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Il social lending sta rivoluzionando il mercato dei prestiti

Si parla spesso di quanto sia difficile l’accesso al credito presso gli istituti bancari, sia da parte dei privati che da parte delle imprese. Internet, e una sempre più attenta regolamentazione della materia da parte dei governi locali, sta rappresentando una alternativa sempre più efficace a questo immobilismo grazie alle piattaforme che offrono il servizio di social lending, ovvero che mettono in contatto domanda (chi ha necessità di un prestito) e offerta (privati, e non solo, che hanno un capitale disponibile e che sono disposti a investirlo in un prestito remunerato). Rispetto alle banche, che hanno evidentemente costi fissi importanti, queste piattaforme fanno pagare tassi bassi ai creditori e offrono rendimenti più elevati agli investitori oltre a garantire una velocità di approvazione del prestito che, grazie alla tecnologia, si riduce a pochi minuti rispetto ai giorni (settimane!) del mercato tradizionale.

La nascita del social lending (o, P2P lending) risale al 2005 in Gran Bretagna grazie a Zopa (800 milioni di dollari erogati fino a oggi) e si è velocemente sviluppato soprattutto grazie agli effetti della crisi del 2008 e il successivo credit crunch.

Oggi, se si guarda al mercato mondiale, le nazioni che guidano l’adozione dei prestiti Peer-to-Peer sono il Regno Unito, l’UE e gli Stati Uniti.

P2P lending marketIl gruppo di ricerca che fa capo a Business Insider ha pubblicato recentemente un rapporto sul mercato globale dei prestiti e ha rivelato che, mentre gli Stati Uniti sono il più grande mercato del mondo per volume totale di prestiti P2P erogati, il Regno Unito, favorito da un quadro normativo che ha saputo anticipare questo trend e da una diffusa scarsa fiducia nelle banche tradizionali, rappresenta il primo mercato in termini pro capite con un valore del 72% più grande rispetto agli USA.

Quando invece si parla di mercato più in crescita, è l’Europa a fare da capofila con una crescita nel 2014 del 144% anno su anno (per un mercato che vale circa 3,5 Miliardi di euro).

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Un esempio per tutti è il mercato francese dei prestiti P2P alle PMI cresciuto del 4.000% nell’ultimo anno (10 milioni di euro).

Il mercato statunitense vale 6,6 Miliardi di dollari (6 Miliardi di euro) e cresce anch’esso a tassi a tre cifre (+128% nel 2014) ed è questo un trend comune a tutti i paesi sviluppati mentre i paesi in via di sviluppo, vuoi per ragioni culturali che prettamente tecniche, dovute alla carenza di infrastrutture (il famoso digital divide), sono ancora indietro nell’adozione del social lending.

Le stime di crescita per il 2015 sono ancora impressionanti per un mercato Mondiale che dovrebbe registrare un risultato di 34 Miliardi di dollari a fine anno… un mercato che sta anche cominciando ad attrarre gli investitori con Google che ha già fatto un passo importante acquisendo per 125 Milioni di dollari una quota di Lending Club.

Uno dei motivi che sta portando alla ribalta i servizi di social lending è la loro capacità di agire da intermediari e collaborare con i finanziatori, tra le cui fila non ci sono solo privati ma sempre più spesso anche banche tradizionali. Così, se in origine il social lending era visto come alternativa per i mutuatari che non riuscivano a soddisfare la necessità di credito presso una banca tradizionale, oggi i principal player del mercato del social lending stringono accordi con le stesse banche per ottenere denaro circolante da redistribuire agli imprenditori e alle famiglie. Il risultato finale è che oggi il 70% dei prestiti erogati da operatori targati USA come Lending Club o Prosper vengono comprati da Grandi Investitori.

In Italia il fenomeno non è ancora scoppiato (il volume dei prestiti erogati nel 2014 si aggira attorno ai 20 Milioni di euro) ed è praticamente sconosciuto dalle imprese con una offerta che si concretizza principalmente sui privati grazie all’attività di Prestiamoci e Smartika, uniche due società autorizzate da Banca d’Italia al prestito tra privati (ma altre sono in fase di approvazione).

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