Il recepimento della normativa MiFID II in Italia – Parte II

Un'indagine della School of Management del Politecnico di Milano patrocinata da Moneyfarm

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Nel primo anno dell’applicazione di MiFID II (il 2019) abbiamo patrocinato l’indagine della School of Management del Politecnico di Milano sull’adeguamento dell’industria italiana del risparmio a questa importante normativa europea a tutela dei risparmiatori, per quanto concerne la comunicazione dei costi e degli oneri associati al servizio d’investimento e agli strumenti finanziari raccomandati o offerti. Questa seconda parte del lavoro di ricerca è un’analisi delle informative ex post inviate dai più importanti intermediari finanziari operanti in Italia ai propri clienti relativamente ai costi sostenuti per investire nel corso del 2018. Obiettivo dell’analisi era valere come punto di riferimento per tutta l’industria italiana, incoraggiando comportamenti virtuosi, di trasparenza e indipendenza.

Ecco elencate qui sotto le evidenze più interessanti che erano emerse dall’indagine.

  • Nessun intermediario ha seguito tutte le raccomandazioni (best practices) dell’Autorità di Vigilanza europea (ESMA) e delle associazioni di categoria: molti rendiconti risultano ancora poco chiari e leggibili.
  • Solo il 28% dei documenti riporta informazioni focalizzate esclusivamente sui costi in modo sintetico, come raccomandato dalla Normativa; nel 72% dei casi le informazioni sono contenute in rendiconti decisamente più lunghi (fino quasi a 40 pagine), che prima di affrontare il nocciolo della questione introducono altri argomenti anche di tipo pubblicitario. Il 28% dei documenti rimane entro le 5 pagine, il 39% si posiziona nella fascia fra 10 e 30 pagine, mentre il 17% contiene più di 30 pagine. Il valore medio è pari a 14,6 pagine.
  • Nessuno intermediario si è distinto per tempestività nella pubblicazione, nonostante le indicazioni dell’Autorità di Vigilanza europea (ESMA) fossero quelle di provvedere “il prima possibile”. 2 report sono stati inviati a maggio 2019, 2 a giugno, 11 (la maggioranza assoluta) a luglio, 2 in agosto e 1 addirittura a settembre.
  • Solo il 44% dei rendiconti contiene la parola “costi” o “oneri” nell’intestazione: questo significa che oltre la metà degli intermediari, inviando il rendiconto ai propri clienti, ha preferito non chiamarlo con il proprio nome.
  • ll 94% degli intermediari finanziari utilizza termini di non immediata comprensione (come “inducements” o “incentivi”) per comunicare i “Pagamenti ricevuti da terze parti” per gli strumenti finanziari che raccomanda o offre ai proprio clienti.

Rendi(ti)conto

Per aiutare gli investitori a leggere questi documenti (sia il rendiconto ex post che l’informativa ex ante analizzata nella prima parte di questo lavoro di ricerca), mettiamo anche quest’anno a disposizione degli investitori i nostri consulenti. Grazie all’iniziativa Rendi(ti)conto ti basterà prendere appuntamento per ricevere, gratuitamente e senza impegno, un aiuto a capire meglio il rendiconto che dovresti aver ricevuto dal tuo intermediario e, in generale, quanto stai spendendo per investire.

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