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Servizi di Pagamento e disruptive innovation

Fintech

In Italia, il ricorso a strumenti di pagamento diversi dal contante è qualcosa la cui diffusione risulta essere ancora limitata pur avendo registrato, il loro volume, un trend crescente negli ultimi anni.

L’Associazione Italiana Istituti di Pagamento e di Moneta Elettronica, ha pubblicato on line il dato relativo alla percentuale di consumatori che nel corso del 2015 ha fatto acquisti direttamente online, ricorrendo quindi ad una modalità di pagamento di tipo “elettronico”.

La percentuale in questione è pari al 26%. Esattamente la metà rispetto a quella che fanno registrare (53%) gli altri paesi europei, nei quali un consumatore su due procede ad effettuare acquisti on line. Questo dato colloca l’Italia al quartultimo posto nella specifica classifica curata da Eurostat, chiusa dalla Romania (11%) che ne rappresenta il fanalino di coda. Secondo questa indagine, circa il 25% dei consumatori non considera la possibilità di acquistare via web proprio perché è scettico nei confronti dei livelli di sicurezza che uno strumento di pagamento elettronico può garantirgli.

Ma se al basso livello di confidenza degli Italiani con gli acquisti on line si giunge anche a causa dell’ulteriore diffidenza riscontrata nell’impossibilità di verificare personalmente l’oggetto che si vorrebbe acquistare, quindi l’intangibilità dello stesso, ciò non incide sul ridotto ricorso agli strumenti di pagamento, che più in generale si riscontra anche in caso di acquisti effettuati direttamente presso gli esercizi commerciali.

Strumenti pagamento

In questo secondo caso, oltre un certo “retaggio culturale” che fa prediligere l’utilizzo del contante, oltre la menzionata diffidenza verso lo standard di sicurezza di bancomat, carte di credito e carte prepagate, forse la difficoltà fino è stata anche legata ai costi di transazione che hanno limitato alcuni esercizi commerciali nel dotarsi dei lettori necessari a garantire il servizio di pagamento alla propria clientela.

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Da notare come uno studio del 2012 a cura della Banca d’Italia abbia messo in evidenza che se si considera il costo sociale (cioè il costo globale di offerta/utilizzo sostenuto da tutti i soggetti coinvolti in una operazione di pagamento elettronico), si può stilare una particolare classifica, per cui, diversamente da come si potrebbe immaginare, il contante non risulta lo strumento meno oneroso se si tiene conto, nell’analisi, dell’importo medio dell’operazione. In questo caso il contante lascia il posto, invece, al bancomat come strumento meno oneroso.

Tuttavia, anche alla luce delle recenti modifiche apportate dalle legge di stabilità, volte a favorire in particolare la diffusione dei micro-pagamenti, il settore potrebbe rapidamente essere investito da una certa crescita e da una ventata di forte innovazione.

Certamente, lo sviluppo del canale elettronico dei pagamenti, tenendo in considerazione anche il segmento del cosiddetto m-payments (pagamento attraverso smartphone e tablet) rappresenta, infatti, un’ottima opportunità di business per gli operatori del settore, siano essi di tipo bancario oppure no (es. Istituti di Pagamento e Istituti di Moneta Elettronica).

In particolare per alcuni players può rappresentare una fonte di diversificazione del business, una nuova fonte di ricavi.

Soprattutto per quel che riguarda gli operatori più tradizionali, però, è necessario sottolineare che questo particolare segmento di mercato sta divenendo appetibile sempre di più per le start up fintech che modificheranno gli attuali modelli di business e potranno diventare i principali motori di una disruptive innovation nel settore.

Si tratta, quindi, di un settore al quale guardare con estremo interesse, per le opportunità di sviluppo che certamente riuscirà ad offrire negli anni ad investitori, professionisti ma anche agli stessi clienti, nella misura in cui le nuove tecnologie utilizzate dalle start up fintech riusciranno a creare una efficienza maggiore ed una conseguente riduzione di costi di transazione.

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