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Le banche centrali parlano, le borse festeggiano

Questa settimana Mario Draghi ha ribadito la sua posizione: la Bce è pronta a intervenire con tutti gli strumenti a sua disposizione se l’inflazione resterà al di sotto degli obiettivi, come è ormai quasi certo. La Banca Centrale Europea ha espresso la sua linea al di fuori dei consessi istituzionali, come già capitato in passato. A Sintra è andato tutto come da copione. Il Governatore, a pochi mesi dalla fine del suo mandato, ha prospettato l’inizio di una nuova fase espansiva della politica monetaria di fronte a evidenti sintomi di peggioramento del quadro economico. Anche Weidmann, numero uno della Bundesbank e favorito alla successione di Draghi – paladino della moderazione tedesca -, non ha fatto mancare il suo appoggio esplicito verso la posizione del Governatore.

La Fed, pur non intervenendo direttamente sui tassi, ha lasciato intendere tra le righe che è pronta a intervenire nei prossimi mesi, in linea con le previsioni degli operatori. Ricordiamo come le aspettative riguardo la politica monetaria della Fed si siano invertite nell’arco di pochi mesi, riflettendo uno stato d’animo più pessimista rispetto all’economia. Proprio in questa settimana l’indice PMI, che misura la fiducia degli addetti agli acquisti delle aziende, ha toccato un nuovo punto di minima a 50.1.

Sarebbe suggestivo cercare una spiegazione tutta politica. Da una parte la Bce, prossima a cambiare la propria guida, si prende la scena mentre i leader europei sembrano ancora lontani dal trovare la quadra per risanare le fratture emerse dalle elezioni. La Fed deve fare i conti con la volontà della Casa Bianca di vedere attuata una politica monetaria accomodante. La storia è in realtà più semplice di quanto si possa pensare: le banche centrali hanno semplicemente fatto il proprio lavoro, rispondendo alle aspettative di inflazione ridotta.

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Forse più sorprendente è stata la reazione dei mercati. I listini europei hanno festeggiato, nonostante le decisioni delle banche centrali fossero di gran lunga in linea con le attese. Probabilmente le ragioni di questo rally inaspettato sono da cercarsi nella peculiarità dell’equilibrio che si è venuto a creare. In Europa Draghi, seguendo uno schema simile a quello adottato esattamente un anno fa, ha sapientemente preparato il campo per una sorpresa durante l’ultima riunione del Consiglio Direttivo, moderando le aspettative per poi andare più decisamente verso un percorso espansivo.

Anche la Fed ha giocato su più tavoli: l’economia sta peggiorando ma non sta andando a rotoli, l’istituto ha protetto la sua indipendenza dimostrandosi fermo nei confronti delle richieste del Presidente, ma allo stesso tempo ha assicurato che coprirà le spalle a Trump, impegnato in spericolate manovre di politica internazionale. Si tratta di una notizia positiva? Il rally azionario è un bene per gli investitori, ma è presto per dire che abbia fiato per correre ancora. Sicuramente la prospettiva di una politica monetaria attenta nei prossimi anni è di per sé una rassicurazione.

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