera e propria “altseason” – una fase in cui le criptovalute alternative tendono a sovraperformare Bitcoin.

Ethereum ha sovraperformato Bitcoin nel mese di marzo, sostenuto anche dal lancio, il 12 marzo, dell’iShares Staked Ethereum Trust ETF (ETHB) da parte di BlackRock – il primo ETF crypto del più grande asset manager globale a integrare lo staking, un meccanismo che consente agli investitori di ottenere un rendimento mettendo a disposizione i propri asset per il funzionamento della rete.

Il fondo alloca tra il 70% e il 95% dei propri ETH in staking on-chain tramite Coinbase Prime, generando un rendimento che viene in parte distribuito agli investitori. Circa l’82% dei reward da staking – attualmente intorno al 3,1% annuo – viene distribuito su base mensile. Nei giorni successivi al lancio, ETH è salito di oltre il 20%, tornando sopra i 2.300 dollari, grazie all’attrattività di un rendimento “reale” in un contesto di tassi elevati. Gli ETF su Ethereum hanno registrato afflussi settimanali record per 160,8 milioni di dollari. Questo modello – asset proof-of-stake con rendimento integrato in un ETF regolamentato – è già stato esteso a Solana, Cardano e Polkadot, per cui sono state presentate richieste analoghe.

Fonte: Bloomberg

A rafforzare il momentum istituzionale, l’8 aprile Morgan Stanley ha lanciato il suo ETF spot su Bitcoin (MSBT) sul NYSE Arca – il primo prodotto di questo tipo emesso da una grande banca statunitense. Un ETF spot investe direttamente in Bitcoin, offrendo un’esposizione che replica da vicino il prezzo di mercato, senza ricorrere a strumenti derivati. Con una commissione annua dello 0,14%, risulta più conveniente dell’IBIT di BlackRock, diventando il prodotto spot su Bitcoin più economico attualmente disponibile. Il lancio è supportato da una rete di 16.000 consulenti, che gestiscono complessivamente oltre 6.200 miliardi di dollari di asset.

La svolta regolamentare

Il 17 marzo potrebbe rivelarsi una delle date più rilevanti per la regolamentazione crypto negli Stati Uniti, dai tempi dell’approvazione degli ETF spot su Bitcoin. Mentre l’attenzione globale era concentrata sul Medio Oriente, la SEC (Securities and Exchange Commission), principale autorità di vigilanza sui mercati finanziari, e la CFTC (Commodity Futures Trading Commission), che supervisiona i mercati delle commodity e dei derivati, hanno pubblicato congiuntamente un documento interpretativo di 68 pagine.

Il documento classifica 16 criptovalute – tra cui Bitcoin, Ethereum, Solana, XRP, Cardano, Dogecoin e Chainlink – come commodity digitali, e non come strumenti finanziari. Viene inoltre introdotta una tassonomia in cinque categorie e viene chiarito che attività come staking, mining e airdrop non costituiscono operazioni su strumenti finanziari. Dopo anni di incertezza normativa, il quadro si è chiarito in modo significativo. Il presidente della SEC, Atkins, ha dichiarato che l’agenzia non intende più essere percepita come la “commissione di tutto ciò che è security”, mentre il presidente della CFTC, Selig, ha invitato esplicitamente gli operatori a sviluppare negli Stati Uniti.

Tre giorni dopo, un accordo bipartisan al Senato ha rimosso l’ultimo ostacolo al CLARITY Act – relativo al rendimento delle stablecoin – aprendo la strada a una normativa completa sulla struttura dei mercati crypto, con una probabilità del 72% di approvazione nel 2026 secondo i mercati predittivi.

Gli ETF su Bitcoin hanno registrato afflussi netti per 2,5 miliardi di dollari a marzo, invertendo quattro mesi consecutivi di deflussi per circa 6,4 miliardi. Oltre 90 richieste di ETF sono attualmente in attesa, e la nuova classificazione come commodity ha rimosso uno dei principali ostacoli regolamentari. Il quadro normativo è oggi, senza esagerazioni, il più favorevole mai osservato per il settore – eppure Bitcoin ha comunque chiuso il mese in calo del 4%, a dimostrazione di come nel breve periodo le dinamiche macro possano prevalere sui fondamentali.

Flussi

Gli sviluppi regolamentari e di mercato di marzo hanno guidato i flussi. Pur restando lontani dai picchi precedenti, i prodotti quotati negli Stati Uniti hanno registrato una ripresa significativa degli afflussi, concentrati soprattutto su Bitcoin. Sul fronte Ethereum, il nuovo ETF ETHB di BlackRock ha assorbito la maggior parte dei flussi netti, suggerendo che l’elemento attrattivo principale sia stato il rendimento da staking, più che una riallocazione ampia verso ETH.

Fonte: Moneyfarm

Nel primo trimestre del 2026 si è osservata anche una divergenza significativa tra ETF su oro e Bitcoin. I flussi verso gli ETF sull’oro, pari a circa 60 miliardi di dollari a gennaio, sono crollati fino a diventare negativi a marzo. Questo calo è stato paradossalmente legato allo shock energetico in Iran, che ha alimentato inflazione e timori sui tassi, penalizzando i metalli preziosi.

Gli ETF su Bitcoin, invece, dopo forti deflussi a febbraio (circa 8 miliardi), hanno invertito la tendenza a marzo, tornando in territorio positivo, in concomitanza con la nuova classificazione come commodity e con un successivo periodo di afflussi sostenuti.

Fonte: Moneyfarm

Guardando avanti

Marzo ha rappresentato un mese di forte slancio per il mercato crypto. Tra gli sviluppi principali: la classificazione di 16 token come commodity, il lancio del primo ETF su ETH con staking da parte di BlackRock e del primo ETF su Bitcoin emesso da una banca (Morgan Stanley), il raggiungimento dei 20 milioni di Bitcoin minati, i progressi legislativi e un allentamento delle tensioni geopolitiche.

È ancora presto per dichiarare conclusa la fase di turbolenza, ma l’auspicio è che un cessate il fuoco duraturo consenta ai mercati di riconoscere e riflettere quello che, silenziosamente, è diventato il contesto fondamentale più solido mai osservato per il settore crypto. Questo processo di riallineamento sarà determinante per la prossima fase.

Investire in criptovalute comporta un livello di rischio elevato. Non dovresti investire se non sei disposto a perdere l’intero capitale investito. Il valore del tuo portafoglio Moneyfarm può diminuire così come aumentare e potresti ricevere un importo inferiore rispetto a quanto investito. Potresti non essere tutelato in caso di eventi avversi. Le performance passate non sono indicative di risultati futuri. Le opinioni espresse non costituiscono una raccomandazione, consulenza o previsione. Se non sei sicuro che investire sia adatto a te, ti invitiamo a rivolgerti a un consulente finanziario indipendente.

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