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Biden boom: siamo alla vigilia di una nuova era di crescita economica?

Dopo i primi 100 giorni in carica, Joe Biden si è trovato a gestire un’inversione di tendenza economica così drastica che neanche gli analisti più ottimisti avrebbero potuto prevedere. A poco più di un anno da quando il mondo ha sentito parlare per la prima volta di Covid 19, i dati sulla crescita economica degli Stati Uniti stanno entusiasmando investitori e commentatori a tal punto da far parlare di nuovo boom e dell’inizio di una nuova era all’insegna dell’espansione economica.

In questo contesto di ottimismo ha preso forma il piano di investimento da 2 trilioni di dollari di Biden. Completando il già ampio American Rescue Plan varato negli scorsi mesi, il nuovo decreto include tra le altre cose un piano di investimenti per ammodernare un sistema di infrastrutture che ha un disperato bisogno di modernizzazione, nonché un consapevole spostamento verso l’energia verde. È probabile che centinaia di miliardi saranno assegnati ad aree come i trasporti, industria ed edilizia abitativa, nel più grande pacchetto economico mai approvato da Washington.

È imminente un “boom di Biden”?

Il pacchetto è stato annunciato come un potenziale balzo in avanti per un’economia rinomata per la sua capacità di innovare e per la resilienza, confermate dai risultati straordinari che arrivano da praticamente tutti i settori dell’economia a stelle e strisce (la sorpresa economica sull’ultima stagione degli utili ha superato il 20%). Se il Covid-19 ha costretto le aziende a ibernarsi, il grizzly sembra pronto a riemergere dal letargo per mettersi a caccia di nuove opportunità nell’economia globale. Non a caso siamo in piena primavera.

La prospettiva della ripresa è stata per mesi la luce in fondo al tunnel che ha animato i mercati, un’opportunità per immaginare un’uscita positiva dall’emergenza. Il piano infrastrutturale di Washington aiuta a collocare questa opportunità nella realtà, fornendo alcuni dettagli necessari per chiarire il quadro e garantendo una prospettiva di ottimismo che vada oltre la mera speranza di sopravvivere.

C’è un precedente storico che solletica la fantasia dei più ottimisti: negli anni ’60 l’amministrazione Kennedy approvò un ampio piano di tagli fiscali, che portarono a oltre 100 mesi di espansione economica nel decennio successivo. I salari statunitensi aumentarono di un terzo in quella decade, e anche le entrate fiscali del governo crebbero vertiginosamente. Difficile fare un paragone, ma è comunemente accettato che le decisioni politiche ebbero un ruolo chiave nel far partire quella fase di espansione e, la spinta pubblica verso la crescita economica non è mai stata forte come negli ultimi mesi.

Germogli verdi

Senza proiettarci troppo nel futuro, i segnali di ripresa economica nel 2021 possono essere trovati sia nei primi dati, sia nelle proiezioni degli economisti.

Negli Usa, le previsioni di crescita economica reale per il primo trimestre si attestano intorno al 7% o all’8%, sulla base di dati parziali. È significativo che la maggior parte degli economisti si aspetti che la tendenza continui almeno per il resto dell’anno solare. I dati del FMI suggeriscono una previsione media di crescita del 6,4% nei quattro trimestri del 2021. Se le proiezioni sono accurate, quest’anno rappresenterà il migliore per la crescita dal 1984, anch’esso preceduto da una profonda recessione.

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L’enorme afflusso dei dollari stampati dalla Fed e distribuiti dalla Casa Bianca ha aiutato le famiglie a risparmiare moltissimo durante il lockdown. Il tasso medio di risparmio del reddito disponibile negli Stati Uniti prima della pandemia era del 7,5%. Nel 2020, questa cifra è balzata al 16,3%, circa 1,4 trilioni di dollari di risparmi extra. Questo denaro dovrà trovare una collocazione una volta che l’economia si sarà completamente aperta e la fiducia sarà riacquisita.

Retorica fiduciosa della Fed

Certo i rischi non mancano. È importante sottolineare che il virus potrebbe ancora avere delle recrudescenze se i vaccini iniziassero a dimostrarsi inefficaci contro le varianti del Covid-19. In particolare, ci sono preoccupazioni che l’espansione monetaria possa far crescere l’inflazione, mentre l’aumento del debito pubblico potrebbe causare grattacapi nel medio termine.

I giganteschi piani di transizione ambientale hanno spinto al rialzo il prezzo di alcune materie prime (come il rame e i metalli industriali). La pandemia continua a creare problemi sulle catene di approvvigionamento globale, con l’India – un importante esportatore di materie prime – ora in prima linea. Prodotti specifici come i semiconduttori sono molto richiesti, ma l’offerta fa fatica a tenere il passo della domanda. Questi sono tutti fattori che rafforzano la narrativa di coloro che pensano che la Fed farà fatica a mantenere il suo impegno di non aumentare i tassi prima del 2023 – uno dei critici più duri della Banca Centrale è stato l’ex Segretario del Tesoro Larry Summers.

Come gestori, tendiamo ad avere fiducia nella Fed. Alcuni analisti temono che la riapertura di un’economia già surriscaldata possa portare a un balzo incontrollato dell’inflazione, ma la banca centrale ritiene che qualsiasi accelerazione dei prezzi sarebbe solo temporanea.

Il presidente Jerome Powell si è affrettato a respingere qualsiasi suggerimento che ora sia il momento di pensare a ridurre gli acquisti di asset da parte della Fed. Trovare un equilibrio tra l’ancoraggio dell’inflazione e il raggiungimento della massima occupazione sarà la principale preoccupazione della banca centrale nel breve termine. Bisogna ricordare che, da un punto di vista dell’occupazione, c’è ancora molta strada per tornare ai livelli di occupazione pre-pandemici – anche se abbiamo fatto molta strada dal picco – con circa il 5% di disoccupati.

Proprio questa settimana, Biden si è rivolto al Congresso per la prima volta dopo aver raggiunto i 100 giorni in carica. Prospettando ulteriori misure (circa 1.8 trilioni) a favore delle classi lavoratrici, il suo tono ottimista si accorda con quello di un mercato incredibilmente resiliente. Il piano mira a creare posti di lavoro ed espandere notevolmente le politiche di sicurezza sociale, il tutto modernizzando le infrastrutture del paese – “L’America è di nuovo in movimento”, ha detto Biden. Il futuro resta incerto ma ottimista, chi l’avrebbe mai detto solo un anno fa?

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