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Snapchat è il futuro della consulenza finanziaria?

I social media hanno cambiato il modo in cui le persone interagiscono tra loro così come la modalità di fruizione delle informazioni. Il prossimo passaggio sarà influenzare la gestione del risparmio?

Una recente news pubblicata da Reuters ha scosso il, tradizionalmente ingessato, mondo della finanza con l’annuncio che Snapchat, il social media per smartphone e tablet di messaggistica istantanea la cui caratteristica principale è l’autoeliminazione dei messaggi, starebbe studiando (il condizionale è d’obbligo visto che nessuna conferma o smentita è arrivata della società) un servizio dedicato alla gestione dei risparmi per i suoi sempre più numerosi utenti.

Nel dettaglio, Snapchat vorrebbe implementare un servizio di robo-advisory che permetta di costruire in maniera automatizzata dei portafogli d’investimenti di ETF gestiti tramite un algoritmo.

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Fondata nel 2011, Snapchat ha registrato fin da subito una crescita clamorosa riuscendo a fare presa sopratutto sul segmento dei giovanissimi (tra i 13 e i 25 anni). Ed è proprio questo livello di penetrazione su un target, quello giovane, che ancora resta un taboo per chi fornisce consulenza finanziaria (sia attraverso canali tradizionali che digitali) a rendere interessante la notizia.

Se Snapchat, che ha già fatto un primo passo nel fintech nel 2014 con il lancio di Snapcash, sistema realizzato in collaborazione con Square e che offre ai propri utenti la possibilità di effettuare pagamenti o trasferimenti di denaro, dovesse realmente fare il salto nella robo-advisory, partirebbe con un vantaggio competitivo enorme potendo attingere a un bacino di utenti che sfiora i 100 milioni di attivi al giorno. L’eventuale integrazione tra la consulenza finanziaria e Snapcash, con la possibilità di alimentare il proprio portafoglio di investimento con microincrementi legati a ogni transazione registrata sulla falsariga di quanto già proposto da Acorns, potrebbe rappresentare un’altra interessante novità oltre che un vantaggio competitivo per l’applicazione.

Quel che è certo è che l’offerta di servizi collaterali sembra ormai rappresentare il nuovo trend per i Social Media che, aldilà del caso Facebook, ancora faticano a monetizzare la grande (in certi casi grandissima) audience che attraggono. Un approccio questo che eviterebbe anche il rischio di disturbare i propri utenti con troppi messaggi pubblicitari e, grazie alla diversificazione, fidelizzerebbe ancora di più l’utenza.

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