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Andamento dei titoli tecnologici, 5 riflessioni

Siamo nel mezzo delle earning season negli Usa e l’attenzione l’hanno conquistata ancora i titoli dal settore tech. Ancora una volta ci troviamo di fronte a numeri eccessivi come eccessiva è la valutazione delle cinque compagnie che dominano il settore tecnologico americano (Apple, Amazon, Alphabet, Facebook, Google) oltre 4000 miliardi di dollari, circa il 17% dell’intero valore dell’S&P 500, l’indice che raccoglie le principali società Usa quotate.  Questa volta però la sorte che ha colpito i giganti del Tech non avrebbe potuto essere più diversa: Apple è diventata la prima azienda a superare il marchio dei mille miliardi di dollari di capitalizzazione (scopri quale azienda ha avuto la più grande capitalizzazione della storia), mentre il valore di un azione Facebook e sceso dai 217 ai 170 dollari ad azione deludendo le aspettative (e con l’azienda stessa che ha annunciato di aspettarsi “un livello di crescita più lento”). Vista la rilevanza che questo settore ha nel determinare i movimenti dell’azionario in generale vale la pena spendere un paio di considerazioni, anzi 5.  Nel corso dell’ultimo anno la lente di ingrandimento dell’opinione pubblica e dei regolatori si è concentrata su queste aziende e sulle contraddizioni del loro modello di business.

 

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  • Sembra ovvio, ma è difficile continuare a crescere velocemente per sempre – prima o poi anche i campioni della crescita devono arrendersi alla legge dei grandi numeri. Non sembra questo però il caso di Facebook: stiamo parlando sempre di un’azienda che ha aumentato i suoi utili del 30% anno su anno fatturando 13 miliardi di Dollari a trimestre.
  • Il primo punto è strettamente legato al secondo: le aspettative contano. Se cresci del 30% quando il mercato si aspetta il 40% il risultato può essere piuttosto negativo per gli investitori. Questo è ancora più vero nel caso un’azione abbia delle valutazioni piuttosto elevata, almeno secondo gli indicatori tradizionali. Per semplificare, si potrebbe argomentare che il valore di un titolo dipende dalla capacità di un business di fare profitti e dalla velocità con cui questi profitti possono crescere. Ma di solito la crescita si inverte più velocemente della profittabilità, un buon business può continuare a generare utili più a lungo di quanto possa continuare a crescere velocemente. In definitiva può essere molto doloroso quando le aspettative su un business cambiano, specialmente quando ci sono segni di minore crescita.
  • Minore crescita non vuol dire la fine di un’azione o di un business. Apple ha vissuto una situazione simile (seppur meno drammatica) con le vendite dell’iPhone, passando dai numeri stellari nei primi anni a i numeri più normali di oggi. La crescita delle spedizioni di Iphone è stata solo dell’1% in questo trimestre anno su anno.
  • Il management di un’azienda è in grado di condizionare le aspettative: nonostante gli utili pubblicati da Facebook abbiano deluso, la reazione del prezzo dell’azione sembra più riflettere i commenti da parte del quartier generale del social network (che ha parlato di crescita più lenta e di maggiori spese) piuttosto che dai risultati in sé. Si parla molto di “visibilità” nella determinazione della performance di un business, ma in molti casi il concetto stesso di visibilità è sovrastimato. Il management dell’azienda ha informazioni migliori e più puntuali rispetto al mercato riguardo le prospettive di essa. Questo non vuol dire che Facebook ha volutamente pianificato un calo così netto nel valore dell’azione, ma non mi stupirei a sentire nei prossimi mesi che Facebook ha fatto meglio rispetto alle aspettative che sono state stabilite in questo trimestre.
  • Infine vale la pena spendere una parola sulle valutazioni. Quelle del settore Tech dipingono un quadro molto interessante. La tabella di sotto mostra i rapporti Forward Price/Earnings e Forward Price/Cashflow per alcune tra le principali aziende tecnologiche americane. Non si tratta di un indicatore del tutto esaustivo, ma si possono notare delle particolarità (alcune delle quali abbiamo già accennato prima). Primo, il mercato non pensa che Apple abbia tantissime prospettive di crescita (solo IBM ha un P/E più basso), se assumiamo, semplificando, che maggiori P/E implicano maggiori aspettative di crescita. Amazon ha chiaramente delle aspettative di crescita molto forti implicite nel suo prezzo, il che è abbastanza impressionante per un’azienda valutata oltre 870 miliardi. Anche Microsoft vanta un piccolo premio di valutazione rispetto Apple e uno più piccolo rispetto a Facebook. E infine c’è Facebook, il cui valore sembra essere un po’ economico per un business che cresce il 30% anno su anno ma di certo non sembrano i numeri di un business che sta arrivando alla fine della propria corsa.

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